Londra, 2 febbraio 2026 – Lo scorso agosto, a poche miglia dalle Needles, un incidente mortale in mare ha scosso la comunità velica e riacceso il dibattito sulla sicurezza delle attrezzature elettriche a bordo. A perdere la vita è stato un velista neozelandese di 74 anni, rimasto intrappolato in un winch elettrico mentre navigava sulla sua barca, la Mollie, diretta a Poole. Il rapporto dell’MAIB (Marine Accident Investigation Branch), pubblicato da poco, ricostruisce una dinamica veloce e drammatica: un malfunzionamento intermittente al comando del winch ha fatto partire il motore proprio quando il comandante stava togliendo una cima. Senza un interruttore d’emergenza a portata di mano, i compagni non sono riusciti a intervenire in tempo.
Winch elettrici: comodi ma pericolosi
La Mollie, una barca in acciaio di 17 metri, ha attraversato l’Oceano dalla Nuova Zelanda fino all’Europa. Questo incidente mette sotto i riflettori la crescente diffusione dei winch elettrici sulle imbarcazioni da diporto, anche quelle di media grandezza. Questi strumenti hanno reso la vela più accessibile a chi non ha la forza o l’agilità per lavorare con i winch manuali. Ma, come avvertono gli esperti, il pericolo è spesso sottovalutato perché “a prima vista sembrano uguali ai winch manuali, e così si tende a non pensarci troppo”, spiega Nikki Henderson, skipper e istruttrice britannica.
Nel caso della Mollie, il winch funzionava a 24 volt ed era già noto per problemi al comando. Quando il comandante ha cercato di liberare una cima inutilizzata, è stato risucchiato violentemente dal tamburo. Il rapporto è chiaro: “Non c’era modo di fermare subito il motore”. E il tempo per reagire è stato troppo poco.
Formazione insufficiente, rischi reali
La tecnologia dei winch elettrici ha superato le conoscenze tradizionali. Molti velisti, soprattutto i più giovani, non si rendono conto delle differenze nell’uso rispetto ai winch manuali. “Ho visto allievi con anni di esperienza sui manuali fare errori pericolosi appena passati all’elettrico”, racconta Henderson. La differenza sta tutta nella forza: la macchina agisce subito, senza lasciare spazio agli errori. “Un errore che con il manuale si può correggere, con l’elettrico diventa spesso fatale in pochi secondi”.
L’incidente della Mollie lo conferma: la vittima non stava nemmeno azionando il winch, ma solo togliendo una cima. Un gesto semplice, che però è diventato fatale a causa di una serie di circostanze, tra cui la mancanza di un interruttore d’emergenza vicino.
Misure urgenti per evitare altre tragedie
Dal rapporto emergono alcune indicazioni pratiche per migliorare la sicurezza. Prima di tutto, è fondamentale segnalare chiaramente i winch elettrici con etichette fosforescenti o avvisi visivi, così da ricordare il rischio. Poi, i produttori dovrebbero installare interruttori d’emergenza facili da raggiungere, magari azionabili con il ginocchio o l’anca, per chi ha le mani impegnate.
Anche la manutenzione è fondamentale. “Pulsanti e comandi vanno controllati regolarmente, seguendo le istruzioni del costruttore”, sottolinea Henderson. E poi c’è la formazione: già nei corsi base si dovrebbe insegnare come usare i winch elettrici in sicurezza, evitando abiti larghi, tenendo legati i capelli lunghi e ricordando che il vero pericolo non è solo nella cima, ma nel tamburo.
Una cultura della sicurezza ancora in ritardo
L’incidente sulla Mollie ha lasciato un segno profondo tra i velisti, in Gran Bretagna e non solo. “Può succedere a chiunque, anche ai più esperti”, ammette Henderson. La tecnologia è avanzata più in fretta di regole e formazione. Oggi i winch elettrici sono ovunque, ma la cultura della sicurezza fatica a tenere il passo.
Non si vuole mettere sotto accusa l’innovazione — anzi, molti riconoscono che questi strumenti hanno aperto la vela a tanti nuovi appassionati — ma serve un vero salto di qualità nella prevenzione. Solo così si potranno evitare altre tragedie come questa.
La speranza è che questa vicenda spinga a una riflessione comune: “Serve più attenzione, più formazione e regole più chiare, perché in mare la sicurezza non si può lasciare al caso”, conclude Henderson.