Colombiani manifestano con bambole per denunciare gli abusi sui minori alla procura

Bogotà, 21 novembre 2025 – Decine di bambole e peluche sono state posate giovedì mattina davanti alla sede della Procura generale della Colombia, nel cuore di Bogotà. Un gesto silenzioso ma potente, per denunciare l’alto numero di abusi sessuali su minori e la lentezza con cui la giustizia procede. L’iniziativa, promossa da SOS Villaggi dei Bambini Colombia, ha voluto dare un volto – o meglio, tanti volti muti – a quella che l’organizzazione chiama “la voce silenziosa dei bambini che non possono farsi sentire”.

Bambole e peluche: il segno delle vittime

Davanti all’edificio grigio della Procura, in Calle 19, la scena non passava inosservata: una distesa di giocattoli, alcuni vestiti a festa, altri logori, sistemati con cura sul marciapiede. “Ogni bambola rappresenta un bambino che non ha potuto parlare”, ha spiegato María Fernanda Ramírez, portavoce di SOS Villaggi dei Bambini. Qualche passante si è fermato a guardare, altri hanno scattato foto, altri ancora hanno lasciato biglietti. “È come vedere il dolore senza poterlo toccare”, ha detto una donna, visibilmente commossa.

175.000 minori nel sistema di protezione

I dati forniti dall’organizzazione parlano chiaro: negli ultimi tre anni, 175.000 minori sono stati inseriti nel sistema di protezione colombiano a causa di violenze sessuali subite in famiglia. Un numero che, secondo gli attivisti, è solo la punta dell’iceberg. “Molti casi non vengono denunciati per paura o vergogna”, ha aggiunto Ramírez. La maggior parte delle vittime ha meno di 14 anni; spesso gli abusi arrivano da persone di famiglia, a volte proprio dentro casa.

Indagini lente, poche condanne

La protesta si ripete ogni anno, sempre davanti alla Procura, con la stessa richiesta di giustizia. Ma i risultati sono scarsi. SOS Villaggi dei Bambini denuncia che solo una piccola parte delle denunce arriva a una condanna definitiva. “Il sistema giudiziario va a rilento e spesso le famiglie si scoraggiano”, ha spiegato l’avvocato Carlos Mejía, che segue diversi casi per l’associazione. Dai dati raccolti, meno del 10% delle denunce si conclude con una sentenza.

Le istituzioni rispondono, ma il dubbio resta

Interpellata sulla questione, la Procura generale ha diffuso una nota nel pomeriggio in cui assicura che “le indagini sui reati contro i minori sono una priorità”. Ma gli attivisti rimangono scettici. “Ogni anno sentiamo le stesse parole, ma i bambini continuano a soffrire in silenzio”, ha replicato Ramírez. Nel comunicato si parla di “rafforzamento delle unità specializzate” e di “collaborazione con le organizzazioni della società civile”, ma i numeri sembrano non cambiare.

Una protesta che non si ferma

Quella di ieri non è stata la prima volta e non sarà l’ultima. Da almeno cinque anni, SOS Villaggi dei Bambini organizza questa installazione simbolica per tenere alta l’attenzione di autorità e opinione pubblica su un fenomeno drammatico. Ogni volta il messaggio è chiaro: “I bambini hanno bisogno di protezione e ascolto”. Ma, come raccontano i volontari presenti, la sensazione è che questa battaglia sia ancora tutta da vincere.

Il peso del silenzio

Nel tardo pomeriggio, quando le bambole sono state raccolte e il marciapiede è tornato vuoto, restava una domanda sospesa nell’aria: quanti altri bambini dovranno aspettare prima che la giustizia diventi davvero accessibile? “Non chiediamo miracoli”, ha chiuso Ramírez, “solo che ogni voce venga ascoltata”. Un appello semplice, ma che in Colombia – almeno per ora – sembra ancora lontano dall’essere accolto.

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