Pescara, 23 febbraio 2026 – Il dragaggio del porto di Pescara torna a far discutere, con il Partito Democratico e il candidato sindaco Carlo Costantini che puntano il dito contro i ritardi e gli interventi fatti finora, giudicati insufficienti rispetto agli impegni presi a settembre. Secondo il vicepresidente del consiglio regionale Antonio Blasioli e i consiglieri comunali Pd, finora sono stati tolti solo 3mila metri cubi di detriti su 6mila promessi. Intanto, la città – che la maggioranza di centrodestra vuole far diventare “Capitale del Mare” – resta con un porto poco accessibile per i pescatori.
Dragaggio a metà: i ritardi non si nascondono
Il problema era già emerso in estate, durante una conferenza stampa al Ponte del Mare. Oggi torna prepotente, con Blasioli e Costantini che parlano di un cronoprogramma fermo a almeno quattro mesi di ritardo. Un ritardo che mette in difficoltà un settore già in difficoltà. “Abbiamo chiesto più volte di fare chiarezza sul porto – ha detto Blasioli – per capire davvero quali soldi servano per un dragaggio che risolva il problema”. L’operazione di rimozione dei fanghi, partita con tanto clamore a settembre 2025, è stata ribattezzata “dragaggetto” dai dem: “Un intervento parziale, e così è rimasto”.
I numeri parlano chiaro, dicono i consiglieri Pd. “Sono stati tolti solo 3mila metri cubi su 6mila previsti, con costi alti e undici cumuli da 500 metri cubi ciascuno sulla banchina del porto. Una specie di mini vasca di colmata, dove i fanghi sono ancora lì, in attesa di essere portati via”. L’operazione è costata circa 500mila euro, ma per garantire almeno un minimo di agibilità servirebbe rimuovere almeno 20-25mila tonnellate di fanghi, con una spesa stimata di almeno 10 milioni di euro. Per un dragaggio completo, invece, si parla di 50-60mila tonnellate da rimuovere e di investimenti per almeno 25 milioni.
La marineria soffre, il porto non aiuta
Il punto più delicato, secondo il Pd, è proprio la situazione della marineria. “Ogni anno il fiume Pescara porta circa 15mila metri cubi di detriti. Togliere solo 3mila significa svuotare il mare con un cucchiaino”, ha detto Costantini. I pescatori segnalano sempre più difficoltà a entrare e uscire dal porto canale, mentre i cumuli di fanghi restano ben visibili sulla banchina. “Chi ha parlato di svuotare la vasca di colmata fa solo scena – ha aggiunto Blasioli – e chi ha osato definire ‘modello Pescara’ lo smaltimento dei fanghi, nasconde la verità: si è fatto il minimo indispensabile per mancanza di soldi”.
A complicare le cose c’è anche la proroga dell’ordinanza dell’Autorità portuale che permette di tenere i sedimenti stoccati finché non finiscono le operazioni di carico e trasporto. “Il cantiere è fermo – spiegano i consiglieri – perché non c’è più spazio per continuare a dragare”.
Mercato ittico e lavori bloccati: altre spine nel fianco
Non è solo il dragaggio a creare problemi. Nel mirino del Pd finisce anche il nuovo mercato ittico, spostato nell’ex biglietteria sul molo sud. “Lo spostamento avrebbe dovuto essere fatto con la marineria – ha detto Giampietro – invece ci ritroviamo con un locale piccolo, appena 350 metri quadrati, dove non si riescono a rispettare le norme igieniche”. Per sistemarlo sono stati spesi 430mila euro, più altri 415mila per un sistema di asta elettronica che, secondo i pescatori, non regge il ritmo e si blocca spesso.
A pesare sono anche i lavori portuali, fermi da mesi. Dopo la revoca dell’appalto per completare il pennello di foce e la scogliera di radicamento, avvenuta nell’autunno 2025, il Piano regolatore portuale è ancora bloccato al comitato Via nazionale. Anche se il ministero della Cultura ha dato parere, ci sono diverse prescrizioni da rispettare.
Pd: “Basta chiacchiere, serve un cambio di passo”
“Ritardi su ritardi che fanno male”, dicono i dem. “I pescatori sanno che si procede a tentoni, perché i soldi non ci sono. La destra ha lasciato Pescara e il suo porto al loro destino”. Il Partito Democratico assicura di aver messo in campo tutte le istituzioni per ottenere fondi, ma senza risposte dalla maggioranza. “Annunci come ‘Pescara Capitale del Mare’ restano solo parole”, ha concluso Costantini.
La situazione, insomma, resta in bilico tra promesse e attese. Nel frattempo, la marineria guarda con preoccupazione ai prossimi mesi: senza interventi concreti e soldi veri, il porto rischia di restare bloccato ancora a lungo.