Sodebo conquista la leggenda: il team di Coville stabilisce un nuovo record al Trofeo Jules Verne

Parigi, 25 gennaio 2026 – Il maxi trimarano Sodebo Ultim 3 ha riscritto la storia della vela mondiale, completando il giro del mondo in 40 giorni, 10 ore e 50 minuti. L’impresa, guidata dallo skipper francese Thomas Coville, si è conclusa ieri alle 18:45 al largo dell’isola di Ouessant, in Bretagna, dopo oltre 28.000 miglia nautiche percorse. Il team ha così migliorato il record del Trofeo Jules Verne, detenuto dal 2017 da Idec Sport di François Joyon, abbassandolo di quasi tre ore. Un risultato che, come ha raccontato Coville a caldo, “sembrava sfuggirci ancora una volta, ma stavolta non abbiamo mollato”.

Trofeo Jules Verne: la sfida che non passa mai di moda

Ispirato al romanzo di Jules Verne, il trofeo nasce nel 1992 grazie a Yves Le Cornec e ad altri navigatori francesi. La regola è semplice: circumnavigare il globo via mare, partendo e tornando a Ouessant, lasciando a sinistra i tre capi simbolo della navigazione – Buona Speranza, Leeuwin e Horn. Nessun percorso fisso, nessuna boa da rispettare: solo una linea immaginaria tra il faro di Créach e quello di Cap Lizard. Dietro questa libertà apparente si nasconde però una delle prove più difficili della vela oceanica. In questa edizione, Sodebo Ultim 3 ha percorso 28.315 miglia nautiche – molto più delle 21.600 della rotta più diretta – inseguendo i venti migliori.

Un team affiatato e una barca all’avanguardia

Coville, 57 anni, bretone di Rennes, non era solo. Con lui c’era una squadra tutta francese: Benjamin Schwartz, Léonard Legrand, Frédéric Denis, Guillaume Pirouelle, Pierre Leboucher e Nicolas Troussel. Nomi che non fanno clamore, ma tutti esperti dell’oceano. “Senza di loro – ha confessato Coville – non saremmo mai arrivati fin qui”. Il trimarano Sodebo Ultim 3 è un gioiello della tecnologia nautica: 32 metri di lunghezza, 23 di larghezza, albero alare di 34 metri e una vela che può arrivare a 700 metri quadrati quando si naviga con il vento alle spalle. Costruito in fibra di carbonio dal cantiere Multiplast, pesa circa 13 tonnellate. Una delle innovazioni più importanti è il pozzetto avanzato davanti all’albero, che migliora la visibilità e la sicurezza dell’equipaggio.

La rotta e le sfide: tra tempeste e scelte strategiche

La partenza è stata il 15 dicembre scorso, scelta dopo aver studiato con attenzione le condizioni meteo. Sodebo Ultim 3 ha subito imposto un ritmo altissimo: record da Ouessant all’Equatore in poco più di quattro giorni, con una rotta insolita lungo le coste del Brasile che ha fatto guadagnare minuti preziosi. All’arrivo a Capo di Buona Speranza il vantaggio era quasi di 48 ore rispetto a Idec Sport. Poi, nell’Oceano Indiano, il margine si è ridotto a cinque ore; Capo Leeuwin ha segnato l’inizio della parte più dura, tra ghiacci e tempeste nel Pacifico meridionale. Dopo 26 giorni e quasi cinque ore, il passaggio a Capo Horn: anche qui un nuovo record, coperto in sette giorni e mezzo.

Ma la corsa non è mai stata scontata. Prima l’anticiclone di Sant’Elena, poi una tempesta nell’Atlantico del Nord, infine la perturbazione Ingrid nelle ultime ore. Tutto ha messo a dura prova uomini e barca. “Abbiamo rischiato grosso – ha ammesso Coville – ma la determinazione ci ha tenuti a galla”.

Un albo d’oro che racconta l’evoluzione della vela

Con questa vittoria, Coville entra per la terza volta nell’albo d’oro del Trofeo Jules Verne, raggiungendo leggende come François Joyon, Franck Cammas e Peter Blake. Il tempo segnato oggi parla chiaro sui progressi tecnici: nel 1993 Bruno Peyron completò il giro in 79 giorni, con una media di poco più di 11 nodi; oggi Sodebo Ultim 3 ha viaggiato a quasi 30 nodi di media, cioè circa 55 km/h. Un confronto che dà la misura del salto fatto: tra Genova e Palermo (420 miglia), una nave da crociera impiega quasi venti ore; il trimarano francese ne mette quattordici e mezzo.

Il futuro della sfida: occhi su Soldini

Il Trofeo Jules Verne resta la sfida più ambita della vela oceanica. Tra i prossimi a tentare c’è anche Giovanni Soldini con Ferrari Hypersail, un monoscafo dotato di foil che promette di rivoluzionare ancora la tecnica. “Non lo diciamo apertamente – ha spiegato Soldini qualche mese fa – ma il nostro obiettivo è battere tutti i record”. La corsa intorno al mondo continua, tra tradizione e innovazione. E la vela dimostra, ancora una volta, che i limiti sono fatti per essere superati.

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