Dynasties e royalty sostengono le vele moderne per ridurre il consumo di carburante

Oslo, 10 dicembre 2025 – Famiglie armatoriali asiatiche e norvegesi stanno puntando su un’idea che richiama il passato della navigazione ma guarda dritto al futuro: la propulsione eolica per tagliare i consumi di carburante delle navi. La notizia arriva dalla spagnola bound4blue, che ha appena chiuso un nuovo round di finanziamento da 44 milioni di dollari, con il sostegno, tra gli altri, della famiglia Odfjell (Norvegia) e di Octave Capital di Singapore, legata al gruppo Tsao Pao Chee.

Propulsione a vento: la tecnologia che potrebbe cambiare il trasporto marittimo

La soluzione di bound4blue si basa su cilindri alti fino a 36 metri montati sui ponti delle navi. Questi “tubi”, come li chiamano in azienda, catturano il vento mentre la nave è in movimento. Grazie a un sistema di ventole, trasformano questa energia in una spinta extra. Il risultato? Una riduzione del consumo di carburante fino al 40%. Se si confermasse su larga scala, sarebbe un vero e proprio cambio di passo per il trasporto marittimo.

La tecnologia è già in azione su sette navi di operatori come Maersk Tankers A/S ed Eastern Pacific Shipping Pte.. “L’interesse sta crescendo velocemente”, spiega il CEO di bound4blue, José Miguel Bermúdez, che vede nella propulsione a vento una risposta concreta alle richieste di efficienza e sostenibilità del settore.

Dal Mediterraneo all’Asia: produzione e risparmi

I nuovi fondi serviranno per allargare la produzione, spostandola dalla Spagna verso la Cina e altri paesi asiatici. Una scelta quasi obbligata, dice Bermúdez: “Cina, Corea del Sud e Giappone fanno quasi il 90% della cantieristica mondiale. Ha senso portare lì la nostra produzione”. Produrre in Asia dovrebbe far scendere i costi del 20-30%. Un risparmio importante che potrebbe convincere anche gli armatori più attenti ai costi a puntare su questa tecnologia.

Tra i nuovi finanziatori c’è anche il ReOcean Fund, gestito insieme dalla Fondazione Principe Alberto II di Monaco e Monaco Asset Management. “L’adozione può accelerare molto perché le barriere per installare il sistema sono basse”, spiega Jeremy Genin, managing director del fondo. L’obiettivo? Un ritorno netto tra il 15% e il 20%.

Emissioni e incertezze: la sfida del settore marittimo

La spinta verso soluzioni come quella di bound4blue arriva in un momento delicato per il settore. Nel 2024, secondo le Nazioni Unite, le emissioni del trasporto marittimo hanno raggiunto l’1,4% dei gas serra globali, superando quelle dell’aviazione. Ma la strada verso la decarbonizzazione resta difficile: a ottobre, l’International Maritime Organization ha rimandato la decisione su una possibile tassa globale sul carbonio per le navi. Una scelta che potrebbe rallentare gli investimenti nella transizione verde.

Secondo un rapporto UNCTAD del 2023, per decarbonizzare la flotta mondiale servirebbero tra gli 8 e i 28 miliardi di dollari all’anno fino al 2050. Una cifra enorme, che rende ancora più preziose tutte le soluzioni capaci di ridurre i consumi senza aspettare nuove regole o incentivi.

Risparmi concreti, non solo scommesse sul prezzo della CO2

Per gli investitori, il vero vantaggio della propulsione eolica sta nei risparmi immediati sui costi operativi, non tanto negli eventuali benefici legati al prezzo della CO2. “Ci interessa soprattutto tagliare i consumi di carburante e offrire risparmi certi agli armatori”, spiega May Liew, CEO di Octave Capital. Un approccio pratico, pensato per convincere anche chi è scettico sulle tempistiche della transizione ecologica.

In definitiva, la scelta delle famiglie armatoriali di puntare su bound4blue racconta un settore alla ricerca di soluzioni reali. Il vento – letteralmente – potrebbe tornare a essere un alleato prezioso per la navigazione commerciale. E questa volta non è solo nostalgia per i clipper di un tempo, ma numeri e investimenti che guardano lontano.

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