Astana, 9 novembre 2025 – Il Kazakistan entra negli Accordi di Abramo e sigla un importante accordo commerciale con gli Stati Uniti, segnando una svolta nella sua politica estera. A dare la notizia è stato il presidente Kassym-Jomart Tokayev, che stamattina ad Astana, alle 10:30, ha annunciato la decisione durante una conferenza stampa. Un momento che arriva proprio mentre l’attenzione internazionale si concentra nuovamente sulla regione e sulle sue risorse strategiche.
Kazakistan, un passo storico negli Accordi di Abramo
Il Kazakistan ha deciso di aderire agli Accordi di Abramo, l’intesa diplomatica nata nel 2020 tra Israele, Emirati Arabi Uniti, Bahrein e poi allargata ad altri Paesi arabi. È una mossa inedita per il Paese centroasiatico. Tokayev ha spiegato che “dialogo e cooperazione sono fondamentali per la stabilità della regione”. Ha aggiunto che la scelta è stata oggetto di lunghe discussioni sia a livello interno che con partner esterni. Fonti del Ministero degli Esteri kazako confermano che la decisione è stata presa dopo mesi di incontri riservati con Washington, Abu Dhabi e Tel Aviv.
Il Kazakistan è il primo Paese dell’Asia centrale a fare questo passo. Gli Stati Uniti hanno accolto con entusiasmo la notizia: il segretario di Stato Anthony Blinken ha parlato di “un segnale forte per la pace e la collaborazione tra i popoli”. Anche Israele ha espresso soddisfazione: il ministro degli Esteri Israel Katz ha definito l’evento “un nuovo ponte tra Asia centrale e Medio Oriente”.
Accordo commerciale con gli Usa: energia e tecnologie verdi al centro
Parallelamente, il governo di Astana ha firmato un accordo commerciale bilaterale con gli Stati Uniti. Al centro dell’intesa ci sono energia, tecnologie verdi e terre rare. Il documento è stato firmato dal ministro dell’Economia kazako Alibek Kuantyrov e dalla segretaria al Commercio americana Gina Raimondo. L’accordo prevede investimenti diretti dagli Usa per circa 2 miliardi di dollari nei prossimi tre anni. Tra i settori chiave spiccano l’estrazione di litio e terre rare nella zona di Karaganda, lo sviluppo di infrastrutture digitali e la formazione tecnica.
“Il Kazakistan resta un partner strategico per la sicurezza energetica globale”, ha detto Raimondo in collegamento da Washington. Secondo i dati del governo kazako, il Paese possiede circa il 15% delle riserve mondiali di uranio e punta a diversificare le esportazioni, riducendo la dipendenza da Russia e Cina.
Geopolitica in movimento: le reazioni di Mosca e Pechino
La doppia mossa di Astana – adesione agli Accordi di Abramo e apertura verso Washington – viene vista dagli esperti come un tentativo di guadagnare più autonomia in un’area segnata dalle tensioni fra Russia, Cina e Occidente. Yerzhan Karibayev, analista politico, spiega a alanews.it: “Il Kazakistan cerca nuovi equilibri per non rimanere schiacciato tra le grandi potenze”.
Mosca reagisce con prudenza. Il Ministero degli Esteri russo parla di “una decisione sovrana che però non deve compromettere i legami storici con il Kazakistan”. Più distaccata la posizione cinese: il portavoce del Ministero degli Esteri ha espresso “attenzione per le nuove dinamiche nella regione”.
Scommessa economica: lavoro e innovazione
Sul fronte interno, il governo punta a sfruttare gli investimenti Usa per modernizzare l’economia e creare posti di lavoro qualificati. La Banca Nazionale kazaka stima una crescita del PIL del 4,2% per il 2025, ma l’obiettivo è che l’intesa con Washington spinga ancora di più lo sviluppo tecnologico.
Le associazioni di imprese locali guardano con favore all’accordo. “È un’opportunità concreta per le nostre aziende”, commenta Timur Sultangazin, presidente della Camera di Commercio di Astana. Non mancano però i timori: alcuni osservatori temono ripercussioni nei rapporti con Mosca e Pechino, storici partner commerciali del Kazakistan.
Kazakistan: un ruolo nuovo sullo scacchiere globale
Con questa doppia iniziativa – adesione agli Accordi di Abramo e accordo commerciale con gli Stati Uniti – il Kazakistan sembra voler rilanciare il proprio ruolo sulla scena internazionale. Solo i prossimi mesi diranno se questa apertura porterà benefici concreti o se Astana dovrà affrontare nuove sfide diplomatiche. Intanto, per le strade del centro della capitale, la notizia è stata accolta con curiosità e un po’ di preoccupazione. “Speriamo che porti lavoro e stabilità”, confida una giovane impiegata davanti al Palazzo Presidenziale.