Porto Tolle, 16 novembre 2025 – Il fiume Po è ancora sotto assedio dal mare Adriatico. Il fenomeno del cuneo salino, che fa risalire l’acqua salata lungo il corso del fiume, mette a rischio non solo l’agricoltura ma anche la sicurezza idraulica del Delta del Po. Oggi il Consorzio di bonifica “Delta del Po” ha lanciato un appello diretto ai candidati alla presidenza della Regione Veneto: “Serve subito il piccolo Mose”, ha detto la presidente Virginia Taschini, chiedendo fondi certi e una gestione più snella per fronteggiare l’emergenza.
Cuneo salino in aumento: a rischio agricoltura e territorio
Le ultime misure confermano che il cuneo salino avanza sempre più verso l’interno. A spingere l’acqua salata è la scarsa portata del fiume e la subsidenza che fa abbassare il terreno nelle zone costiere. “Il terreno continua a calare”, ha spiegato Taschini durante un incontro organizzato da Anbi Veneto, l’associazione che riunisce i consorzi di bonifica della regione. “Ogni anno spendiamo circa 3 milioni di euro solo per tenere in funzione le pompe idrauliche. Senza aiuti pubblici, dovremo tagliare su manutenzione e nuovi progetti”.
Il pericolo è reale, avverte la presidente: “Se non si interviene subito, la produzione agricola del Delta sarà compromessa. E non è tutto: anche la sicurezza idraulica dell’intera zona è a rischio”.
La soluzione: una barriera mobile contro il sale
Al centro della richiesta c’è la costruzione di una barriera mobile anti-sale sul ramo di Pila, a Porto Tolle. Una specie di “piccolo Mose” che, nei momenti critici, impedisca all’acqua salata di risalire il fiume. Il progetto, inserito tra le priorità dal commissario straordinario nazionale per la scarsità idrica, Nicola Dell’Acqua, vale circa 90 milioni di euro.
La barriera dovrebbe essere costruita tra l’isola di Pila e quella di Polesine Camerini. Quando chiusa, devierebbe l’acqua dolce che arriva da monte verso i tre rami principali del Po, creando così una spinta contro il cuneo salino. “Bisogna partire subito con la progettazione”, ha sottolineato Taschini. “Ma mancano ancora i fondi”.
Infrastrutture vecchie e risorse che non bastano
Non è solo il Mose il problema. Il Consorzio segnala anche la necessità di ammodernare la rete irrigua di Porto Tolle, con un intervento che supera i 19 milioni di euro. “Molti dei nostri impianti si azionano ancora a mano dai tecnici sul posto”, ha raccontato la presidente. “Serve poter trattenere l’acqua nei periodi di siccità, ma con le attuali strutture è complicato”.
C’è poi il problema della burocrazia. I consorzi chiedono che venga nominato un assessore regionale unico, con tutte le deleghe su Agricoltura e Bonifica, per accelerare le decisioni e far partire subito i lavori. “I candidati ci hanno dato buone parole”, ha ammesso Taschini. “Ora vogliamo vedere i fatti”.
La politica deve dare risposte concrete
L’appello arriva a pochi giorni dalle elezioni regionali in Veneto. Sul tavolo c’è la proroga e il potenziamento del fondo previsto dall’articolo 1, comma 129, della legge 205/2017, pensato proprio per le aree colpite da subsidenza e cuneo salino. Senza un rifinanziamento stabile, spiegano dal Consorzio, sarà dura mantenere le opere esistenti e pensare a nuove soluzioni.
“Abbiamo bisogno di risposte rapide dalla nuova giunta regionale”, ha concluso Taschini. “Il Delta del Po non può più aspettare”. Intanto, tra agricoltori e tecnici che lavorano ogni giorno lungo gli argini, cresce la preoccupazione: “Ogni estate è peggio della precedente”, confida un operatore locale. “Se il mare continua a risalire così, rischiamo di perdere tutto”.
La partita, tra acqua dolce e salata, si gioca ora sulle scelte della politica e sulla capacità di mettere in campo risorse vere per difendere uno degli ecosistemi più fragili d’Italia.