Riccardo Muti porta la musica in carcere: un viaggio tra gli strumenti del mare

Milano, 11 gennaio 2026 – Riccardo Muti ha guidato ieri sera l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini sul palco del teatro della casa di reclusione di Milano Opera, regalando a detenuti e ospiti una serata di musica, umanità e speranza. L’evento, parte del progetto Le Vie dell’Amicizia promosso dal Ravenna Festival, ha messo in luce anche gli strumenti costruiti con il legno dei barconi dei migranti, realizzati nei laboratori di liuteria del carcere. Tra il pubblico, spiccava il cantante Achille Lauro, che ha parlato dell’arte come occasione di rinascita.

Quando la musica varca le mura del carcere

Il teatro di Opera, allestito appositamente per l’occasione, si è riempito poco dopo le 20.30. Luci soffuse, sedie in legno chiaro, qualche sguardo nervoso tra i detenuti in attesa. Sul palco, il maestro Muti, elegante e concentrato, ha dato il via a un concerto che ha spezzato il silenzio abituale della struttura. “Qui dentro si ascolta in modo diverso”, ha confidato un agente penitenziario a fine serata. La musica sembrava avere un peso nuovo, quasi tangibile.

Strumenti dal mare: dalla tragedia alla rinascita

A catturare subito l’attenzione sono stati gli strumenti del mare: violini, viole, violoncelli e un clavicembalo fatti con il legno recuperato dai barconi dei migranti. Ogni pezzo nasce nei laboratori del carcere, grazie alla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, guidata da Arnoldo Mosca Mondadori. Un progetto che trasforma il dolore in una chance di lavoro e riscatto. Il primo violino, benedetto da Papa Francesco nel 2022, è diventato simbolo di questa rinascita silenziosa. “Quando suoniamo questi strumenti”, ha detto uno dei musicisti, “ci sentiamo carichi di una responsabilità speciale”.

Il coro dei detenuti e il “Va’, pensiero” che emoziona

Il momento più forte è arrivato alla fine. Il coro La Nave di San Vittore, formato anche da detenuti di Opera, ha intonato il “Va’, pensiero” di Verdi. Abbracciati, qualcuno con le lacrime agli occhi, hanno cantato davanti a un pubblico che si è alzato in piedi senza esitazioni. Prima, la lettura di poesie e testimonianze scritte dagli stessi reclusi aveva trasformato la serata in un racconto collettivo. “Qui dentro c’è più spiritualità che fuori”, ha commentato Muti a concerto finito, con quella sua ironia leggera che evita ogni retorica.

Le Vie dell’Amicizia: musica dove c’è dolore

L’appuntamento di ieri rientra nel progetto delle Vie dell’Amicizia, nato nel 1997 per portare la musica in luoghi segnati da conflitti e sofferenza. Dopo Lampedusa e Ravenna nel 2024, Milano Opera è la nuova tappa di questo percorso. “La musica può cambiare le persone”, ha detto Muti dal palco, rivolgendosi sia ai detenuti che agli ospiti. In platea, volti noti della cultura e dello spettacolo hanno seguito ogni momento con attenzione.

Achille Lauro: “Anche qui si può rinascere”

Tra gli ospiti più attesi, Achille Lauro non si è limitato a guardare il concerto. Dopo l’esibizione ha incontrato uno a uno i detenuti nei corridoi del teatro. “Il carcere è un posto duro”, ha detto, “ma anche qui si può ritrovare se stessi, soprattutto grazie all’arte”. Prima di uscire, Lauro ha scambiato qualche parola con Muti in un camerino improvvisato: un incontro breve tra generazioni e linguaggi diversi, ma uniti dallo stesso rispetto per la musica.

Una serata che lascia il segno

Alla fine, mentre il pubblico usciva lentamente sotto controllo, molti detenuti sono rimasti a chiacchierare. Qualcuno stringeva ancora il programma del concerto; altri si fermavano davanti agli strumenti esposti vicino al palco. “Non dimenticheremo questa notte”, ha sussurrato uno dei coristi prima di tornare in sezione. Forse è proprio questo il senso più profondo dell’iniziativa: offrire una vera possibilità di ascolto e dialogo dove spesso regna solo il silenzio.

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