Tel Aviv, 29 gennaio 2026 – Una nuova ondata di moria dei ricci di mare sta mettendo a rischio gli ecosistemi marini in tutto il mondo, con il concreto pericolo di una estinzione locale per una specie fondamentale. A dirlo è uno studio internazionale guidato da Omri Bronstein, docente alla School of Zoology della Wise Faculty of Life Sciences e allo Steinhardt Museum of Natural History dell’Università di Tel Aviv, pubblicato su Frontiers in Marine Science. La ricerca si concentra sulle Isole Canarie e per la prima volta documenta il completo blocco della riproduzione del riccio di mare del genere Diadema, considerato un vero “architetto” degli ecosistemi costieri.
Ricci Diadema: pilastri fragili degli ecosistemi costieri
La situazione alle Canarie è senza precedenti, dicono gli esperti. “Non abbiamo trovato neanche un giovane riccio in diverse isole dell’arcipelago”, spiega Bronstein. I dati, raccolti tra il 2022 e il 2024 con immersioni, segnalazioni di cittadini e immagini satellitari, mostrano che il processo di reclutamento – cioè la nascita e la crescita di nuovi ricci – si è praticamente fermato. La popolazione adulta è così ridotta da non riuscire più a mantenersi. “Questi animali rilasciano milioni di uova e spermatozoi nell’acqua. Se non vediamo nuovi nati, significa che la popolazione è sull’orlo del collasso”, aggiunge il biologo israeliano.
Un fenomeno che non è nuovo: dal 1980 a oggi
Questo studio si inserisce in un quadro più ampio di crisi che sta colpendo i ricci Diadema in tutto il pianeta. Negli anni Ottanta, tra il 1983 e il 1984, nei Caraibi una moria improvvisa aveva fatto esplodere la crescita delle alghe, mettendo a dura prova le barriere coralline. “Le alghe hanno soffocato i coralli, con danni che ancora oggi si fanno sentire”, ricorda Bronstein. Nel 2022 è arrivato un nuovo episodio epidemico nella stessa zona, quando per la prima volta è stato individuato il patogeno responsabile. Da lì la malattia si è diffusa rapidamente: nel 2023 ha colpito il Mar Rosso, nel 2024 l’Oceano Indiano occidentale. Ora, secondo lo studio, le Canarie sono “l’anello mancante” nella catena della diffusione.
Un effetto domino sugli habitat marini
La scomparsa dei ricci Diadema non è solo un problema per la specie. Questi ricci tengono a bada la crescita delle alghe sui fondali rocciosi. Senza di loro, le alghe crescono senza controllo, formando tappeti densi che oscurano la luce e cambiano profondamente gli habitat costieri. Gli scienziati lanciano l’allarme: si rischia una perdita grave di biodiversità e un cambiamento irreversibile negli equilibri naturali. “Non è una semplice fluttuazione della popolazione”, mettono in chiaro gli autori. “Potremmo essere di fronte a un punto di non ritorno”.
Le cause dietro la crisi: malattie, caldo e fragilità
Secondo i dati raccolti dal gruppo di ricerca, la crisi dei ricci Diadema deriva da più fattori insieme: la diffusione di patogeni, il rialzo delle temperature marine e la fragilità crescente degli ecosistemi costieri. Il cambiamento climatico gioca un ruolo chiave, favorendo sia la diffusione delle malattie sia lo stress sugli organismi marini. “Quello che vediamo alle Canarie potrebbe succedere anche in altre zone già colpite, come il Mar Rosso e il Golfo di Eilat”, avvertono gli studiosi.
Un campanello d’allarme per la tutela del mare
La ricerca su Frontiers in Marine Science è un segnale chiaro: la sopravvivenza dei ricci Diadema è oggi più a rischio che mai. Se scompaiono, rischiano di crollare gli equilibri degli ecosistemi costieri, con conseguenze anche per le attività umane legate al mare. Gli autori chiedono di intensificare il monitoraggio e di mettere in campo strategie di tutela mirate. Solo così – dicono – si potrà evitare che quanto sta accadendo alle Canarie diventi la norma altrove.
Per ora, sotto le acque delle Canarie, i fondali raccontano una storia diversa: nessun giovane riccio, solo adulti sempre più rari. Un silenzio che mette in allarme biologi e pescatori locali.