Palermo, 19 febbraio 2026 – Il Mediterraneo resta il mare più inquinato al mondo per la quantità di microplastiche presenti. Una realtà che fa suonare più di un campanello d’allarme tra scienziati e istituzioni. A ribadirlo, ieri mattina allo Steri di Palermo, è stato Fabrizio Pepe, professore ordinario del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo, durante la presentazione del progetto Maestri. Un’iniziativa che punta a creare il primo modello per prevedere come si accumulano le microplastiche nel Mediterraneo centrale.
Il Mediterraneo: un primato preoccupante per le microplastiche
I numeri parlano chiaro. Secondo Pepe, il Mediterraneo ospita il 7% delle microplastiche presenti nel mondo, pur rappresentando solo l’1% dell’acqua totale del pianeta. Una concentrazione senza paragoni, ha spiegato il docente, che mette a serio rischio tutto l’ecosistema marino. “Con queste quantità, le microplastiche finiscono nella catena alimentare: i pesci le ingoiano e, così, arrivano anche a noi quando li mangiamo”, ha detto Pepe davanti a una platea di ricercatori, studenti e rappresentanti delle istituzioni locali.
Salute e biodiversità in pericolo
Le microplastiche non minacciano solo l’ambiente, ma anche la nostra salute. “Il corpo umano non è fatto per avere queste particelle dentro”, ha detto Pepe. “Possono scatenare malattie, infiammazioni e altri problemi”. La ricerca è ancora in corso per capire tutti i danni che possono provocare. Intanto, i dati mostrano che sempre più microplastiche si trovano nei tessuti di pesci e molluschi pescati nel Mediterraneo.
Maestri, il progetto che guarda avanti
Il progetto Maestri nasce proprio per affrontare questa emergenza. Coordinato dall’Università di Palermo e finanziato con 1,5 milioni di euro dal Programma Interreg Italia-Malta, coinvolge anche le università di Messina, Catania e Malta, il Cnr della Città dello Stretto e il ministero dei Lavori pubblici dell’Isola dei Cavalieri. Partito a maggio 2025, si concluderà nel 2027.
“Vogliamo capire come si distribuiranno le microplastiche nei prossimi dieci anni nel Mediterraneo centrale”, ha spiegato Pepe. Il modello si baserà su dati raccolti sul campo e simulazioni avanzate. Solo così si potrà scoprire quali coste sono più a rischio e come si formano queste concentrazioni.
Una rete internazionale per affrontare il problema
Oltre a Pepe, a guidare il progetto ci sono i professori Gianluca Sarà e Marta Corradino, sempre del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare di Palermo. La collaborazione tra università siciliane e maltesi, il Cnr e le istituzioni pubbliche dell’Isola dei Cavalieri è fondamentale. “Un problema senza confini si può affrontare solo con una rete internazionale”, ha detto Sarà a fine presentazione.
Nel progetto rientrano anche idee per ridurre l’inquinamento da microplastiche. Tra queste, sistemi di monitoraggio costante nelle zone più a rischio e campagne di sensibilizzazione rivolte sia ai cittadini sia a chi lavora nella pesca.
Un’emergenza che riguarda tutti
La quantità di microplastiche nel Mediterraneo non è più un problema solo per gli esperti. I dati raccolti dall’Università di Palermo e presentati ieri parlano chiaro: senza azioni concrete, la situazione peggiorerà negli anni a venire. “È una sfida che mette a rischio la salute del mare e delle persone”, ha concluso Pepe. Ma solo con la scienza e la collaborazione tra Paesi si potrà cambiare rotta.