Incontro ravvicinato con la foca monaca: segni del suo Dna nelle acque di Imperia

Imperia, 14 gennaio 2026 – La foca monaca è passata dalle acque di Imperia. A confermarlo sono i ricercatori dell’Istituto Tethys, che nelle ultime settimane hanno trovato tracce di Dna dell’animale nel mare del Ponente ligure. La notizia, resa pubblica ieri pomeriggio durante un incontro alla Capitaneria di Porto, segna un evento raro per la fauna marina italiana e riaccende i riflettori su questa specie protetta nel Mediterraneo.

Dna della foca monaca nel mare di Imperia

A spiegare i dettagli è stata Giulia Bertolino, biologa marina dell’Istituto Tethys. I campioni d’acqua sono stati raccolti tra fine dicembre e i primi giorni di gennaio, in più punti fra Porto Maurizio e Oneglia. “Abbiamo trovato il Dna della foca monaca in almeno due di questi campioni”, ha detto Bertolino, sottolineando che i risultati sono stati confermati da analisi di laboratorio a Genova. Non vuol dire che l’animale si sia stabilito qui, ma sicuramente è passato di recente.

Un ritorno dopo decenni

La foca monaca (Monachus monachus) è una delle specie più minacciate del Mediterraneo. In Italia, gli avvistamenti sono sporadici e di solito avvengono più a sud, sulle isole Egadi o lungo le coste calabresi. “Nel Ponente ligure non si vedeva da almeno trent’anni”, ricorda Luca Ferrando, responsabile del WWF locale. Negli ultimi mesi, alcuni pescatori avevano segnalato movimenti strani vicino agli scogli di Capo Berta, ma senza riuscire a fare foto o video.

Reazioni tra cittadini ed esperti

La notizia ha fatto subito il giro, suscitando curiosità e un po’ di entusiasmo tra chi vive a Imperia. “Non pensavo di poter vedere una cosa del genere qui”, racconta Mario Guglielmi, pensionato che ogni mattina passeggia sulla passeggiata degli Innamorati. Gli esperti però invitano alla cautela: “Il dato sul Dna è importante, ma non basta per parlare di una presenza stabile”, avverte Bertolino. La foca monaca si muove solo se l’ambiente è adatto e se la pressione umana è bassa.

Un campanello d’allarme per la tutela del mare

Il ritrovamento delle tracce genetiche riporta sotto i riflettori la necessità di proteggere le coste liguri. “Questi segnali ci dicono che il nostro mare può ancora essere rifugio per specie rare”, spiega Ferrando. Le associazioni ambientaliste chiedono più controlli su pesca e attività nautiche nelle aree più delicate. “Non è solo la foca monaca a essere a rischio – aggiunge il responsabile WWF – ma l’intero ecosistema marino”.

La ricerca va avanti

L’Istituto Tethys annuncia che i monitoraggi continueranno nei prossimi mesi, con nuovi campioni d’acqua e l’installazione di fototrappole subacquee nei punti più promettenti. “Speriamo di raccogliere altri dati – dice Bertolino – magari anche qualche immagine diretta”. Nel frattempo, la Capitaneria di Porto invita chiunque avvisti l’animale a segnalarlo, ma senza avvicinarsi.

Un segnale di speranza per il Mediterraneo

Il passaggio della foca monaca davanti a Imperia è un piccolo segnale positivo per la biodiversità del Mediterraneo occidentale. Secondo l’ultimo rapporto dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), in tutto il bacino restano meno di 700 esemplari. “Ogni traccia è preziosa”, sottolinea Ferrando, “e ci ricorda quanto fragile sia l’equilibrio del nostro mare”.

Per ora c’è solo un indizio – una scia invisibile nelle acque tra Porto Maurizio e Oneglia – ma basta a riaccendere speranze e domande. E forse, sulle onde del Ponente ligure, qualcuno continuerà a guardare il mare in cerca di quel muso curioso che spunta tra gli scogli.

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