Un viaggio indimenticabile: navigare attorno al mondo e tornare a casa

Boston, 14 gennaio 2026 – Andre Martecchini, di Duxbury, ha da poco portato a termine una delle tappe più dure della Clipper Round the World Race. Ha attraversato l’oceano da Cape Town, Sudafrica, fino a Fremantle, Australia. Un percorso di 5.240 miglia nautiche coperto in 22 giorni, a bordo di una barca con il logo dell’UNICEF, insieme a un equipaggio proveniente da diverse parti del mondo. “È stata un’esperienza che non si dimentica”, ha raccontato lui stesso.

Clipper Race: la regata aperta a tutti

La Clipper Round the World Race non è una regata qualunque. Dura quasi un anno, divisa in otto tappe, per un totale di oltre 40.000 miglia nautiche da navigare. La particolarità? Anche chi non ha mai messo piede su una barca da oceano può partecipare. Basta superare un corso di quattro settimane a Portsmouth, Inghilterra. Qui si imparano le basi della vela, come affrontare i pericoli del mare e come vivere in spazi stretti su una barca lunga 70 piedi. Martecchini ha fatto due di questi corsi, a settembre 2024 e giugno 2025.

“Volevo capire che cosa vuol dire davvero affrontare il Southern Ocean su una barca da regata senza fronzoli, senza comfort”, ha detto Martecchini, che però ha già molta esperienza su barche da crociera. “Non sono rimasto deluso”.

Onde giganti e vento gelido: la prova del Southern Ocean

Durante la traversata, l’equipaggio ha dovuto fare i conti con condizioni durissime: venti fino a 62 nodi (più di 110 km/h) e onde alte tra i sei e gli otto metri. “La sensazione più forte? Guidare la barca mentre scivolava sulle onde più grandi”, ha raccontato Martecchini. “Sono arrivato a toccare i 24,5 nodi di velocità”. La rotta è passata a lungo nei famosi Roaring Forties, tra il 40° e il 50° parallelo sud, una zona dove il vento soffia forte e il clima è severo.

Ma la vita a bordo non è stata solo adrenalina. “Ventidue giorni senza doccia né acqua calda ti mettono alla prova”, ha ammesso. Il sonno era un lusso raro: “Dormivamo a turni, dividendo la cuccetta con un compagno e attaccando una tela per non cadere quando la barca si inclinava”. Martecchini non ha avuto problemi di mal di mare, ma altri sì.

Una routine dura e l’isolamento in mezzo all’oceano

Ognuno aveva i suoi compiti: cucinare, pulire, tenere la barca in ordine. “Preparare il cibo per 18 persone in due turni, in una cambusa piccola e con pochi strumenti, è stata una vera sfida”, ha confidato. L’isolamento era quasi totale: qualche email, ma niente telefonate o notizie dal mondo. “Per settimane non abbiamo visto altre barche”, ha ricordato.

Un episodio fuori dal comune è successo quando una barca in gara ha avuto guai con il dissalatore. “Noi ne avevamo uno di riserva”, ha spiegato Martecchini. Così hanno organizzato un trasferimento in mare aperto, passando l’apparecchio su un piccolo gommone tra le onde alte.

Incontri speciali e nuovi orizzonti

Non sono mancati momenti magici: balene, delfini e un albatros che volava sopra le onde hanno fatto compagnia durante il viaggio. Arrivato a Fremantle, Martecchini si è preso qualche giorno per visitare l’Australia occidentale e la Nuova Zelanda, dove ha ritrovato la moglie Stephanie e la figlia Emily. “Passare il Natale nell’estate di Christchurch è stata una cosa nuova per me”, ha sorriso.

La prossima sfida: l’Atlantico

L’avventura continua: a giugno Martecchini affronterà l’ultima tappa della regata, da Washington D.C. a Oban, in Scozia, con arrivo a Portsmouth. “Se cercate una sfida vera, che vi metta alla prova e vi faccia conoscere gente da tutto il mondo, la Clipper Race è quello che fa per voi”, ha concluso.

La prossima edizione partirà ad agosto 2027. Tutte le informazioni si trovano sul sito ufficiale: clipperroundtheworld.com.

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