Elia di Buggerru: il pescatore social che promuove la pesca sostenibile e la vita lenta in mare

Buggerru, 19 febbraio 2026 – Elia Broccia, 34 anni, è uno di quei pescatori che hanno scelto di raccontare la vita lenta in mare ai tempi dei social. Da Buggerru, piccolo porto sulla costa sud-occidentale della Sardegna, Elia mostra quasi ogni giorno – quando il tempo lo lascia – cosa vuol dire davvero vivere tra reti, onde e silenzi. Senza filtri, con video che hanno conquistato quasi 40mila follower tra Instagram e TikTok. Il suo scopo? Far conoscere un mestiere antico, spiegare la pesca sostenibile e trasmettere il rispetto per il mare.

Un inverno che pesa sulle spalle dei pescatori

Quest’anno l’inverno si è fatto sentire più del solito. «Sono fermo da un mese per colpa del maltempo», racconta Elia, seduto sul molo all’alba. «Per chi vive di questo lavoro, stare a terra pesa tanto, non solo a livello economico, ma anche dentro». In queste settimane di attesa, i pescatori sistemano le reti, aggiustano le barche, cercano di non stare con le mani in mano. Ma il mare diventa un’assenza concreta. «È una lotta continua, soprattutto con se stessi», ammette Elia. «Ci vuole una forza mentale enorme per non mollare».

Il mestiere del pescatore, uno dei più antichi del mondo, resta poco protetto. Nei momenti difficili – lo dice chiaro e tondo – ci si sente abbandonati. «Quando il mare si chiude, sembra che nessuno si ricordi di noi».

Dai social alla parola diretta: la pesca raccontata ai giovani

Proprio in questi anni duri, Broccia ha trovato una nuova strada: quella della divulgazione online. «Non ho aperto Instagram per farmi vedere», spiega. «All’inizio postavo qualche video quasi per gioco». Poi sono arrivati i primi commenti, le domande dei curiosi: com’è la vita in mare? Quali sono i ritmi, le difficoltà? «Ho capito che quella curiosità si poteva trasformare in qualcosa di utile», racconta.

Nei suoi video, Elia mostra la fatica di ogni giorno, la soddisfazione di una buona pesca, ma anche le regole non dette del mestiere. «Se chi guarda capisce che dietro una orata c’è studio e sacrificio, allora ho fatto centro». Il pubblico è giovane: tanti ragazzi sardi, ma non solo, seguono le sue storie per scoprire un mondo che rischia di sparire.

Un mestiere imparato sul campo, giorno dopo giorno

Broccia ha cominciato a pescare poco più che ventenne. Prima lavori precari, nessuna strada chiara. Poi il mare: «Mi ha preso all’improvviso», ricorda. «Mio padre aveva barche da passeggio, ma per lui era solo un hobby». Elia invece ha deciso di provarci sul serio. Ha iniziato con una barchetta di sei metri, imparando sul campo.

«Imparare a costruire e riparare le reti è stato fondamentale», confida. «Ti dà autonomia». Un grande aiuto è arrivato da Pino, vecchio lupo di mare della zona: «Mi diceva sempre che la perseveranza è una qualità, lo sconforto no». Un insegnamento che Elia porta con sé ancora oggi.

Esperienze autentiche tra reti e onde

Oggi Elia porta anche turisti e curiosi a vivere una giornata di pesca nella sua Buggerru. Non è una gita organizzata a tavolino: chi sale a bordo partecipa davvero al lavoro. «Si sporcano le mani, sentono la fatica», spiega. «Non voglio vendere l’immagine romantica del pescatore, ma mostrare la realtà». Per Elia è anche un modo per trasmettere un mestiere che rischia di sparire: «Se nessuno lo racconta e nessuno lo vive, muore».

Pesca sostenibile: l’unica via da seguire

Nei suoi video emerge chiaro il messaggio della sostenibilità. «Per me la pesca sostenibile non è una parola vuota», chiarisce Broccia. Vuol dire rispettare i periodi di fermo biologico, le taglie minime, usare gli attrezzi giusti. Ma anche fare scelte coraggiose: «Se una specie soffre, bisogna fermarsi davvero, anche per un anno intero». E dare valore al cosiddetto pesce povero, meno richiesto ma altrettanto buono.

«Il mare non è infinito», ripete spesso. «I limiti dobbiamo metterceli noi. Se non lo fa nessuno, siamo spacciati».

Collaborazione e aiuto: la ricetta per il futuro

Per far andare avanti questa idea servono studi continui e collaborazione tra pescatori e istituzioni. «Serve un sostegno economico per chi decide di fermarsi», sottolinea Elia. Tutto è possibile, ma servono idee chiare e responsabilità condivisa.

Nel suo piccolo, Broccia continua a raccontare tutto questo ogni giorno. Perché – ne è convinto – se la gente capisce davvero cosa c’è dietro il pesce che arriva in tavola, allora chiederà regole migliori.

E il regalo più grande che gli ha dato il mare? «La vita corre veloce», sorride Elia guardando l’orizzonte. «In barca i tempi sono lenti. Posso fermarmi e godermi il viaggio».

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