Milano, 11 gennaio 2026 – Nel carcere di Opera, a due passi da Milano, la musica ha aperto un varco tra mondi lontani. Ieri sera l’Orchestra Cherubini, guidata da Riccardo Muti, ha suonato strumenti ricavati dal legno delle barche dei migranti. Un momento che ha unito detenuti, volontari e artisti in un progetto che intreccia riabilitazione e coesione sociale. L’iniziativa, sostenuta dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, va avanti dal 2021 ed è stata già benedetta da papa Francesco. “Anche chi ha sbagliato può aprirsi alla bellezza”, ha detto il Maestro Muti al termine del concerto.
Strumenti che raccontano storie di mare e speranza
Nel laboratorio di liuteria dentro il carcere di Opera, ogni giorno mani diverse – dai detenuti agli artigiani fino ai volontari – lavorano il legno recuperato dalle imbarcazioni che hanno attraversato il Mediterraneo. Da quelle tavole segnate dal sale e dal tempo nascono violini, viole, violoncelli, un contrabbasso e persino un clavicembalo. “Nel 2021 qui è nato il primo ‘violino del mare’”, ha ricordato Arnoldo Mosca Mondadori, presidente della Fondazione. Ieri sul palco c’erano quindici violini fatti con quel legno, insieme a cinque viole, cinque violoncelli e altri strumenti. L’orchestra giovane Cherubini ha dato voce a queste storie, eseguendo brani da Vivaldi a Verdi.
Musica e parole che uniscono
Davanti a un pubblico misto di detenuti, operatori e ospiti esterni, sono risuonate le note del Concerto in La maggiore per archi e cembalo di Vivaldi, la Sinfonia del Nabucco di Verdi e l’Ave Maria da Otello, interpretata dal soprano Rosa Feola. Il momento più intenso è stato il coro “Va’ pensiero”, cantato insieme al coro de “La Nave di San Vittore”, composto da detenuti e volontari dell’Associazione Amici della Nave. Sul palco anche artisti lirici del gruppo “Ex Scaligeri di buona volontà”. Tra un brano e l’altro, dodici detenuti delle carceri di Opera, San Vittore e Bollate hanno letto poesie e pensieri nati nei laboratori. “Ho visto la voglia di riscatto anche in chi ha commesso errori gravi”, ha raccontato Muti.
Un teatro che torna a vivere
Il concerto, organizzato con il Ravenna Festival, ha portato risultati concreti: alcune aziende si sono offerte di ristrutturare gratis il teatro del carcere. “Ora i detenuti potranno usare un luogo con riscaldamento e aria condizionata”, ha spiegato Mosca Mondadori. “Le nostre carceri hanno bisogno di attenzione. Spero che l’esperienza di Opera possa fare scuola altrove”. Un gesto che va oltre la musica, ridando dignità agli spazi e alle persone che li abitano.
Oltre Opera: nuovi orizzonti per la Fondazione
La Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti non si ferma a Milano. Il progetto Metamorfosi, che trasforma il legno delle barche dei migranti in strumenti musicali, è attivo anche nel carcere di Secondigliano, a Napoli. A Monza e Rebibbia, invece, quel legno serve a creare croci e rosari. “Tutti i detenuti coinvolti hanno un regolare contratto di lavoro, come prevede l’articolo 27 della Costituzione”, ha sottolineato Mosca Mondadori.
Dal 2015 la Fondazione porta avanti anche “Il senso del pane”, laboratori per la produzione di ostie nelle carceri italiane e in altri 19 Paesi, tra cui Gaza. “Anche durante la guerra non abbiamo mai fermato l’attività”, ha aggiunto il presidente. In Mozambico, poi, il progetto “Dalle Lamiere ai Mattoni” trasforma baracche fatiscenti in case dignitose.
L’arte come via di riscatto
La missione della Fondazione resta chiara: usare l’arte come strumento di rieducazione e ripartenza. Un percorso che coinvolge chi vive ai margini – detenuti, migranti, persone in difficoltà – offrendo opportunità di lavoro e crescita. “La bellezza può entrare nelle carceri”, ha chiuso Mosca Mondadori. E ieri sera, tra le mura di Opera, questa promessa ha trovato finalmente voce.