Svelare il potere nascosto del mare: sicurezza e dimensione subacquea come risorse strategiche

Roma, 22 dicembre 2025 – Il mare italiano non è solo una distesa d’acqua, ma un vero e proprio punto chiave per la sicurezza del Paese, l’economia e gli equilibri geopolitici. Lo ha spiegato chiaramente il Generale di Corpo d’Armata Stefano Screpanti, comandante aeronavale centrale della Guardia di Finanza, durante il II Corso di Sicurezza Subacquea organizzato dall’avvocato Giuseppe Graziano, che si è svolto ieri mattina nella sede della Guardia di Finanza a Pratica di Mare. Un incontro che ha messo insieme esperti, istituzioni e studenti per riflettere sulle nuove sfide che riguardano il Mediterraneo e le acque italiane.

Il mare: una risorsa strategica e nuove minacce

Durante il suo intervento, il generale Screpanti ha spiegato come il mare oggi non sia più solo un ambiente naturale. “È una via fondamentale per il commercio mondiale, una fonte preziosa di risorse e un’infrastruttura chiave per il traffico di dati tra continenti”, ha detto. Pensate ai cavi sottomarini che attraversano il Tirreno e l’Adriatico: oltre il 90% del traffico dati mondiale passa proprio da lì, sotto il mare. Una realtà che apre nuove fragilità per l’Italia, a rischio sia per le attività della criminalità organizzata sia per minacce ibride e informatiche.

Il generale ha sottolineato che proteggere il mare non è più un compito isolato. “Serve un approccio globale, visione chiara, coordinamento tra le istituzioni e mezzi moderni”, ha aggiunto. Solo così si può contrastare efficacemente il traffico illegale, lo sfruttamento abusivo delle risorse ittiche e minerarie, e proteggere le infrastrutture tecnologiche sottomarine.

Sicurezza in mare: un gioco di squadra tra Marina, Guardia di Finanza e Capitanerie

La difesa del mare italiano si basa su un lavoro di squadra tra diverse forze. Al centro ci sono la Marina Militare, la Guardia di Finanza e il Corpo delle Capitanerie di Porto. A breve partirà anche la nuova Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee, che avrà il compito di proteggere le infrastrutture sommerse.

Sul fronte strategico, opera il Comitato Interministeriale per le Politiche del Mare (CIPOM), guidato dal Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare. Il CIPOM dà le linee guida tramite il Piano del Mare, che unisce sicurezza, sviluppo economico, transizione ecologica e tutela dell’ambiente subacqueo. “Solo con una regia unitaria si possono affrontare le minacce sempre più complesse”, ha detto il generale.

Guardia di Finanza: la polizia esclusiva del mare

Un capitolo importante è stato dedicato al ruolo della Guardia di Finanza, riconosciuta come unica Polizia del Mare secondo le leggi recenti. Il Corpo ha funzioni esclusive per la sicurezza marittima, grazie a un dispositivo aeronavale altamente specializzato. Le attività vanno dal contrasto ai traffici illeciti via mare alla sorveglianza delle frontiere, dal mantenimento dell’ordine pubblico alla polizia economico-finanziaria e ambientale.

Il Comando Aeronavale Centrale gestisce mezzi navali e aerei, sistemi di sorveglianza costiera, sensori all’avanguardia e droni. “Grazie a questo mix di strumenti possiamo essere presenti sempre, anche in situazioni difficili”, ha spiegato Screpanti. Un sistema che copre mare, aria e terra, con attenzione particolare a zone delicate come lo Stretto di Sicilia e i porti dell’Alto Adriatico.

Vita umana e legalità: la priorità assoluta

Un punto chiave emerso è la salvaguardia della vita umana in mare, sempre al primo posto, anche nelle operazioni contro immigrazione clandestina e traffici illeciti. Tutto si svolge nel rispetto delle convenzioni internazionali e delle leggi italiane. “Il soccorso e la protezione delle persone restano la nostra priorità”, ha rimarcato il generale.

La sicurezza marittima è un equilibrio continuo tra prevenzione, contrasto, indagini e collaborazione internazionale. Tecnologia, diritto e capacità operative lavorano insieme per difendere interessi strategici, infrastrutture critiche e la sicurezza di tutti. In questo quadro, l’Italia vuole rafforzare il suo ruolo nel Mediterraneo, puntando su innovazione e formazione.

Verso una cultura condivisa della sicurezza marittima

La lezione del generale Screpanti si inserisce in un percorso più ampio per aumentare la consapevolezza sulle sfide del mare. “Non possiamo più procedere a pezzi”, ha concluso. Solo con una cultura comune sulla sicurezza marittima si potranno davvero proteggere gli interessi nazionali – economici, ambientali e sociali – che ogni giorno si giocano sulle onde del Mediterraneo.

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