Roma, 19 febbraio 2026 – Sono già quattro i pescatori morti quest’anno nelle acque italiane. Lo denuncia Confcooperative-Fedagripesca, riportando sotto i riflettori il dramma delle morti bianche nella pesca professionale. Un’emergenza che le cooperative del settore non possono più ignorare, soprattutto in un Paese dove la sicurezza sul lavoro in mare resta tra le peggiori in Europa. “La nostra vicinanza va alle famiglie e ai colleghi colpiti da queste tragedie”, ha detto Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca, in una nota diffusa oggi.
Incidenti in aumento, flotta vecchia: il quadro Inail
Il secondo rapporto Inail sui lavoratori del mare, uscito nel 2024, racconta una situazione che peggiora col tempo. Tra il 2004 e il 2022, i casi di morti, sparizioni e annegamenti sono più che raddoppiati. Numeri pesanti, che lasciano un’ombra sui porti di Mazara del Vallo e Chioggia, dove ogni partenza porta con sé speranza ma anche paura. La maggior parte degli incidenti, il 96,9%, non è fatale, ma quel 2,3% di morti pesa come un macigno. E cresce anche il numero di infortuni gravi, come amputazioni e fratture.
Secondo la Fao, la mortalità tra i pescatori italiani è oltre venti volte più alta rispetto ad altri lavoratori. Un dato che non lascia spazio a scuse. “Non sono fatalità. Non si può andare avanti con barche vecchie e attrezzi inadeguati”, sottolinea Tiozzo. In Italia, più della metà delle imbarcazioni ha oltre trent’anni, alcune risalgono addirittura agli anni Cinquanta. E oltre il 70% della flotta è fatto di piccole barche sotto i dodici metri, spesso senza le dotazioni moderne che potrebbero fare la differenza.
Non solo maltempo: i pericoli di ogni giorno
Il pericolo in mare non arriva solo dal maltempo. Il rapporto Inail spiega che il 90,4% degli infortuni avviene con mare calmo o poco mosso, mentre l’84% succede durante uscite brevi. I rischi più comuni? Scivolate a bordo (31,2%) e incidenti con reti e attrezzi (19,7%). Insomma, il pericolo è nascosto nelle operazioni di tutti i giorni. “Il rischio non è solo nelle tempeste – racconta un pescatore di Porto Garibaldi – ma in ogni gesto che fai mille volte”.
Preoccupano anche le malattie professionali. Dal 1999 al 2022 sono stati riconosciuti oltre duemila casi legati al lavoro in mare: tumori e asbestosi sono i più diffusi, spesso dovuti alla presenza di amianto sulle navi. Un’eredità pesante, che si somma all’età alta degli operatori: il 23% degli infortunati ha più di 55 anni.
Tagli Ue e risorse scarse: l’allarme delle cooperative
L’Italia ha la più grande flotta d’Europa, con il 17,5% delle imbarcazioni Ue. Ma gli incentivi per costruire barche nuove non arrivano da oltre vent’anni. “Apprezziamo l’impegno del governo e del sottosegretario La Pietra per compensare i tagli europei – dice Tiozzo – ma serve uno sforzo più grande: senza soldi, continueremo a pagare con vite umane”.
Il vero rischio è legato alla programmazione europea 2028-2034: secondo Confcooperative-Fedagripesca, i fondi per il settore potrebbero calare fino al 63%, passando da 6,1 a poco più di 2 miliardi di euro. Un taglio che mette a rischio strumenti essenziali come il fermo pesca, la rottamazione delle barche vecchie e il sostegno ai pescatori.
Fondo Vittime del Mare: risorse troppo basse
Il Fondo Vittime del Mare, attivo dal 2008, garantisce fino a cinquantamila euro agli eredi dei pescatori morti. Una cifra che le cooperative giudicano troppo bassa rispetto ai rischi di questo lavoro. “Chiediamo che venga aumentata – dice Tiozzo – perché chi lavora in mare merita rispetto e sicurezza”.
Mentre si aspettano risposte da Bruxelles e Roma, la tensione resta alta nei porti italiani. “Ogni volta che salgo a bordo so che può succedere qualcosa”, confida un giovane marinaio di Molfetta. Eppure, per molti la pesca è una scelta di vita. Una scelta che oggi reclama più attenzione e investimenti. Dietro ogni numero c’è una storia spezzata troppo presto.