Genova, 2 febbraio 2026 – World Sailing ha annunciato oggi una novità che cambierà il volto della vela olimpica. A partire dai Giochi del 2032, ogni classe di barca candidata dovrà presentare dati precisi sull’impatto ambientale. È la prima volta che uno sport olimpico inserisce la sostenibilità come criterio nella scelta delle sue classi. La decisione, guidata dal presidente Quanhai Li, arriva in risposta alle crescenti pressioni del Comitato Olimpico Internazionale per allineare le federazioni agli obiettivi climatici dell’IOC.
Misurare l’impronta ecologica: un test su tutte le barche olimpiche
Il progetto pilota, che durerà un anno, coinvolgerà tutte e sei le classi olimpiche attuali. Ogni categoria sarà sottoposta a una valutazione del ciclo di vita (LCA, Life-Cycle Assessment), un metodo che calcola l’impatto ambientale complessivo dalla produzione, all’uso, fino allo smaltimento delle imbarcazioni. “Vogliamo basare ogni scelta tecnica su dati concreti”, ha detto David Graham, CEO di World Sailing, durante una conferenza stampa online. “Solo così la vela potrà davvero affrontare le sfide ambientali del nostro tempo”.
L’impatto ambientale entra nelle regole di gara
La federazione ha spiegato che i risultati delle analisi LCA saranno fondamentali per scrivere le nuove regole tecniche e i criteri di selezione olimpica. Dal 2032 in poi, ogni classe che vorrà partecipare ai Giochi dovrà presentare una valutazione indipendente e certificata sull’impatto ambientale delle sue attrezzature. Non conteranno più solo le prestazioni o lo spettacolo. La sostenibilità diventa un requisito essenziale. “È un passo che dovevamo fare”, ha ammesso Jean-Baptiste Bernaz, direttore tecnico della federazione francese, contattato telefonicamente. “Le barche di oggi sono sempre più veloci, ma dobbiamo chiederci a che prezzo per l’ambiente”.
Un esempio per tutto lo sport olimpico
La mossa di World Sailing fa parte della più ampia Sustainability Agenda 2030, il piano con cui la federazione vuole mettere la sostenibilità al centro di ogni aspetto della vela. L’obiettivo è anticipare le richieste del CIO e offrire un modello che altri sport possano seguire. “Siamo i primi, ma speriamo di non restare soli”, ha sottolineato Graham. L’idea è che un approccio basato su dati scientifici possa diventare la norma per tutte le federazioni internazionali.
MarineShift360: la tecnologia dietro la svolta ecologica
Per raccogliere dati affidabili, World Sailing si affiderà a MarineShift360, una piattaforma creata da 11th Hour Racing e gestita da Marine Futures. Il sistema fornirà metodi, strumenti e formazione a classi e produttori. “Non si tratta solo di compilare moduli”, ha spiegato Tom Pollard, responsabile tecnico di MarineShift360. “Analizzeremo ogni passaggio: dalla scelta dei materiali al trasporto, fino allo smaltimento”. Un lavoro complesso, che richiederà la collaborazione di cantieri, atleti e federazioni nazionali.
La vela cambia rotta: reazioni e aspettative
La notizia è stata accolta con interesse dagli addetti ai lavori. Alcuni cantieri italiani, come Persico Marine di Nembro (Bergamo), hanno già avviato progetti per ridurre le emissioni nella produzione di scafi e componenti. “Siamo pronti a fare la nostra parte”, ha detto il direttore commerciale Marco Vismara. Gli atleti, invece, attendono chiarimenti sugli effetti concreti: “Ci chiediamo se cambieranno i materiali o i costi”, ha confidato una velista azzurra durante un raduno a Cagliari.
Nei prossimi mesi si vedrà come questa svolta influirà sul mondo olimpico e sul mercato delle barche da regata. Una cosa è certa: da oggi la sostenibilità entra ufficialmente tra i criteri per decidere chi potrà navigare sotto i cinque cerchi.