Setting sail for Mexico: Our six-part adventure with Sailing Avocet

Era l’una e quindici di notte, due ore nel mio turno di guardia a bordo della nostra Cheoy Lee 41 del 1979, Avocet, quando ho controllato la carta nautica e ho realizzato che avevamo superato la linea immaginaria che separa la California dal Messico. La mia mente è stata travolta da un’ondata di emozioni: lacrime scorrevano sul mio viso mentre lo stress accumulato nei mesi e negli anni precedenti si scioglieva nell’immensità del mare. In quel momento, ho provato una profonda gratitudine, come se tutto ciò che avevo vissuto prima di quel momento fosse svanito.

Quasi come fosse un segno del destino, un gruppo di delfini è apparso dietro di noi, giocando nella bioluminescenza che illuminava la scia della nostra barca. La nostra gatta Cleo, che nei suoi giorni di mare tendeva a sentirsi male e a evitare il mondo esterno, ha fatto capolino dalla botola e, con un unico miagolio, è saltata sul mio grembo per godersi un sonno profondo. Un presagio positivo, pensai, mentre mi preparavo a godere di questa nuova avventura.

Quando mio marito, Chris, mi ha sostituito al timone, mi ha trovato immersa nella bellezza del cielo notturno. Prima di ritirarmi sottocoperta, mi sono assicurata di mostrargli alcune costellazioni e di dargli un resoconto della mia guardia. Chris ha così potuto vivere la magia di una vera crociera d’altura: solo lui, il mare, le stelle e la voce di Olivia, che aveva appena iniziato il suo primo turno a bordo della nostra barca amica, il Kessel, una Hans Christian di 38 piedi.

La navigazione in acque affollate

Tuttavia, mentre il mio turno era stato tranquillo e contemplativo, Poseidone aveva riservato le emozioni per Chris. Era circa le due del mattino, al largo di Tijuana, quando Avocet si è imbattuta in una flotta di pescherecci. Io ero ancora a dormire sottocoperta mentre Chris si trovava a dover navigare attraverso dodici barche, tutte con reti di traino che si estendevano in direzioni diverse, alcune con cavi lunghi fino a 300 piedi.

La situazione non era facilitata dal fatto che molte di queste barche non erano illuminate secondo le norme, e alcune non avevano affatto luci. Inoltre, non apparivano nemmeno sul sistema AIS, il che ha aggiunto un ulteriore livello di complessità alla navigazione. Nel frattempo, Olivia ha contattato Chris tramite radio VHF: “Avocet, Avocet, Avocet, come sono le luci di traino?” Chris ha risposto, e poi Olivia ha avvisato che c’era una chiatta parzialmente sommersa di 200 piedi, illuminata da una singola luce rossa lampeggiante, ai margini della flotta di pescherecci.

Se non fosse stato per la luna piena, Kessel avrebbe potuto avere un incontro ravvicinato. E se non fosse stato per l’avviso di Olivia, anche noi potremmo aver affrontato un destino simile. In quel momento, ho compreso appieno che eravamo oltre il confine, in un nuovo luogo con nuove sfide. “Oh, Messico, quali meraviglie ci riserverai?”

L’importanza della comunicazione in mare

Questa esperienza ci ha insegnato una lezione fondamentale: è essenziale mantenere sempre gli occhi aperti e avere amici in mare che vigilano e condividono informazioni. La comunicazione e la collaborazione tra navigatori sono vitali, specialmente in acque affollate e potenzialmente pericolose come quelle che abbiamo incontrato al largo della costa messicana.

Dopo aver superato questa prova, la nostra attenzione si è rivolta verso Ensenada, il nostro primo approdo in Messico. Non eravamo preparati a un imprevisto termine di 48 ore che ci aspettava all’arrivo. Le previsioni meteo indicavano un cambiamento imminente, e la pressione di dover raggiungere un porto sicuro prima che il maltempo si avvicinasse ci ha colto di sorpresa.

Mentre pianificavamo la nostra rotta, i ricordi di esperienze passate e le storie di altri navigatori ci hanno motivato. L’idea di approdare in un paese nuovo, con una cultura ricca e vibrante, ci ha riempito di entusiasmo. Le tradizioni locali, la cucina messicana e le persone calorose che ci attendevano ci ispiravano a proseguire.

La navigazione verso Ensenada

La navigazione verso Ensenada è stata un’avventura in sé. Con il mare che si agitava e le onde che si infrangevano contro la nostra barca, abbiamo dovuto fare affidamento sulle nostre abilità e sulla nostra esperienza. Ogni onda rappresentava una nuova sfida, ma anche un’opportunità per crescere come equipaggio e come famiglia.

Nel frattempo, la gatta Cleo si adattava lentamente alla vita in mare. Ogni giorno sembrava più a suo agio, e la sua presenza a bordo diventava sempre più confortante. La nostra avventura stava solo iniziando, eppure eravamo già consapevoli delle lezioni che il mare ci stava insegnando. La bellezza e la vastità dell’Oceano Pacifico ci ricordavano quanto fosse piccola e fragile la nostra vita, ma anche quanto fosse grande la nostra capacità di affrontare l’ignoto.

Con il cuore pieno di speranza e la mente aperta a nuove esperienze, ci preparavamo a entrare nei porti messicani, pronti a scoprire tutto ciò che il Messico aveva da offrirci.

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