Scopri il mondo di Guardo il mare: intervista esclusiva con Stefano Cannistrà

Roma, 20 gennaio 2026 – Stefano Cannistrà, scrittore e poeta romano, racconta ad alanews.it il suo viaggio da dirigente pubblico a narratore con il nuovo romanzo “Guardo il mare” (Atile Edizioni, 2025). Un libro nato da una passione coltivata per anni, che oggi si traduce in storie capaci di parlare a più generazioni. «Ho cominciato a scrivere seriamente solo una decina d’anni fa, ormai avanti con l’età», spiega Cannistrà, «seguendo un desiderio antico che il lavoro aveva sempre messo da parte».

Da dirigente pubblico a scrittore: la svolta di una vita

Per anni, Stefano Cannistrà ha lavorato come dirigente nel settore pubblico. Laureato in giurisprudenza, ha conquistato sia la cattedra per insegnare materie giuridico-economiche, sia un posto al Ministero delle Finanze. «Sono sempre stato uno che studia e insegna», racconta. «Questo mi ha permesso di scrivere anche in ambito professionale, con articoli di diritto e testi tecnici». Ma è solo con la pensione che la scrittura narrativa ha preso il sopravvento. «Ora ho più tempo per la famiglia», confida. «I figli sono grandi, ma si sa, per un genitore restano sempre un punto fermo. E poi c’è il nipotino, che ci riempie la vita di colori: a lui ho dedicato questo romanzo».

La passione per i libri nasce da lontano

L’amore per la lettura e la scrittura affonda le radici nell’infanzia. «Mio padre, magistrato e uomo di grande cultura, mi ha aperto le porte della storia e della filosofia», ricorda Cannistrà. «Mi ha fatto scoprire i classici italiani – Pirandello, Deledda, Svevo, Buzzati, Moravia, Pavese – e poi i grandi russi come Dostoevskij». Nel tempo, la curiosità lo ha spinto a esplorare generi e autori diversi: Hemingway, Steinbeck, Roth, Williams, Garcia Marquez. «Non ho mai avuto pregiudizi letterari», ammette. «Negli ultimi anni mi sono avvicinato anche agli italiani contemporanei, come Baricco».

“Guardo il mare”: un romanzo che nasce quasi per caso

Il libro è partito da un piccolo racconto. «All’inizio era una storia breve», spiega l’autore. «Mi intrigava l’idea di un uomo che, dopo quarant’anni, sente il bisogno di rivedere la donna della sua vita per chiederle perdono». Da qui è nato Alberto, un uomo segnato dal successo ma privo di calore umano. Il romanzo si snoda come un viaggio dentro se stessi. «Il primo capitolo butta subito il lettore in questa ricerca di senso», dice Cannistrà. «Poi ho capito che serviva più spazio per raccontare il lento cammino di autoanalisi del protagonista».

Al centro della storia c’è il tema delle questioni irrisolte. «Pensiamo che certi errori vengano dimenticati», osserva lo scrittore, «ma tornano sempre a bussare». Il libro tocca temi universali: il passare del tempo, la solitudine, la fragilità delle relazioni, la disabilità e la possibilità di ricominciare. «Ci vuole coraggio per essere felici», riassume Cannistrà.

Donne forti al centro di una storia di memoria e rinascita

Nonostante il protagonista sia un uomo, “Guardo il mare” è animato da figure femminili potenti. Arianna, l’amore perduto; Adele, madre sola che accompagna silenziosa la vita di Alberto; e la sorella, presenza forte e decisiva. «Le donne sono le colonne portanti della storia», sottolinea Cannistrà. «Brillano di luce propria e muovono i fili della vita altrui».

Il libro si rivolge a un pubblico vasto: adulti che si riconoscono nei rimpianti del protagonista, giovani in cerca di modelli complessi, chiunque sia sensibile ai temi dell’amore e della ricerca interiore. «Credo che ogni lettore possa ritrovarsi in questo viaggio», riflette l’autore.

Il mare: simbolo di vita, dolore e speranza

Il titolo non è un caso. «Il mare è un simbolo, ma anche un luogo reale», spiega Cannistrà. «Parla solo a chi lo guarda davvero, a chi sa ascoltarlo». Nel romanzo diventa il posto dove si depositano dolore e rimpianto, un compagno silenzioso per una possibile rinascita.

Grazie a chi ha creduto e attesa per il giudizio dei lettori

Cannistrà non dimentica chi lo ha sostenuto: «Ringrazio tutti coloro che hanno creduto in me – dalla casa editrice Atile a chi ha lavorato dietro le quinte con affetto e dedizione». Ora aspetta il parere dei lettori. «Spero di toccare le corde giuste», conclude.

Stefano Cannistrà, romano trapiantato a Perugia, ha già pubblicato due romanzi premiati (“La panchina” nel 2017 e “Le cose che perdi” nel 2023). Con “Guardo il mare” aggiunge un nuovo capitolo a una produzione letteraria matura e attenta alle sfumature dell’animo umano.

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