Caracas, 23 dicembre 2025 – Tornano a salire le tensioni tra Stati Uniti e Venezuela dopo che la Coast Guard americana ha dato il via a un nuovo inseguimento in acque internazionali, al largo delle coste venezuelane. La BBC segnala che si tratta della terza petroliera coinvolta in episodi simili solo nel mese di dicembre. Washington accusa Caracas di usare i proventi del petrolio per finanziare attività criminali legate al traffico di droga. Dall’altra parte, il governo venezuelano parla di “furto” e “rapimento” delle proprie navi.
Petroliere sequestrate, sanzioni e tensioni sempre più forti
Negli ultimi giorni almeno due petroliere sono state sequestrate dalle autorità statunitensi. L’ultimo caso risale a sabato scorso. Domenica, invece, secondo la BBC, una terza nave è stata inseguita mentre navigava in acque internazionali. Secondo fonti americane, la nave farebbe parte della cosiddetta “flotta oscura”, usata per aggirare le sanzioni. Ma gli Stati Uniti non hanno ancora confermato ufficialmente l’operazione né hanno reso noti dettagli sulla posizione o sul nome della nave.
Il presidente Donald Trump ha ordinato il blocco delle petroliere autorizzate a entrare o uscire dal Venezuela. Una mossa che ha irrigidito ancora di più i rapporti tra i due Paesi. Per Caracas, si tratta di una minaccia diretta alle risorse energetiche nazionali.
Le sanzioni che soffocano il petrolio venezuelano
Secondo i dati di TankerTrackers.com, un servizio indipendente che monitora il traffico di petrolio in tutto il mondo, oltre 30 delle 80 navi presenti o in arrivo nei porti venezuelani sono attualmente sotto sanzioni americane. È un segnale chiaro di quanto pesino le restrizioni imposte da Washington sulle esportazioni di greggio.
Il Venezuela ha alcune delle riserve petrolifere più grandi del pianeta e dipende moltissimo dai ricavi del petrolio. Il presidente Nicolas Maduro ha definito le azioni degli Stati Uniti “atti di pirateria” e ha annunciato che presenterà un reclamo formale al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e ad altre organizzazioni internazionali.
Sulla legittimità delle azioni Usa si apre il dibattito
Resta aperta la questione della legittimità internazionale delle operazioni americane. Molti esperti di diritto marittimo, citati da fonti accademiche, nutrono forti dubbi sulla correttezza delle azioni Usa rispetto alle norme vigenti. “Siamo di fronte a un precedente pericoloso”, spiega un docente dell’Università Centrale del Venezuela. “Questo rischia di minare la libertà dei mari sancita dalle convenzioni internazionali”.
Non mancano polemiche anche sulle modalità degli abbordaggi. Funzionari statunitensi, citati dalla BBC sotto anonimato, sostengono che le operazioni siano avvenute in modo “consensuale”, con le petroliere che si sarebbero fermate volontariamente per i controlli. Una versione che lascia perplessi gli addetti ai lavori: “È difficile pensare che una nave mercantile possa opporsi a una forza militare come quella americana”, commenta un ufficiale della marina venezuelana.
Militari Usa sempre più presenti e scontri con morti
Oltre ai sequestri, gli Stati Uniti hanno rafforzato la loro presenza militare nel Mar dei Caraibi. Fonti venezuelane parlano di attacchi contro imbarcazioni sospettate di traffico di droga, con un bilancio di circa 100 morti. Finora l’amministrazione americana non ha fornito prove chiare che le navi colpite trasportassero sostanze illegali.
La situazione resta tesa. Caracas denuncia una vera escalation militare e diplomatica. Nel frattempo, la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione. La domanda è: il diritto internazionale marittimo può ancora garantire la libertà dei mari o sta cedendo sotto il peso delle nuove tensioni geopolitiche?