Roma, 6 gennaio 2026 – Un vecchio catamarano di legno che solca l’Atlantico, tre donne a bordo e una telecamera sempre accesa. È così che nasce “Women & The Wind”, il documentario che ha già conquistato centinaia di migliaia di visualizzazioni sui social, attirando l’attenzione non solo degli appassionati di vela. A firmarlo e viverlo è stata Kiana Weltzien, giovane skipper tedesca, che nel 2024 ha affrontato la traversata insieme a una compagna alle prime armi e a una camerawoman. Tutte a bordo della Mara Noka, un catamarano Wharram Narai MKI degli anni Settanta.
Un film di mare che rompe gli schemi
Fare un film sulla vela è una sfida: mare e vento mettono a dura prova le attrezzature e chi le usa, e spesso il risultato non convince né chi naviga né il pubblico. “Women & The Wind”, invece, si fa notare per l’atmosfera unica, quasi sospesa nel tempo. Il documentario alterna momenti di vera tensione – tempeste improvvise, manovre complicate – a lunghe scene lente e riflessive, in cui il ritmo della navigazione si mescola a immagini cariche di nostalgia e poesia. “Volevo che il film raccontasse il desiderio di seguire il proprio istinto e di vivere l’avventura”, spiega Kiana, raggiunta via email.
Non mancano dettagli che fanno discutere: pochi giubbotti di salvataggio, nessuna cima di sicurezza. “Non voglio certo che venga preso come un esempio da seguire”, precisa la regista, consapevole delle critiche di chi punta il dito sulla sicurezza. E poi c’è la nudità, mostrata senza filtri ma mai in modo gratuito: “Non lo consiglierei a giovani velisti in attesa che passi la pioggia”, scherza Kiana.
Dietro la traversata, una storia di voglia di libertà
Kiana, oggi trentenne, aveva le idee chiare: lavorare il minimo indispensabile per smettere il prima possibile. Ma la vita in città non le ha dato quello che cercava. Dopo qualche anno nel “rat race”, ha mollato tutto e ha iniziato a imparare a navigare con un mentore su un altro Wharram. “Avevo una lista precisa per la barca dei sogni, ma era così specifica che pensavo non l’avrei mai trovata”, racconta. E invece, la Mara Noka era lì, dietro l’angolo: un catamarano segnato dal tempo, con bisogno di cure, ma pronto per l’oceano.
Prima di portare altri a bordo, Kiana ha voluto essere sicura della barca. Solo dopo molte traversate in solitaria ha deciso di condividere l’esperienza. “L’idea del film è nata vedendo l’inquinamento da plastica durante la mia prima traversata atlantica”, spiega. “Volevo rifare quel viaggio, ma stavolta con una squadra”.
Un messaggio tra arte e impegno
Il documentario è anche un omaggio al mare e un richiamo all’attenzione sull’ambiente. “Il Nord Atlantico è un posto intenso, quasi spirituale. Può diventare pericoloso in un attimo”, sottolinea Weltzien. “Sapevo che questi elementi, un equipaggio tutto al femminile e una barca semplice, avrebbero creato qualcosa di speciale”. Ammette però che l’idea iniziale di mostrare i rifiuti in mare ha dovuto fare i conti con la realtà: “Tra tempeste e navigazione, raccogliere i rifiuti era quasi impossibile. Ma il cuore del progetto è rimasto”.
“Women & The Wind” si muove tra avventura e poesia, lasciando spazio alle emozioni e ai silenzi. “Spero che chi guarda senta voglia di mettersi in gioco e diventi più consapevole dell’impatto delle proprie scelte”, dice Kiana.
Una fondazione per donne e ambiente
Il successo del film ha spinto Weltzien a creare la Women & The Wind Foundation, che sostiene giovani donne impegnate in progetti ambientali fuori dal comune, spesso bloccate da problemi di soldi o assicurazioni. Il 50% dei proventi del documentario andrà a questo fondo; l’obiettivo è anche avviare un programma di mentorship.
Il film è disponibile dal 1° gennaio in digitale su womenandthewind.com. Una traversata che diventa racconto collettivo, tra sogni, rischi e voglia di cambiare rotta – dentro e fuori dall’acqua.