Dar es Salaam, 29 gennaio 2026 – Sull’isola privata di Thanda, a pochi chilometri dalla costa della Tanzania, lo sceicco emiratino Fahim Al Qasimi si tuffa ogni giorno nelle acque limpide dell’Oceano Indiano per difendere le tartarughe marine, sempre più minacciate dai rifiuti e dalla pesca illegale. Da anni Al Qasimi – presidente esecutivo del Dipartimento per le Relazioni Governative di Sharjah – mette a disposizione tempo e risorse per proteggere queste creature fragili. La sua passione per il mare si è trasformata in un impegno concreto. Qui, nella riserva marina di Shungimbili, la sua storia si intreccia con una natura ancora poco segnata dal turismo di massa.
Thanda Island: un piccolo scrigno di biodiversità
Thanda Island è un lembo di terra privato di appena otto ettari, circondato da una barriera corallina ricca di vita. La villa in stile coloniale, con cinque camere e due bungalow sulla spiaggia di corallo, è la base da cui Al Qasimi e la biologa olandese Rianne Laan portano avanti i loro progetti di conservazione. “Abbiamo contato 338 specie di pesci, 34 tipi di corallo e più di cento conchiglie”, racconta Laan, che ha raccolto queste informazioni nel volume The Marine Life of the Shungimbili Island Marine Reserve. Le giornate qui scorrono tra immersioni, monitoraggi e incontri ravvicinati con tartarughe e squali balena.
Da bambino timoroso a custode delle tartarughe
Il legame di Fahim Al Qasimi con il mare non è sempre stato facile. Da piccolo, ammette, aveva paura dell’acqua profonda. Solo quando ha scoperto il free diving – senza bombole, solo maschera e pinne – ha iniziato a sentirsi “come un pesce”. Durante una delle prime immersioni, anni fa, ha trovato una tartaruga impigliata nella plastica. L’ha liberata e lei è scomparsa nelle profondità. “Mi hanno insegnato a non toccare gli animali marini”, dice, “ma vedere una tartaruga ferita che non riusciva a risalire mi ha spinto a intervenire”.
Un’altra volta, una tartaruga era rimasta intrappolata in un filo da pesca a sette metri di profondità. “Non respirava da più di un’ora e aveva perso una pinna”, ricorda. Dopo averla portata in superficie, Fahim ha chiamato il Dubai Turtle Rehabilitation Project (DTRP), centro specializzato nel Burj al Arab. Dal 2004 il DTRP ha curato circa 2.300 tartarughe marine, 96 delle quali sono state dotate di tag satellitari per seguirne i movimenti dopo la liberazione.
Un numero verde per segnalare animali in difficoltà
Oggi Fahim Al Qasimi è ambasciatore del DTRP e ha lanciato il numero verde 800turtles (800 887853) per chi trova tartarughe ferite o in pericolo negli Emirati. “Riceviamo chiamate da pescatori, turisti, chiunque si imbatta in un animale in difficoltà”, spiega. Alcune tartarughe curate dal centro sono rimaste nel Golfo Persico; altre hanno percorso migliaia di chilometri, come “Dibba”, che ha nuotato per nove mesi fino alle coste della Thailandia.
Tra Tanzania ed Emirati, progetti per il mare
La riserva di Shungimbili e il Mafia Island Marine Park sono per Fahim e il gruppo alberghiero Jumeirah punti di osservazione privilegiati per iniziative a favore dell’ambiente. Tra queste, la coltivazione dei coralli con Ocean Revive e il programma Dubai Reef, che vuole creare una nuova barriera corallina nel Golfo Arabico. “Studiamo come le specie si adattano ai cambiamenti del clima”, spiega la biologa Laan.
Durante quattro giorni di immersioni intorno a Thanda, Fahim e il suo team hanno anche incrociato uno squalo balena: “Da ottobre ad aprile è facile vederli qui”, racconta. Questi giganti maculati sono tra i pesci più grandi del mondo, ma non sono pericolosi per l’uomo.
Mafia Island, un angolo lontano dal turismo di massa
Diversa da Zanzibar, ormai tappa fissa per i turisti, Mafia Island resta fuori dai percorsi più battuti. Ci sono pochi bungalow sulla spiaggia, spesso senza elettricità, e una comunità di pescatori e agricoltori che vive anche grazie all’aiuto di alcune ONG. Tra queste, Star for Life è attiva dal 2005 con programmi nelle scuole elementari per promuovere salute e autostima tra i ragazzi.
Il segreto di queste isole? La loro distanza dal mondo. Qui la natura comanda ancora, e chi arriva – come Fahim Al Qasimi – sceglie di ascoltarla.