Giustizia in pericolo: Esposito accusa Schlein di tradire il garantismo mentre l’Anm fa da spalla al sì

Roma, 14 giugno 2024 – Stefano Esposito, ex parlamentare del Partito Democratico, si schiera apertamente a favore del referendum sulla separazione delle carriere in magistratura, che si terrà nelle prossime settimane. In un momento in cui il centrosinistra appare spaccato e la segretaria Elly Schlein ha virato verso il no, Esposito – che ha conosciuto sulla propria pelle le difficoltà di un lungo percorso giudiziario – insiste sulla necessità di una svolta. “Voterò sì”, ha detto, “perché è ora di abbattere un tabù che vede la magistratura come un soggetto privo di responsabilità rispetto alle proprie azioni”.

Il Pd spaccato sul referendum: la posizione di Esposito

La scelta di Esposito arriva in un clima di tensione. Il Partito Democratico, che in passato aveva appoggiato la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, oggi si trova spaccato. “Il Pd cambia idea a seconda di chi guida”, racconta Esposito, ricordando che fino a pochi anni fa molti suoi colleghi sostenevano questa riforma. Ora invece la linea è contraria, con manifestazioni rumorose anche in Aula. “La coerenza non è di moda”, aggiunge l’ex senatore, sottolineando come il partito abbia “gettato alle ortiche la cultura garantista” per inseguire alleanze con Movimento 5 Stelle e Avs.

Il ruolo dell’Anm e le accuse di catastrofismo

Secondo Esposito, il dibattito pubblico è dominato da una narrazione “catastrofista” dell’Associazione Nazionale Magistrati. “Le loro argomentazioni contro questa riforma sono così esagerate da diventare il miglior alleato del sì”, osserva. Per lui, la riforma non risolverà tutti i problemi della giustizia italiana, ma è un passaggio fondamentale: “Il messaggio deve essere chiaro: questa riforma serve prima di tutto a garantire ai cittadini un processo con un giudice davvero terzo e imparziale”.

Centrodestra in campo: una battaglia lasciata alla destra

Nel frattempo, il centrodestra ha fatto sua la battaglia per la separazione delle carriere. Una scelta, secondo Esposito, che nasce anche dal vuoto lasciato dalla sinistra. “Lasciare al centrodestra una battaglia che è sempre stata della sinistra è ormai una costante con la gestione Schlein”, afferma. Ma avverte: “Non penso che questa riforma risolverà come per magia tutti i problemi della giustizia italiana”. Restare fermi, però, significherebbe rinunciare anche solo a provarci.

Il peso delle indagini sulla vita delle persone

Esposito parla anche da ex indagato. Racconta come l’apertura di un’indagine possa segnare a lungo la vita di cittadini e imprese: “Non conta il processo, che arriva dopo anni; conta l’avviso di garanzia, che spesso arriva accompagnato da una stampa compiacente, e la persona è già segnata”. Ammette che questo non si risolve solo con la separazione delle carriere. Ma bocciare la riforma significherebbe non avere neanche la possibilità di provarci.

Politica e referendum: il rischio della strumentalizzazione

Dall’altra parte, le opposizioni puntano a trasformare il referendum in un voto contro il governo Meloni. “Se ti schieri con l’Anm, non hai molte alternative”, commenta Esposito. La strategia, dice, ricorda quella del 2016 contro Matteo Renzi: politicizzare il voto sperando di far cadere il governo. Eppure, dal suo punto di vista, il clima sembra più favorevole al sì.

Un Pd senza minoranze e senza voce

Infine, l’ex senatore fa il punto sul suo partito: “Nel Pd di oggi non c’è una vera minoranza”, dice. Chi era favorevole alla separazione delle carriere ha cambiato idea o si è allineato alla segreteria. Una scelta che lascia campo libero al centrodestra e rischia di allontanare il Pd dalle sue radici garantiste.

In attesa del voto, il dibattito resta acceso. E la voce fuori dal coro di Stefano Esposito – tra esperienza personale e critica politica – riporta al centro una domanda fondamentale: quale giustizia vogliono davvero gli italiani?

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