Caracas, 21 giugno 2024 – Mentre le forze armate degli Stati Uniti colpiscono imbarcazioni sospettate di trasportare droga lungo le coste venezuelane, le petroliere che esportano petrolio venezuelano in violazione dell’embargo americano continuano invece a navigare indisturbate nei Caraibi. Il presidente Nicolás Maduro ha denunciato la massiccia presenza militare Usa a poche miglia dal suo Paese, definendola una manovra per rovescare il suo governo e “rubare” il petrolio nazionale, mascherata da lotta al narcotraffico.
Petroliere in agguato nonostante le sanzioni
Nonostante la tensione diplomatica e le operazioni militari, il traffico di petrolio venezuelano va avanti come se nulla fosse. A parte i cargo della statunitense Chevron, che ha una licenza temporanea per estrarre greggio in Venezuela, gli esperti segnalano la presenza costante di quelle che chiamano “shadow tankers”. Sono navi cisterna che trasportano petrolio sanzionato o illegale.
“Queste navi girano senza problemi. Proprio come prima che arrivassero i militari americani. Gli Stati Uniti le vedono, ma le lasciano passare”, ha spiegato ad AFP un analista del settore che ha preferito restare anonimo.
Elias Ferrer, fondatore del gruppo di ricerca Orinoco Research a Caracas, conferma: “Le navi sotto sanzioni continuano ad andare e venire come sempre, alimentando un mercato affamato, soprattutto in Cina”. Ferrer pensa che gli Usa preferiscano non bloccarle direttamente: “Fermarle sarebbe come dichiarare guerra”, ha detto, sottolineando le tensioni con potenze come la Cina.
Traffico di droga e accuse reciproche
Nel frattempo, le operazioni militari americane contro presunti trafficanti di droga hanno provocato almeno 57 morti nei Caraibi e nel Pacifico orientale, secondo fonti di organizzazioni per i diritti umani. Queste azioni, giudicate da alcuni esperti in contrasto con il diritto internazionale, vengono giustificate da Washington come parte della lotta al narcotraffico nella regione.
Eppure, mentre si intensificano i controlli sulle piccole imbarcazioni sospette, le grandi petroliere sembrano sfuggire a ogni blocco.
Un funzionario venezuelano, che ha chiesto l’anonimato, ha commentato: “È una guerra a due velocità. Da una parte colpiscono i barchini dei trafficanti, dall’altra chiudono gli occhi sulle petroliere che vanno verso l’Asia”.
Produzione in ripresa, ma a fatica
La produzione petrolifera del Venezuela resta segnata dalle sanzioni Usa imposte dopo la contestata rielezione di Maduro nel 2018. Secondo i dati OPEC, la produzione è crollata da tre milioni di barili al giorno nei primi anni Duemila a meno di 400mila nel 2020.
Solo con la crisi energetica globale scatenata dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, l’amministrazione Biden ha concesso una parziale sospensione delle sanzioni. Questo ha permesso a Chevron di riprendere l’attività estrattiva nel Paese.
Ma dopo le nuove accuse di brogli nelle elezioni del 2024, Washington ha reintrodotto le restrizioni. A maggio, l’ex presidente Donald Trump ha ordinato a Chevron e ad altre compagnie di fermare progressivamente le operazioni in Venezuela.
Diplomazia sottotraccia e qualche apertura
A luglio, Maduro ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero permesso a Chevron di continuare a operare per un periodo non definito. La decisione è arrivata dopo un accordo diplomatico che ha portato allo scambio di prigionieri tra Caracas e Washington.
Non ci sono dettagli ufficiali sull’intesa, ma fonti vicine ai negoziati parlano di “segnali distensivi” tra le due capitali. Nel frattempo, il traffico delle shadow tankers prosegue senza intoppi.
Secondo Ferrer, “il mercato asiatico resta affamato di petrolio venezuelano” e le rotte verso la Cina sono ormai consolidate. Le autorità americane evitano commenti ufficiali sulle petroliere sanzionate.
Caraibi, un equilibrio fragile e silenzioso
La situazione nei Caraibi resta sospesa tra azioni militari mirate e una tacita tolleranza verso il commercio illegale di petrolio. Gli analisti sono d’accordo: “Finché non cambiano gli equilibri geopolitici, difficilmente vedremo un vero blocco delle esportazioni venezuelane”, ha spiegato Ferrer.
E così, mentre le piccole imbarcazioni vengono fermate o affondate, le grandi navi continuano il loro viaggio verso Oriente. In silenzio.
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