Copenaghen, 16 febbraio 2026 – Mentre il mondo si prepara a fronteggiare l’innalzamento dei mari, attorno alla Groenlandia potrebbe succedere il contrario: il livello del mare lì sta per abbassarsi in modo significativo. A dirlo è uno studio appena uscito su Nature Communications, firmato da un gruppo di geofisici della Columbia University di New York. Se questa previsione si confermerà, cambierà di molto il modo in cui pensiamo agli effetti del riscaldamento globale sulle coste artiche.
Il mare che si ritira: il paradosso della Groenlandia
In un mondo dove la paura è quella di vedere le città sommerse, la Groenlandia fa eccezione. I ricercatori dicono che le sue coste potrebbero vedere il mare abbassarsi tra 0,9 e 2,5 metri entro il 2100, a seconda di come andranno le emissioni di gas serra. “Può sembrare strano, quasi un controsenso”, racconta Lauren Lewright, prima firmataria dello studio, “ma è un fenomeno che si basa su processi fisici ben conosciuti”.
Per arrivare a queste cifre, il team ha mescolato dati satellitari con modelli al computer, facendo varie ipotesi. Se le emissioni si fermano, il calo sarà più leggero; se invece si continuerà senza limiti, il livello del mare potrebbe scendere di oltre due metri e mezzo. Una forbice ampia, che riflette l’incertezza sulle scelte politiche di domani.
Perché il mare si abbassa? Terra che si solleva e gravità che cambia
Dietro a tutto c’è un meccanismo chiamato aggiustamento isostatico glaciale. Quando la calotta di ghiaccio perde peso – oggi circa 200 miliardi di tonnellate all’anno – la terra sotto piano piano si rialza, un po’ come un materasso che torna su quando togli qualcuno sopra.
Ma non è finita qui. “La calotta esercita una forte attrazione gravitazionale sull’acqua intorno”, spiega Lewright. “Quando si scioglie, questa forza si indebolisce e l’acqua si sposta lontano dalle coste”. Insomma, meno ghiaccio significa meno gravità che trattiene il mare vicino, e così l’acqua si allontana.
Cosa cambia per chi vive lì
Le conseguenze per i circa 56mila abitanti della Groenlandia, soprattutto quelli lungo la costa, potrebbero essere pesanti. Porti, villaggi di pescatori, strade e rotte di navigazione sono costruiti pensando a un livello del mare stabile. “Le comunità dovranno fare i conti con cambiamenti che toccano pesca, trasporti e sicurezza delle infrastrutture”, avverte Jacquelina Austermann, che ha partecipato allo studio.
Anche i ghiacciai costieri potrebbero risentirne. L’abbassamento del mare potrebbe rallentarne lo scioglimento, stabilizzandoli dove incontrano l’oceano. Però, aggiunge Austermann, “non sappiamo ancora se questo calo sarà abbastanza per fermarli davvero”.
Un’eccezione nel panorama mondiale
La Groenlandia è un caso a sé. Nel resto del pianeta, il livello del mare cresce soprattutto perché l’acqua si espande col caldo e perché si sciolgono i ghiacci continentali. Gli oceani assorbono oltre il 90% del calore in più prodotto dai gas serra, ricorda l’IPCC.
Eppure, proprio dove il ghiaccio si perde più in fretta, il mare sembra pronto a ritirarsi. Un vero paradosso che mostra quanto siano complesse le interazioni tra clima, terra e società. Gli autori del lavoro lanciano un monito: “Serve una pianificazione attenta”, dice Lewright, “perché i cambiamenti arriveranno in fretta e saranno profondi”.
Guardando avanti: cosa ci aspetta
Il gruppo della Columbia sta già lavorando a modelli più precisi per capire come questo abbassamento influirà su porti, villaggi e natura. Intanto, le comunità groenlandesi osservano i primi segnali: moli che si trovano più in alto rispetto al mare e tratti di costa che lentamente emergono.
Solo il tempo dirà se queste previsioni reggeranno. Ma una cosa è chiara: la Groenlandia dovrà affrontare un futuro molto diverso da quello che immaginiamo per le coste del resto del mondo.