Milano, 10 gennaio 2026 – Ambrogio Beccaria, 34 anni, milanese di nascita ma cittadino del vento con base sulle coste della Bretagna, racconta la sua vita tra oceano, solitudine e vela. A soli dieci anni chiese alla madre di iscriverlo alla scuola di vela di La Maddalena, in Sardegna. Il mare da allora è diventato il suo orizzonte. “Non volevano accettare bambini così piccoli, ma ho insistito finché mia madre li ha convinti”, ricorda. Su quella spiaggia Beccaria ha capito che la sua vita sarebbe stata un’eterna estate, un viaggio senza fine verso l’oceano.
Dal primo timone alle regate più dure
Gli inizi di Beccaria sono quelli di tanti ragazzi: la scuola, le prime regate a bordo di barche altrui, poi il primo Laser usato, comprato con due amici. “Abbiamo sistemato quella barca e vinto un Campionato Italiano”, racconta. Ma la voglia di andare oltre cresceva. “Non salgo mai sulla barca per fare esperienza – spiega – parto sempre per vincere. E ogni volta che scendo, mi resta un dubbio nuovo. Dubitare mi aiuta a migliorare”.
Nel 2013, durante la leggendaria Mini Transat, Beccaria trova una barca semiaffondata a Cascais, in Portogallo. “Quando l’ho vista, ho pensato di essere pazzo: l’albero era spezzato in tre pezzi. Ma l’ho portata in Italia e dopo un anno di lavoro l’ho rimessa in mare”. Da lì è iniziata una serie di risultati internazionali che lo hanno portato a diventare il primo italiano a vincere la Mini Transat nel 2019.
Il mare che insegna
Laureato in ingegneria navale a La Spezia, Beccaria dice che il vero metodo scientifico lo ha imparato al liceo Severi di Milano. “Il resto l’ho imparato da solo, in mare. Dove ho capito che la vela è soprattutto fatica”. Navigare da solo per lui è un viaggio dentro se stesso. “Quando sei solo, devi ascoltare il tuo corpo. Non ci sono tabelle o calcoli scritti da altri. Devi tirare fuori risorse che non pensavi di avere”.
La paura è sempre lì, a bordo. “In mare impari ad accettare i tuoi limiti. È una scoperta continua. La paura ti fa capire cose su di te che non immaginavi”, confida Beccaria. Nei momenti più duri cerca sempre un piccolo conforto: “Un pasto caldo, un angolo asciutto, il mio cuscino preferito. A bordo ogni dettaglio conta”.
Incontri che lasciano il segno
Uno dei ricordi più forti è l’incontro con una megattera davanti a Capo Finisterre. “È saltata fuori dall’acqua a pochi metri dalla barca. Mi sono fermato, senza parole. Ho capito che il mare mi stava lasciando passare”. Quella balena è diventata il suo portafortuna: tatuata sull’avambraccio, ogni volta che passa da lì la saluta con un bacio.
Il rapporto con la natura è fatto anche di attimi sospesi. “Ho pianto dalla felicità vedendo una nuvola cambiare forma sopra l’oceano”, ammette. Una volta, al largo delle Azzorre, la radio si è accesa da sola con una musica portoghese: “Sembrava che la barca mi dicesse: rilassati, puoi fidarti”. Poi è arrivata una lampuga che si è messa all’ombra della barca: “Mi sono sentito protetto, in sintonia con tutto”.
Tra trionfi e nuovi orizzonti
Con i successi arrivano anche gli sponsor. Nel 2022 nasce il progetto “Alla Grande Pirelli”, un Class40 tutto italiano con Pirelli e Mapei. Sei mesi dopo Beccaria conquista il secondo posto alla Route du Rhum nella sua categoria, unico non francese sul podio. Nel 2023 vince la CIC Normandy Channel Race e la Transat Jacques Vabre nei Class40.
Nel 2024 arriva la vittoria alla Transat CIC, traversata in solitario da Lorient a New York. Poi la scelta di chiudere con Pirelli e puntare alla classe IMOCA 60 con Mapei come sponsor, per partecipare alla prossima Vendée Globe, il giro del mondo in solitario senza scalo. Ad aprile 2025 nasce “Allagrande Mapei Racing” con l’acquisto della barca ex Vulnerable del francese Thomas Ruyant.
Il sogno del giro del mondo
Adesso la sfida è fissata per il 2028: “Il giro del mondo in solitario non era nemmeno un sogno, ora è un progetto serio che mi emoziona molto”, dice Beccaria. Sa già che sarà la sua ossessione per i prossimi tre anni: “Spero di viverli sempre con la stessa passione. Quella, se la sai coltivare, ti porta lontano”.
Ambrogio Beccaria continua a inseguire vento e mare come rifugio e infinito. Sa bene che l’oceano non è mai giusto né prevedibile. Ma spesso – ammette – sa essere meraviglioso e far piangere di felicità anche chi ha imparato a non raccontarsi più bugie.