Roma, 19 novembre 2025 – Lo spazio e il mare sono oggi due frontiere decisive per lo sviluppo industriale e tecnologico italiano. Lo ha ribadito questa mattina il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, parlando al Forum Space&Blue a Palazzo Piacentini, nel cuore di Roma. L’evento, iniziato poco dopo le 10, ha riunito istituzioni e imprenditori del settore aerospaziale e marittimo per fare il punto sulle opportunità di crescita economica, lavoro e innovazione offerte da questi settori.
Blue economy e Space economy: i numeri che contano
Urso ha snocciolato dati che parlano chiaro. La Blue economy, ovvero tutte le attività legate al mare, vale in Italia circa 216,7 miliardi di euro. Un giro d’affari enorme, che sostiene oltre 8 milioni di posti di lavoro e coinvolge più di 232 mila imprese sparse in tutto il Paese. “Questi numeri mostrano la forza del nostro sistema produttivo”, ha detto il ministro, “e ci spingono a continuare a investire in innovazione e sostenibilità”.
Non da meno la Space economy, che vale attorno ai 4 miliardi di euro e conta circa 400 aziende con 13 mila lavoratori. L’Italia si conferma così il terzo Paese in Europa e il sesto nel mondo per investimenti spaziali in rapporto al Pil. “Un risultato di cui siamo orgogliosi”, ha sottolineato Urso, “ma che porta con sé nuove responsabilità”.
Lo spazio, da dominio statale a sfida privata
“Lo spazio era appannaggio di pochi Paesi”, ha ricordato il ministro. “L’Italia è stata la terza potenza mondiale dopo Unione Sovietica e Stati Uniti”. Un passato fatto di grandi imprese statali, missioni storiche e collaborazioni internazionali. Oggi però tutto sta cambiando: “Oggi lo spazio è sempre più nelle mani dei privati”, ha ammesso Urso. “Ecco perché serve una regolamentazione chiara”.
Si parla delle nuove sfide legate all’ingresso massiccio delle aziende private nel settore spaziale. Start-up, Pmi e grandi gruppi industriali si contendono un mercato globale in rapido movimento. “Solo così”, ha spiegato il ministro, “potremo garantire uno sviluppo ordinato e sicuro delle attività spaziali”.
La legge italiana sullo spazio: un modello per l’Europa
Al Forum, Urso ha rimarcato il ruolo guida dell’Italia nella definizione delle regole del settore. “Siamo stati i primi a varare una legge sullo spazio”, ha detto al pubblico. Una legge che, secondo il ministro, sta ispirando anche la futura normativa europea. Approvata da poco, dopo un lungo percorso parlamentare, la legge punta a favorire soprattutto le Pmi, considerate da Urso “pilastri fondamentali della nostra filiera spaziale”.
Il testo stabilisce regole chiare per autorizzare le missioni, definire le responsabilità degli operatori e proteggere l’ambiente spaziale. “Era indispensabile”, ha aggiunto Urso, “perché senza regole rischiamo di perdere competitività e sicurezza”.
Lavoro e industria: le sfide davanti a noi
Al centro del dibattito ci sono anche le prospettive di lavoro. I dati presentati parlano di molti nuovi posti qualificati nei prossimi anni, sia nella Blue economy sia nella Space economy. Si punta in particolare sulle competenze tecniche legate alle nuove tecnologie, dalla robotica marina ai satelliti per l’osservazione della Terra.
“Dobbiamo puntare sulla formazione dei giovani”, ha ribadito il ministro, “solo così potremo sfruttare tutte le opportunità di questi settori”. Un messaggio che ha trovato attenzione e interesse tra gli imprenditori presenti a Palazzo Piacentini.
Italia protagonista tra mare e spazio
La giornata romana ha confermato il ruolo centrale dell’Italia nei settori del mare e dello spazio. Due mondi diversi ma sempre più legati, come dimostrano i progetti di monitoraggio ambientale via satellite o le nuove rotte marittime digitalizzate. “Abbiamo tutte le carte in regola per essere protagonisti”, ha concluso Urso prima di lasciare la sala. La sfida resta però aperta: innovare senza dimenticare le regole. Solo così, tra mare e stelle, l’Italia potrà continuare a crescere.