Il drone Hydron-R di Saipem stabilisce un nuovo record di permanenza nel profondo mare

Oslo, 6 febbraio 2026 – Il drone sottomarino Hydrone-R di Saipem ha segnato un nuovo record mondiale, restando attivo per 240 giorni di fila sui fondali corallini di Njord, in Norvegia. La notizia è arrivata questa mattina dal gruppo italiano, che ha evidenziato come l’impresa sia stata portata a termine “in modo indipendente, senza cavi e senza supporto dalla superficie”. Un passo avanti importante, che contribuisce – si legge nella nota – “alla conoscenza e alla tutela degli ecosistemi marini grazie alla robotica subacquea”.

Hydrone-R, un’autonomia senza precedenti nei mari norvegesi

Il traguardo di Hydrone-R va oltre i numeri. Il drone, studiato per lavorare in profondità e in condizioni difficili, ha passato più di otto mesi consecutivi sott’acqua senza bisogno di interventi diretti da parte di navi o operatori sul posto. Un dettaglio che, secondo Saipem, rappresenta “un salto tecnologico” nel campo dell’energia offshore. L’area di Njord, a circa 130 chilometri a nord-ovest di Trondheim, è conosciuta per il suo ambiente ostile e per la presenza di delicati ecosistemi corallini.

Un contratto di 10 anni e centinaia di missioni portate a termine

Le operazioni del drone fanno parte del contratto decennale firmato nel 2019 tra Saipem ed Equinor, la compagnia energetica norvegese. È, come ricordano i tecnici, il “primo accordo mondiale di servizio per droni subacquei nel settore dell’energia offshore in acque profonde”. Da quando sono iniziate le attività, Hydrone-R ha accumulato oltre 500 giorni in immersione, quasi la metà consecutivi. Le missioni sono state gestite da remoto, con centinaia di interventi portati a termine senza bisogno di navi di appoggio, ha spiegato un portavoce dell’azienda.

Lavorare in mare agitato: onde fino a 12 metri superate senza problemi

Uno degli aspetti più impressionanti è la capacità del drone di operare anche in condizioni meteorologiche estreme. Recentemente, Hydrone-R è intervenuto su un pozzo nel campo di Njord con onde alte fino a 12,5 metri. “In situazioni così difficili – ha raccontato un ingegnere del progetto – nessun veicolo tradizionale Work Class Rov sarebbe riuscito a lavorare”. E invece il drone ha completato l’intervento, assicurando “efficienza e rapidità”, come sottolinea Saipem.

Robotica autonoma per più sicurezza e meno inquinamento

L’uso della robotica subacquea autonoma porta vantaggi anche per l’ambiente e la sicurezza. Secondo i dati forniti dall’azienda, il drone permette di tagliare in modo significativo le emissioni di CO2, eliminando la necessità delle navi di supporto tradizionali. Un risparmio che si traduce anche in maggiore sicurezza per gli operatori: “Meno persone in mare vuol dire meno rischi”, ha spiegato un responsabile della divisione offshore.

Tecnologia italiana protagonista nella sfida energetica globale

Il successo di Hydrone-R conferma il peso crescente della tecnologia italiana nella trasformazione del settore energetico mondiale. La collaborazione tra Saipem ed Equinor, iniziata sette anni fa, punta a sviluppare soluzioni sempre più autonome e rispettose dell’ambiente per gestire gli impianti offshore. “Questa esperienza – ha detto un dirigente Saipem – dimostra che innovazione e tutela degli ecosistemi marini possono andare di pari passo”.

Il drone continuerà a operare nei fondali norvegesi nei prossimi mesi. Gli ingegneri sono già al lavoro su nuove missioni, con l’obiettivo di spingere ancora più in là i limiti dell’autonomia subacquea e raccogliere dati fondamentali per la ricerca scientifica e la salvaguardia degli habitat marini.

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