De.Stradis: un viaggio emozionante nel profondo del mare

Bologna, 12 gennaio 2026 – De.Stradis, giovane cantautore pugliese, ha pubblicato il suo primo album, “Appartengo al mare”. Un lavoro nato da due anni di ricerca, tra vita e musica. Undici tracce che raccontano un percorso di crescita, tra ricordi e nuove consapevolezze. Un esordio che sta attirando l’attenzione nel panorama musicale italiano.

Debutto tra radici e nuovi suoni

Il progetto di De.Stradis nasce dopo anni di studio al Conservatorio di Bologna e un’intensa esperienza live, in Italia e all’estero. “Ho sentito il bisogno di scavare dentro la mia scrittura”, ha detto il cantautore durante la presentazione del disco, ieri pomeriggio in una sala del centro storico di Bologna. “Volevo che la mia musica raccontasse davvero chi sono, senza filtri”.

Il disco mescola la tradizione cantautorale italiana con influenze internazionali: dal soul all’R&B, passando per jazz e pop. Un equilibrio ottenuto anche grazie al lavoro con Filippo Bubbico, polistrumentista e produttore che accompagna De.Stradis da oltre dieci anni. “Filippo ha tirato fuori la parte più vera della mia musica”, ha raccontato l’artista.

Undici canzoni tra memoria e ironia

L’ascolto di “Appartengo al mare” si apre con una breve intro strumentale, quasi un invito a entrare piano nell’universo personale di De.Stradis. La title track, voce e pianoforte, si sviluppa come un album di fotografie: “E lasciami andare/che se no divento troppo grande per sbagliare”, canta tra immagini di infanzia e voglia di libertà.

Nei brani che seguono spuntano dettagli concreti e riferimenti generazionali. In “I primi della lista”, ad esempio, si parla di “coca zero in bottiglie di vetro” e poliamore, con una chitarra che richiama gli anni ’80 black. Il tono si fa più riflessivo in “2000 mai”, dove si affrontano aspettative disattese e scadenze che sembrano non arrivare mai. “C’è una preghiera al Nuovo Ordine Mondiale – ma non apriamo discussioni”, scherza De.Stradis durante il live.

Citazioni, collaborazioni e giochi vocali

Uno degli aspetti più riconoscibili del disco sono le tante citazioni musicali e culturali. In “Cit.”, realizzata con Nico Arezzo, si rincorrono riferimenti a Morandi, Battiato, Silvestri, Sorrenti, De Gregori e persino Karate Kid. Senza mai cadere nella nostalgia: la base urban e la scrittura diretta tengono il brano ben ancorato al presente.

Non mancano le collaborazioni: in “Rivivere” c’è Giargo, mentre Lorenzo Pellegrini firma con De.Stradis la tessitura fitta di “Pilato”, un pezzo che ricorda Venerus ma con una leggerezza tutta sua. “Lavorare con altri artisti mi aiuta a vedere le mie canzoni da punti di vista nuovi”, spiega il cantautore.

Tra ironia e introspezione

Tra i momenti più intimi del disco spicca “Tu somigli”, una ballata che cresce piano e mette al centro la voce di De.Stradis. In “Un vortice” – uno dei singoli che hanno anticipato l’album – si alternano passaggi eterei e ritmi più marcati. Il viaggio si chiude con “Non mi capisco”, brano intenso e sincero che parla di autocomprensione, con piccoli dettagli sonori e battiti irregolari.

Un cantautorato che guarda avanti

Con “Appartengo al mare”, De.Stradis dimostra di sapersi muovere tra generi diversi senza perdere coerenza. Il suo cantautorato è fatto di radici soul e R&B, ma aperto a contaminazioni moderne. “Non volevo restare incatenato ai suoni del passato”, ammette l’artista, “esplorare è il mio modo di scrivere”.

Finalista a Musicultura 2024 con “Quadri d’autore”, De.Stradis sembra pronto per conquistare un pubblico più vasto. Un debutto che lascia intravedere una strada personale, fatta di autenticità e cura dei dettagli. E forse – come ha suggerito qualcuno tra il pubblico – già meritevole di maggiore attenzione nel panorama italiano.

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