Scoprire il mare per salvarlo: il documentario di Ilaria Congiu sull’inquinamento marino

Ilaria Congiu, giovane regista italiana con origini senegalesi, si propone di trasmettere un messaggio cruciale attraverso il suo documentario d’esordio, “Breath (Souffle)”. Questo lavoro rappresenta un viaggio attraverso le acque dell’Oceano Atlantico, affrontando temi di grande rilevanza come l’inquinamento marino e la salvaguardia degli ecosistemi. Distribuito da Mescalito Film, “Breath” ha già suscitato un notevole interesse nelle sale italiane, diventando un punto di partenza per una riflessione collettiva sul nostro rapporto con il mare.

La struttura del film e il viaggio interiore

La struttura del film è concepita per riflettere l’essenza del mare stesso. Ilaria spiega: “Quando galleggi sulla sua superficie non sai dove stai andando, eppure ti muovi; così avrebbero dovuto scorrere le scene”. Questo approccio narrativo suggerisce un viaggio non solo fisico, ma anche interiore, invitando lo spettatore a esplorare le meraviglie del mare e le sue sofferenze. Le riprese, effettuate tra Senegal, Italia e Tunisia, creano un mosaico che mette in luce le diverse sfaccettature del problema dell’inquinamento marino.

La storia personale di Ilaria e il legame con il mare

La storia personale di Ilaria è intimamente legata a quella di suo padre, Francesco, che gestisce un’azienda di esportazione di pesce congelato in Senegal. Questo legame familiare si riflette nella narrazione del documentario, dove il rapporto tra padre e figlia diventa simbolo delle contraddizioni del nostro rapporto con il mare. Francesco, pur essendo un amante del mare, è parte di un’industria che contribuisce alla sua degradazione. Ilaria chiarisce che il film non cerca di attribuire colpe, ma piuttosto di far emergere una consapevolezza critica riguardo alle interconnessioni tra economia, ambiente e identità.

Consapevolezza e responsabilità

L’elemento chiave che ha spinto Ilaria a realizzare “Breath” è stata la sua crescente consapevolezza riguardo ai cambiamenti ambientali. La regista ricorda: “Quando è cambiato il mio sguardo? Quando ho iniziato a notare l’assenza degli squaletti, che un tempo popolavano le acque”. Questo cambiamento di prospettiva è stato alimentato dalla passione del padre per l’ambiente, instillando in lei un profondo rispetto per il mare e per la sua biodiversità.

Il documentario si presenta come un’indagine sulle contraddizioni della nostra società, che vive in un costante conflitto tra il desiderio di sfruttare le risorse naturali e la necessità di proteggerle. Ilaria invita gli spettatori a riflettere sul proprio impatto ambientale e sottolinea l’importanza della conoscenza: “Non serve a niente chiedere a qualcuno di correre se non ha nemmeno le scarpe”.

Un invito alla riflessione

In un’epoca in cui l’inquinamento marino è diventato un problema globale, “Breath” offre uno spunto di riflessione fondamentale. Ilaria invita a riconnettersi con il mare, a sentire la sabbia sotto i piedi e a osservare i pesci con i propri occhi. Per coloro che non possono vivere questa esperienza, la regista propone l’uso dell’immaginazione: “Ci resta l’immaginazione, che è bellissima e gratuita. Raccontare storie, spiegare che veniamo dal mare. Sarebbe già un primo passo”.

L’amore per il mare e la consapevolezza della sua vulnerabilità sono al centro del messaggio di Ilaria Congiu. Attraverso “Breath”, ci invita a intraprendere un viaggio di scoperta che non solo ci avvicina alle bellezze marine, ma ci spinge a diventare custodi attivi di questo patrimonio prezioso. In un mondo in cui il cambiamento climatico e l’inquinamento minacciano la vita oceanica, la voce di Ilaria si erge come un richiamo all’azione e alla responsabilità, invitandoci a non rimanere indifferenti di fronte alla crisi ambientale.

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