Reggio Calabria, 18 febbraio 2026 – Il Mediterraneo torna a restituire i corpi di chi ha perso la vita nel tentativo di attraversarlo. Negli ultimi giorni, almeno tredici migranti senza nome sono stati trovati tra le coste della Calabria tirrenica e della Sicilia occidentale, trascinati a riva dalle recenti mareggiate che hanno flagellato il Sud Italia. Una tragedia che riporta d’attualità il dramma delle rotte migratorie e quei naufragi spesso invisibili, senza testimoni né soccorsi.
Mare in tempesta, tredici corpi tra Calabria e Sicilia
Sono nove i corpi recuperati sulle spiagge siciliane tra Pantelleria e Trapani. Altri quattro sono stati trovati lungo la costa calabrese, da Scalea a Tropea, passando per Amantea e Paola. L’ultimo ritrovamento risale a ieri mattina a Tropea, dove alcuni studenti in passeggiata sul lungomare hanno visto un corpo galleggiare tra le onde e hanno subito chiamato la Capitaneria di porto.
«All’inizio sembravano due corpi», racconta il comandante della Guardia Costiera di Tropea, Giuseppe Durante. «In realtà era solo uno, o meglio quel che ne restava. Aveva ancora addosso il salvagente arancione, lo stesso che ho visto tante volte durante i salvataggi dei migranti». Durante, che ieri si è tuffato personalmente per recuperare il corpo, non ha avuto dubbi: «Quel tipo di salvagente è usato proprio da chi tenta la traversata».
Indagini aperte per scoprire chi sono e come sono morti
Le autorità stanno cercando di fare luce sulle identità delle vittime e sulle cause della morte. La Procura di Paola e quella di Vibo Valentia hanno disposto l’autopsia per i corpi trovati in Calabria. Le prime ipotesi parlano di migranti caduti in mare da imbarcazioni naufragate nei giorni scorsi, forse durante il passaggio del ciclone Harry o in circostanze ancora da chiarire.
Sul posto sono intervenuti Polizia locale, Carabinieri, Guardia Costiera e Vigili del fuoco. Le salme sono state portate negli obitori dei comuni costieri in attesa di essere identificate. «Stiamo cercando di ricostruire cosa è successo», spiega un funzionario della Procura. «Al momento non ci sono segni evidenti di violenza sui corpi».
Sicilia, Pantelleria e Trapani tra i luoghi del dramma
Anche in Sicilia la situazione è grave. Cinque corpi sono stati recuperati a Pantelleria – due in mare e tre sulle scogliere – e altri sono stati trovati a Marsala, Petrosino, San Vito Lo Capo e davanti all’isolotto della Colombaia a Trapani. Le operazioni sono state coordinate dalla Guardia Costiera e dalle forze dell’ordine.
Secondo la Guardia Costiera di Trapani, i corpi sono stati rinvenuti in diversi punti della costa, spesso dopo segnalazioni di cittadini o pescatori. In alcuni casi erano già in stato avanzato di decomposizione, segno che sono rimasti in mare per giorni.
Mediterraneo centrale, la rotta più mortale
Il tratto di mare tra Nord Africa e Italia resta la rotta migratoria più pericolosa. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) conta oltre 450 morti solo a gennaio 2026 nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale, un numero triplicato rispetto allo stesso mese del 2025. L’associazione Refugees in Libya stima invece circa mille dispersi, basandosi sulle segnalazioni di parenti e amici che non hanno più notizie.
Solo pochi giorni fa, il vescovo di Trapani, Pietro Maria Fragnelli, ha celebrato una messa per ricordare le vittime dei naufragi. «Abbiamo trasformato il Mediterraneo in un enorme cimitero», ha detto Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans. «Da dieci giorni monitoriamo una serie continua di ritrovamenti lungo le coste siciliane e calabresi: è la tragica conferma dell’ecatombe avvenuta tra il 15 e il 22 gennaio».
Un dramma che chiede risposte alle istituzioni
Mentre le indagini vanno avanti e le comunità locali si confrontano con l’ennesima tragedia, resta aperta la questione di come si gestiscono i flussi migratori e i soccorsi in mare. «Ci chiediamo se nelle istituzioni italiane ci sia davvero attenzione per questa strage silenziosa», aggiunge Marmorale.
Intanto, sulle spiagge del Sud restano i segni concreti di una tragedia che si ripete: salvagenti arancioni tra le onde, corpi senza nome sulla sabbia. E tante domande ancora senza risposta.