Sfax, 30 dicembre 2025 – Un nuovo passo avanti nella ricerca sulle energie rinnovabili dal mare è stato fatto a Sfax, dove è stato presentato il progetto europeo Flottant, finanziato dall’Unione Europea tramite il programma Interreg Next Italia-Tunisia. Partito a maggio 2025, questo progetto punta a creare un sistema ibrido di ultima generazione per recuperare e sfruttare al meglio l’energia dalle fonti marine, con l’obiettivo di ridurre l’impatto sull’ambiente e valorizzare il Mediterraneo come risorsa chiave per la transizione energetica.
Italia e Tunisia insieme per l’energia del futuro
Il progetto Flottant – che sta per “Filières de l’Énergie Optimisée avec Transducteurs et Technologies Avancées pour la Nouvelle génération de récupérateur hybride et le Traitement des sources marines” – coinvolge quattro università: per l’Italia, l’Università di Catania (capofila) e quella di Palermo; per la Tunisia, l’Università di Sfax e quella di Gabès. Il budget complessivo supera il milione di euro e servirà a progettare, realizzare e testare un dispositivo capace di estrarre energia in modo efficiente da diversi fenomeni fisici, biologici e termici dell’ambiente marino.
All’Università di Sfax, durante l’incontro di avvio, erano presenti rappresentanti istituzionali e accademici dei partner. La dott.ssa Daniela Segreto, responsabile del Dipartimento Programmazione della Regione Siciliana e coordinatrice del programma Interreg Next Italia-Tunisia, ha sottolineato l’importanza della collaborazione oltre confine. Dalla Tunisia, la dott.ssa Samira Rafrafi ha dato il benvenuto ai partecipanti, evidenziando quanto sia fondamentale lavorare insieme nel campo delle energie rinnovabili.
Tecnologie all’avanguardia per un sistema ibrido
Al centro del progetto c’è un sistema innovativo di energy harvesting, che combina diverse tecnologie per catturare energia dal mare. Il prof. Carlo Trigona, responsabile scientifico di Flottant, ha spiegato che il dispositivo userà soluzioni fuori dal comune: “Parliamo di microbial fuel cell posizionate sui fondali marini, trasduttori capacitivi che trasformano il movimento dell’acqua in elettricità, cavi piezoelettrici che non risuonano per generare e trasportare segnali elettrici, e trasduttori termoelettrici flottanti in superficie che sfruttano sia le maree sia i gradienti di temperatura fra acqua e sole”.
La prof.ssa Anna Maria Gueli dell’Università di Catania ha illustrato le fasi di progettazione e sviluppo del sistema Flottant, mentre la prof.ssa Delia Chillura Martino di Palermo ha parlato delle ricerche sulle pile a combustibile microbiologiche. Dal lato tunisino, il prof. Nabil Derbel di Sfax ha approfondito la modellazione della dinamica dei trasduttori, e il prof. Ahmed Said Nouri di Gabès ha presentato sistemi predittivi per migliorare l’energia prodotta.
Obiettivi concreti e impatto sul territorio
I partner hanno spiegato che il sistema Flottant permetterà di sommare le diverse fonti di energia, risultando competitivo anche rispetto a solare ed eolico. “Il progetto è stato pensato per rispettare l’ambiente e le aree marine coinvolte”, ha aggiunto Trigona, “grazie a un design distribuito e verticale che limita l’impatto ambientale”.
Sono previsti inoltre il coinvolgimento diretto delle comunità costiere, delle industrie energetiche, del settore marittimo, degli enti ambientali e delle istituzioni di ricerca. L’obiettivo è rafforzare la collaborazione transfrontaliera e favorire uno sviluppo sostenibile lungo le coste del Mediterraneo.
Tempo e prospettive
Il progetto si concluderà a maggio 2028. Per l’Università di Catania partecipano tre dipartimenti: Ingegneria elettrica elettronica e informatica, Fisica e Astronomia, Scienze della Formazione, con i professori Salvatore Baglio (Dieei) e Eleonora Pappalardo (Disfor), a conferma dell’approccio multidisciplinare scelto.
I risultati attesi vanno dalla produzione di energia sostenibile da diverse fonti marine allo sviluppo di soluzioni innovative per lo stoccaggio energetico, fino all’alimentazione di sistemi di illuminazione costiera e di dispositivi per il monitoraggio ambientale. “Solo con una collaborazione scientifica così ampia”, ha concluso Trigona, “potremo davvero trasformare il mare in una risorsa energetica integrata e sostenibile per tutto il Mediterraneo”.