Dalla plastica al mare: cento tonnellate di rifiuti trasformate in reti per i muscoli

Genova, 13 novembre 2025 – Quattro anni di lavoro per cambiare volto alla mitilicoltura italiana e mettere un freno alla dispersione di plastica in mare. È questo il bilancio del progetto quadriennale ‘Life Muscles’, che oggi si chiude dopo una lunga sperimentazione tra Liguria e Puglia. Un percorso portato avanti da nove partner, guidati da Legambiente, con il supporto del programma europeo ‘Life’ e la partecipazione attiva di mitilicoltori, pescatori, amministratori locali e comunità costiere.

Addio alle vecchie calze di plastica: un nuovo ciclo per i mitili

Il cuore dell’iniziativa è stato superare l’uso delle tradizionali calze in polipropilene – quelle reti tubolari dove i mitili crescono fino a raggiungere la taglia commerciale – che spesso finivano abbandonate in mare o sulle spiagge. Negli ultimi due anni, grazie a un impianto mobile di riciclo pensato apposta, sono state recuperate quasi 100 tonnellate di polipropilene. Un materiale che, invece di finire in discarica o nell’ambiente, torna ora a essere utilizzato nella filiera. Un risultato concreto che, secondo i dati diffusi dai promotori, ha portato a un risparmio del 25-30% sui costi di acquisto e smaltimento.

“Abbiamo voluto dimostrare che si può chiudere il ciclo della plastica anche in un settore tradizionale come la mitilicoltura”, spiega Stefano Sarti, vicepresidente di Legambiente Liguria. “In provincia della Spezia abbiamo coinvolto decine di cittadini nelle campagne di monitoraggio e pulizia delle spiagge, come quelle del Terrizzo alla Palmaria e di Fiumaretta. Solo così si costruisce una vera economia circolare”.

Biopolimeri, la nuova frontiera della mitilicoltura

Oltre al riciclo, il progetto ha puntato sull’introduzione di calze in biopolimero biodegradabile e compostabile, sviluppate da Novamont e distribuite dall’Associazione Mediterranea Acquacoltori. Finora ne sono state prodotte 26 tonnellate, già in uso nei vivai della Cooperativa Mitilicoltori Associati di Spezia. I primi test hanno confermato la buona resistenza del materiale, aprendo la strada a cicli di allevamento più sostenibili.

“Questo progetto è un punto di partenza per unire lavoro e tutela dell’ambiente”, commenta Paolo Varrella, presidente della Cooperativa Mitilicoltori Associati. “I nostri soci vedono in questa innovazione una chance per emergere sul mercato e rispondere alla crescente attenzione dei consumatori. Il prodotto locale acquista così valore non solo per la tradizione, ma anche per la sua sostenibilità”.

Da Liguria e Puglia a modello per tutta Italia

La sperimentazione, iniziata nei vivai liguri e pugliesi, ha costruito in fretta una rete nazionale che coinvolge operatori, enti pubblici e comunità. Il modello di ‘Life Muscles’ anticipa le politiche nazionali ed europee contro la plastica in mare e si propone come laboratorio per una filiera agro-marina più attenta all’ambiente.

Ora la vera sfida è far decollare una filiera circolare che veda coinvolti tutti: produttori, trasformatori e consumatori. “Serve un impegno condiviso”, ribadisce Sarti, “solo così la mitilicoltura italiana potrà davvero diventare a impatto zero”.

Comunità protagoniste e orizzonti futuri

In questi quattro anni, il progetto ha promosso anche campagne di sensibilizzazione e pulizia delle spiagge, con la partecipazione diretta dei cittadini. Un impegno che ha rafforzato il legame tra produzione locale e rispetto del mare. “Abbiamo visto una partecipazione che cresce”, racconta Sarti, “segno che la consapevolezza sta cambiando”.

Guardando avanti, i partner puntano a portare questa esperienza in altre regioni costiere italiane e a consolidare la collaborazione con le istituzioni europee. L’obiettivo è chiaro: far diventare la mitilicoltura italiana un esempio di economia circolare nel settore agro-marino, capace di unire innovazione, risparmio e rispetto per il mare.

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