San Francisco, 6 gennaio 2026 – Club Nautique, la storica scuola di vela della Baia, ha chiuso i battenti e si è dichiarata bancarotta proprio a ridosso del nuovo anno. La notizia ha lasciato senza parole centinaia di appassionati e professionisti che in oltre quarant’anni hanno trovato qui un punto di riferimento. La comunicazione, arrivata con una lettera ufficiale ai soci e rilanciata dai principali quotidiani locali, ha scosso la comunità velica di San Francisco, che ora si interroga sul futuro di una tradizione che sembrava incrollabile.
Club Nautique, quarant’anni di vela nella Baia
Nata nel 1980 grazie a Don Durant, la scuola ha formato migliaia di velisti e organizzato centinaia di uscite in barca, diventando un punto fermo per chi voleva imparare a navigare nelle acque spesso impegnative della baia. “Era una certezza, come il sole che sorge ogni mattina”, ha detto Mark Joiner, socio di lunga data, che non ha nascosto il proprio rammarico sui social. Nel 2020, poco prima dell’arrivo della pandemia, Durant aveva passato il testimone a Jason e Stephanie LaChance, che hanno provato a guidare il club in un periodo tra i più difficili per il settore.
Pandemia, tariffe e lutti: cosa ha fatto crollare il Club
Il cambio di gestione è stato tutt’altro che semplice. La pandemia ha colpito duro anche nel mondo della vela, tra chiusure forzate e incertezze economiche. A complicare le cose sono arrivate le nuove tariffe sui prodotti Jeanneau, di cui Club Nautique era uno dei principali rivenditori negli Stati Uniti. A novembre, un altro duro colpo: la morte improvvisa di David Forbes, storico general manager, stroncato da un infarto. “David mi ha sempre spinto a migliorarmi come istruttore”, ha ricordato Matthew Sessions, uno degli insegnanti più attivi degli ultimi anni. “La sua passione ti contagiava”.
Innovazione e formazione: il lascito del Club
Nonostante tutto, Club Nautique ha continuato a farsi notare come una delle scuole più riconosciute da US Sailing, soprattutto per i corsi di Offshore Passage Making. “Siamo stati i primi a portare in aula la navigazione elettronica con i tablet, una vera rivoluzione per chi studia vela”, ha raccontato Arnstein Mustad, ex istruttore e skipper. Il club ha anche lavorato con Olympic Circle Sailing Club per creare nuovi percorsi di certificazione, alzando così il livello della formazione a livello nazionale.
Una comunità che non si arrende
La chiusura ha scatenato una valanga di messaggi da parte di ex istruttori, soci e appassionati. “È una perdita enorme per tutta la Baia”, ha scritto Deirdre Collins, mentre Angela Stiller Salvante Grigas ha ricordato le tante serate passate insieme al Benicia Yacht Club. C’è chi, come Linda, istruttrice dal 1986, sottolinea quanto il Club abbia segnato la sua carriera: “Se non fosse stato per Don Durant e la sua insistenza a ottenere la licenza US Merchant Marine, non sarei mai arrivata dove sono oggi”.
Il futuro della vela nella Bay Area è in bilico
Nonostante la chiusura, la comunità non sembra pronta a mollare. Online si moltiplicano le discussioni su possibili iniziative per salvare almeno una parte delle attività o per creare nuove realtà che raccolgano il testimone. “C’è già chi si sta muovendo per colmare questo vuoto”, raccontano alcuni ex membri. Ma, per ora, non ci sono piani concreti o progetti ufficiali.
Un vuoto difficile da colmare
La fine di Club Nautique lascia un segno profondo in una città dove la vela è molto più di uno sport: è cultura, è socialità, è identità. “Abbiamo sempre rispettato chi si prendeva la responsabilità di gestire piccole imprese come questa”, confidano alcuni protagonisti storici del settore. Eppure, tra crisi economiche, tasse sul lusso e nuove norme ambientali, anche i giganti della vela si rivelano fragili.
Per ora resta solo il ricordo – e la speranza che le migliaia di velisti formati dal Club trovino nuovi modi per tornare a navigare nelle acque della baia. Perché qui, tra vento e maree, la passione per la vela sembra destinata a resistere a ogni tempesta.