Santa Marinella, 12 dicembre 2025 – Nella notte tra martedì e mercoledì, tre pescatori di frodo sono stati sorpresi e fermati sul litorale di Santa Marinella mentre cercavano di portare via illegalmente oltre 2.000 ricci di mare. A mettere fine all’azione ci ha pensato la Guardia di Finanza di Civitavecchia, che con questa operazione punta a stroncare il fenomeno del bracconaggio ittico, aumentato prepotentemente con l’avvicinarsi del Natale lungo le coste laziali.
Bracconaggio ittico, la Guardia di Finanza alza la guardia
Le Fiamme Gialle del reparto aeronavale del Lazio, coordinate dal Reparto Operativo Aeronavale di Civitavecchia, hanno intensificato i controlli nelle ultime settimane. Gli investigatori spiegano che la domanda di prodotti ittici cresce di molto in vista delle feste e questo spinge “soggetti senza scrupoli” a mettere in atto pratiche illegali di pesca. Il risultato è un grave danno alla fauna marina e all’ecosistema della costa. “Abbiamo notato un aumento del bracconaggio proprio in questo periodo”, dice un ufficiale della Guardia di Finanza, sottolineando come la pressione commerciale finisca spesso per danneggiare in modo pesante l’ambiente, con effetti difficili da recuperare.
Oltre 2.000 ricci sequestrati, multe salate e attrezzature confiscate
L’ultima operazione, che si è svolta nelle prime ore del mattino a Santa Marinella, ha visto la Guardia di Finanza impegnata in appostamenti notturni mirati. I tre pescatori di frodo sono stati sorpresi mentre caricavano i ricci di mare appena raccolti su un furgone. Identificati, sono stati multati per un totale di 18.000 euro. Tutta l’attrezzatura subacquea usata – mute, bombole, retini – è stata sequestrata. I ricci, ancora vivi, sono stati subito rigettati in mare da una motovedetta. “Abbiamo agito in fretta per salvare gli animali e limitare i danni”, ha raccontato uno dei militari intervenuti.
Ladispoli, sequestrate oltre 100 nasse abusive per polpi
Solo pochi giorni prima, sempre nell’ambito dello stesso piano di controlli, la Guardia di Finanza ha trovato una lunga cima di oltre 600 metri al largo di Torre Flavia, nel comune di Ladispoli. Lungo quella cima erano sistemate circa cento nasse artigianali, senza le sigle previste per la pesca professionale. Da quanto ricostruito, le trappole servivano a catturare illegalmente polpi e altri cefalopodi, con un potenziale danno gravissimo per la popolazione marina locale.
Le nasse sono state recuperate e sequestrate a carico di ignoti, mentre i cefalopodi intrappolati sono stati liberati in mare. “Questi strumenti non solo infrangono le regole della pesca, ma sono anche un pericolo per la navigazione”, ha spiegato un portavoce della Guardia di Finanza. Attrezzi non segnalati come questi possono causare incidenti alle barche.
Danni all’ambiente e rischi per la sicurezza in mare
L’uso massiccio e incontrollato di attrezzature illegali – spesso fatte con materiali plastici e corde non biodegradabili – impoverisce la biodiversità marina e mette a rischio l’equilibrio dell’ecosistema costiero. Gli esperti dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) avvertono che la raccolta indiscriminata di specie come il riccio di mare può portare a un rapido calo delle popolazioni locali, con ripercussioni su tutto il settore della pesca.
Oltre ai danni ambientali, le trappole abusive rappresentano un pericolo reale anche per la sicurezza in mare: cime e boe non segnalate possono impigliarsi nelle eliche o bloccare il passaggio delle imbarcazioni. “Serve più consapevolezza tra i consumatori”, ha commentato un biologo marino presente sul posto. “La domanda alimenta il mercato nero e mette a rischio il nostro mare”.
Controlli senza sosta con l’avvicinarsi delle feste
Le autorità assicurano che i controlli continueranno senza sosta nei prossimi giorni, concentrandosi soprattutto sulle zone più colpite dal bracconaggio ittico. “Non possiamo abbassare la guardia”, ha ribadito il comandante del Reparto Operativo Aeronavale di Civitavecchia. L’obiettivo è difendere la legge e garantire la sostenibilità delle risorse marine, soprattutto ora che la domanda cresce per le festività.
Nel frattempo, sulle spiagge tra Santa Marinella e Ladispoli, restano evidenti i segni delle ultime operazioni: reti abbandonate, boe nere trascinate dalle onde, e qualche passante che si ferma a guardare le motovedette al lavoro. Un monito silenzioso, ma chiaro, sulla fragilità del nostro mare e sulla necessità di proteggerlo ogni giorno.