Sailing to Gaza: Battling sea sickness and breaking the blockade

Siamo in navigazione verso Gaza, un viaggio che non è solo un atto di solidarietà ma anche una missione per rompere il blocco israeliano. A bordo della nostra barca, la Milad, ci sono sette membri dell’equipaggio provenienti da diverse nazioni, pronti a portare aiuti ai palestinesi. La barca, la più veloce della flottiglia Thousand Madleens, è carica di medicine, latte in polvere per neonati e protesi per gli amputati. Ogni angolo della barca è stato riempito con forniture di emergenza, mentre noi ci prepariamo a navigare in acque pericolose.

la missione e il carico umanitario

La nostra missione non si limita a consegnare aiuti. Stiamo anche cercando di fare pressione sui governi affinché smettano di finanziare e armare Israele. I nostri governi, tra cui quello francese, danese e irlandese, sono complici di un genocidio silenzioso. Non volevamo intraprendere questa missione, ma fino a quando la Palestina non sarà libera, continueremo a mostrare solidarietà.

  1. Carico della barca:
  2. Medicine
  3. Latte in polvere
  4. Protesi per amputati

  5. Obiettivi della missione:

  6. Consegnare aiuti umanitari
  7. Fare pressione sui governi per fermare il supporto a Israele

la navigazione e le sfide

La Milad ha una storia di navigazione nell’Atlantico e, nonostante i segni di usura, ha dimostrato di essere un’imbarcazione affidabile. I marinai a bordo hanno un programma di compiti ben definito, che include navigazione, cucina e pulizia. Ogni membro dell’equipaggio è consapevole dell’importanza di mantenere la barca in ottime condizioni, poiché l’acqua di mare può causare danni irreparabili.

Durante la navigazione, ho adottato misure per evitare il mal di mare e ho trovato un piccolo angolo per scrivere. La vista dell’acqua grigio-blu è sia ispiratrice che inquietante, mentre ci dirigiamo verso un destino incerto.

le aggressioni israeliane e il contesto politico

Dal 2010, Israele ha intercettato ogni flottiglia diretta verso Gaza, dimostrando il suo impegno nel mantenere il blocco. Le barche Sumud che ci precedono hanno già subito attacchi con droni, mentre noi ci preoccupiamo non solo per la nostra sicurezza, ma anche per le atrocità quotidiane che i palestinesi affrontano.

La nostra missione può sembrare insignificante di fronte alla pulizia etnica in corso, ma è cruciale che sia ben organizzata. Vogliamo che il nostro intervento sia efficace e che possa realmente fare la differenza per i palestinesi.

In questo contesto, la presenza di navi della marina italiana e spagnola potrebbe aumentare le nostre possibilità di un passaggio sicuro. Tuttavia, la comunità internazionale deve ancora prendere posizione e sanzionare Israele per le sue azioni. Le parole della premier italiana, Giorgia Meloni, che ha definito la nostra missione come “gratuita, pericolosa e irresponsabile”, evidenziano la necessità di una riflessione più profonda sulle responsabilità dei governi.

Concludendo, mentre ci dirigiamo verso Gaza, sappiamo che il nostro viaggio non è solo fisico, ma anche un atto di resistenza contro l’ingiustizia. Speriamo di portare aiuti e, allo stesso tempo, di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle atrocità che i palestinesi affrontano quotidianamente. La nostra missione è un passo verso un futuro migliore per la Palestina.

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