Cagliari, 6 dicembre 2025 – Tre giorni di confronto internazionale per ricucire i legami nel Mediterraneo. È questa la sfida al centro della conferenza “Nel mare di mezzo – Legami Mediterranei”, in corso fino a domani negli spazi di Sa Manifattura a Cagliari. L’evento, organizzato da Arci con il sostegno della Regione Sardegna, riunisce voci da tutto il bacino euro-mediterraneo per parlare di pace, diritti e convivenza in un’area segnata da tensioni e conflitti, dal Medio Oriente fino all’Ucraina.
Mediterraneo in bilico: società civile e istituzioni a confronto
La mattinata si è aperta con i saluti ufficiali, ma non sono mancati momenti di tensione. Un gruppo di pacifisti ha contestato la presidente della Regione, Alessandra Todde, accusandola di “equilibrismo” sulla vicenda della RWM di Domusnovas, la fabbrica di armamenti finita al centro delle polemiche per le sue esportazioni. La governatrice ha ascoltato in silenzio, mentre gli organizzatori hanno invitato tutti a mantenere un clima di dialogo.
Nel corso dei lavori, il presidente nazionale Arci, Walter Massa, ha ribadito che “il mondo non può essere governato dai più forti con le armi”. Massa ha citato la situazione a Gaza, definendola “il simbolo di una profonda ingiustizia su cui si regge questo mondo”. Parole che hanno trovato forte eco tra i presenti, molti impegnati in associazioni e movimenti per la pace.
Un Mediterraneo da riscoprire: la lezione di Ian Chambers
Tra gli interventi più attesi c’è stato quello dello storico e antropologo britannico Ian Chambers, che ha invitato a “guardare anche agli altri Mediterranei, quelli africani e asiatici, spesso nascosti da una narrazione coloniale che ci ha fatto vedere solo una parte della storia”. Chambers ha spiegato che solo “aprendo gli archivi e ascoltando altre storie” si può costruire un nuovo senso di giustizia e convivenza.
“Ripensare il Mediterraneo”, ha aggiunto Chambers, “vuol dire immaginare una convivenza che rispetti i diritti di tutti: ebrei, musulmani e cristiani”. Un appello a superare le radici coloniali dei conflitti ancora aperti, che ha stimolato molte riflessioni tra i partecipanti. In sala, volti giovani e meno giovani, provenienti da diversi paesi del bacino, hanno seguito con attenzione.
Dibattiti, testimonianze e nuove strade per il futuro
Durante la giornata si sono susseguiti panel tematici, testimonianze dirette e momenti di confronto aperto. Al centro, il ruolo della società civile nei processi di pace e nella costruzione di nuove narrazioni. “Ogni voce che chiede pace è una rotta possibile verso un futuro condiviso”, ha detto uno degli organizzatori, sottolineando quanto sia importante creare spazi di ascolto e dialogo.
Non solo conflitti armati: si è parlato anche di migrazioni, ambiente e sviluppo sostenibile. Temi che attraversano il Mediterraneo e che chiedono risposte comuni. Secondo gli organizzatori, sono oltre 200 i partecipanti attesi in queste tre giornate, tra delegati internazionali, rappresentanti delle istituzioni locali e cittadini.
Cagliari, ponte tra culture e sponde diverse
La scelta di Cagliari come sede non è casuale. La città, affacciata sul mare e da sempre punto d’incontro tra culture diverse, si conferma crocevia del dialogo euro-mediterraneo. “Siamo qui per costruire ponti”, ha detto una volontaria dell’Arci arrivata da Palermo. In serata sono previsti laboratori e incontri informali nei cortili della Manifattura.
Domani si chiude con una tavola rotonda sulle prospettive future del Mediterraneo. Interverranno studiosi, attivisti e amministratori locali. L’obiettivo è chiaro: trasformare le parole in impegni concreti per una regione che continua a cercare la sua strada tra crisi e speranze.