Pescara, 12 febbraio 2026 – Enrico Melozzi, direttore d’orchestra e compositore, si è raccontato senza filtri nel podcast “Gli occhi del mare” di Simone Pavone, andato in onda ieri sera su RadioAltraMarea. Dalla sede di Pescara, il maestro ha ripercorso la sua carriera e ha parlato dei suoi sogni, a dieci anni dal debutto al Festival di Sanremo.
Dieci anni a Sanremo, ma lo sguardo è oltre l’Italia
Davanti ai microfoni, Melozzi ha fatto un bilancio del suo percorso, soffermandosi soprattutto sull’esperienza sanremese. “Sono dieci anni che passo da Sanremo, ma il mio sogno resta il Metropolitan di New York”, ha ammesso con un pizzico di emozione. Quel teatro è un punto di arrivo per chi fa musica classica, un traguardo ambito. Eppure, nonostante i successi sul palco dell’Ariston — l’ultimo proprio alla scorsa edizione, dove ha diretto l’orchestra per vari artisti in gara — il maestro guarda oltre i confini italiani.
“In Italia comanda chi ha più anni sulle spalle”, ha detto senza mezzi termini. Per Melozzi, il mondo della musica nel nostro paese è spesso chiuso alle novità e ai giovani. “Ci sono troppi ostacoli per chi vuole farsi strada”, ha spiegato, ricordando le tante difficoltà incontrate e le porte sbattute in faccia.
Dalle prime note a Teramo alla sigla di Report
Nel corso della chiacchierata, Melozzi ha raccontato anche dei suoi esordi a Teramo. “Avevo sei anni quando ho cominciato a suonare il pianoforte”, ha detto. La passione per la musica è nata in casa, anche se non sempre è stata capita fino in fondo dalla famiglia.
Non sono mancati i riferimenti ai suoi lavori più conosciuti, tra cui la celebre sigla di Report, il programma di Rai3. “È stato un lavoro diverso dal solito”, ha spiegato. “Ho cercato un suono che fosse subito riconoscibile ma anche inquietante, proprio come le storie che racconta il programma”. Un modo di fare musica che rispecchia il suo stile: poco convenzionale, spesso istintivo.
Un modo tutto suo di comporre
Melozzi ha parlato anche del suo metodo creativo. “Non ho mai un percorso fisso”, ha ammesso. “A volte parto da una melodia che mi viene in mente mentre cammino, altre da un ritmo che sento per caso”. Un approccio lontano dalla tradizione accademica che, secondo lui, è proprio la sua forza.
“Per me la musica è qualcosa di vivo”, ha aggiunto. “Non la si può incasellare in regole troppo rigide”. Questa idea si riflette nei suoi lavori recenti e nelle collaborazioni con artisti di generi diversi: dal pop alla musica contemporanea.
Il futuro? Scala, Metropolitan e tanta voglia di fare
Guardando avanti, Melozzi non nasconde le sue ambizioni. “Il sogno è dirigere una mia opera alla Scala o al Metropolitan”, ha detto sorridendo. Un obiettivo che sembra lontano, ma non impossibile. “Ci vogliono tempo e fortuna”, ha ammesso. “Ma soprattutto serve un ambiente capace di apprezzare le idee nuove”.
L’intera puntata del podcast è disponibile su Spotify (link nella descrizione). Il progetto è promosso da Informagiovani, la piattaforma del Comune di Pescara, che racconta storie di talento e creatività legate all’Abruzzo.
Melozzi continua a muoversi tra Roma e Milano. “Non mi fermo mai”, ha chiuso. “La musica è una corsa senza sosta: solo così ti rendi conto di quanto sia difficile — e necessario — non smettere mai di sognare”.