A 74-year-old’s incredible solo journey: from planes to yachts across seven continents

Fort Lauderdale, 29 gennaio 2025 – Harry Anderson, ingegnere ed ex imprenditore di Bainbridge Island, vicino Seattle, ha portato a termine un’impresa unica nel suo genere: a 74 anni, dopo due anni e cinque mesi di navigazione in solitaria, è rientrato in Florida a bordo della sua barca di 12 metri, la Phywave. È il primo uomo a raggiungere i sette continenti sia in volo che via mare. Un’avventura partita da Norfolk, Virginia, nel settembre 2022, che lo ha portato fino all’Antartide e lo ha visto attraversare l’Atlantico ben tre volte.

Tra tempeste e ghiacci: il racconto di un’impresa straordinaria

Anderson, con i suoi capelli bianchi e lo sguardo che non si perde mai, parla senza drammi delle sfide incontrate. “Andare verso sud era stato facile, ma il ritorno è stato un disastro”, confida. Ricorda bene il passaggio di Drake, tra Capo Horn e il 60° parallelo sud, dove una tempesta violenta lo ha fermato. “Ho dovuto strisciare fino a prua per sistemare la linea del genoa, mentre l’acqua gelida mi travolgeva. Lì ho realizzato quanto fossi vulnerabile.” Eppure, dice, “è proprio questa la realtà, il senso di tutto”.

Non è stata una semplice vacanza. Ogni tappa era studiata per toccare i sette continenti nel modo più diretto possibile. “Non ero in crociera, era una missione,” spiega. In tutto, 350 giorni in mare e più di 38.000 miglia nautiche tra Azzorre, Marocco, Brasile, Antartide, Australia, Sudafrica e infine il ritorno negli Stati Uniti.

Dall’aereo alla barca: una vita che naviga e vola

La voglia di avventura gli è stata trasmessa dal padre, radiotelegrafista della Marina americana nella Seconda guerra mondiale. “Quando è morto, mi ha lasciato il suo sestante,” racconta Anderson. Solo a 48 anni ha preso il brevetto da pilota privato. Nel 2011 ha compiuto il suo primo giro del mondo in solitaria su un piccolo monomotore Lancair Columbia 300. Nel 2018 ha sorvolato il Polo Nord; l’anno dopo ha ripetuto il giro del mondo, questa volta verso ovest.

La vela è arrivata dopo. Dodici anni passati tra le isole dell’Alaska con una Bavaria 37, poi la scelta di vendere tutto nel 2018. Durante la pandemia, chiuso in casa come tanti, ha riscoperto la voglia di una sfida nuova: “Ho capito che dovevo provarci.” Così ha ordinato una Allures 40.9 in alluminio, fatta arrivare da Southampton a Baltimora, e l’ha preparata per affrontare anche i mari più difficili.

Sette continenti senza fronzoli

Il viaggio non prevedeva soste turistiche. “Avevo già visto molti di quei posti, non erano un mistero,” ammette. La prima notte in mare aperto verso le Azzorre è stata anche la prima da solo: “Sono andato a letto alle dieci e ho lasciato la barca andare da sola. Ho capito che potevo fidarmi dell’elettronica.” Da quel momento, la vita a bordo si è fatta essenziale: genoa, randa, staysail e poche note sul diario, giusto per raccontare il vuoto dell’oceano e qualche branco di delfini.

Non sono mancati i momenti duri. Tra Mar del Plata e la Patagonia, correnti e venti contrari lo hanno messo a dura prova. In Antartide è sbarcato a Deception Island, nella nebbia, per poi tornare indietro sotto una tempesta. “Ho capito che spingermi oltre da solo era troppo pericoloso,” ammette.

Tra fatica e riflessioni

Dopo sette mesi e 12mila miglia di navigazione intensa, Anderson si è preso una pausa: è volato a casa per sei settimane, mentre un equipaggio ha portato la Phywave fino a Puerto Montt. Da lì ha ripreso il comando, attraversando il Pacifico fino all’Australia e poi l’Oceano Indiano fino al Sudafrica. Il tratto tra La Réunion e Richard’s Bay è stato tra i più duri: “Mi sono chiesto più volte perché stessi facendo tutto questo. Era implacabile”.

Ma dopo una sosta in Sudafrica ha trovato le forze per l’ultimo pezzo di strada: Namibia, Sant’Elena – dove si è concesso un rum locale – e infine Antigua, per una riparazione all’autopilota prima dell’arrivo a Fort Lauderdale.

La solitudine, un’eredità da custodire

Oggi Anderson riflette sulla solitudine in mare: “Mi chiedono spesso perché non porto nessuno con me. Ma ormai sono abituato così.” Il sestante del padre non lo ha mai lasciato: “In questo modo, anche loro hanno viaggiato con me,” scrive nell’ultimo diario pubblicato su phywave.com.

E il prossimo sogno? Attraversare in solitaria il Passaggio a Nord-Ovest. “Sarebbe il modo più bello per tornare a casa,” sorride. Per Anderson l’oceano non è solo un ostacolo da superare: “È una meta in sé.” Mentre guarda il sestante sul tavolo di casa, sembra che il viaggio – quello vero – sia appena cominciato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PNFPB Install PWA using share icon

For IOS and IPAD browsers, Install PWA using add to home screen in ios safari browser or add to dock option in macos safari browser