Roma, 2 dicembre 2025 – L’allarme arriva dal cuore della logistica italiana: l’intermodalità rischia di arretrare, schiacciata da una tassazione considerata troppo pesante. Secondo gli addetti ai lavori, questa pressione fiscale sta spingendo sempre più merci dal mare alla strada. A lanciare l’allarme è stato questa mattina Guido Grimaldi, presidente di Alis (Associazione logistica dell’intermodalità sostenibile), durante l’assemblea annuale dell’associazione a Roma. Un incontro che ha visto anche la presenza di figure di spicco del governo, tra cui i ministri Antonio Tajani e Matteo Salvini, e il videomessaggio della premier Giorgia Meloni.
Tassazione e concorrenza: l’Europa sotto accusa
Grimaldi non ha nascosto la gravità della situazione, peggiorata negli ultimi mesi. “L’Europa dovrebbe aiutare le imprese a decarbonizzare, innovare e garantire sicurezza energetica, invece le sta tassando e danneggiando la loro competitività nel mercato globale”, ha detto chiaramente davanti a un pubblico di operatori e istituzioni. Il riferimento è alle nuove norme come Ets (Emission Trading System) e Fuel-EU Maritime, che, secondo Alis, creano “distorsioni di concorrenza” perché valgono solo per il trasporto marittimo e solo sulle rotte intra-europee.
Il presidente dell’associazione è stato diretto: “Queste tasse rischiano di mettere in difficoltà ancora di più imprese e cittadini europei”. Ma il problema non è solo fiscale. C’è anche il recente slittamento dell’Ets 2 per il trasporto su strada, spostato dal 2027 al 2028. Una decisione che piace agli autotrasportatori, ma che – dicono gli armatori – “aumenta il divario creato dall’Ets sul trasporto marittimo, alimentando una concorrenza sleale tra le autostrade del mare e il trasporto su strada”.
Il ritorno dei camion: un passo indietro di trent’anni
La conseguenza più evidente? Per Grimaldi, “molte compagnie armatoriali europee stanno segnalando un vero e proprio ritorno di centinaia di camion al giorno dalle Autostrade del mare verso le strade”. Un fenomeno che, nelle sue parole, rappresenta “un salto indietro di 30 anni per chi ha creduto e investito in politiche lungimiranti”. Parla di chi, come l’ex commissaria europea ai Trasporti Loyola de Palacio e l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, aveva puntato a integrare porti, interporti, aeroporti e strade.
I numeri di Alis dicono molto: oggi l’associazione conta 2.450 soci, con un totale di 476mila lavoratori e un fatturato complessivo di circa 150 miliardi di euro. Solo ieri si è aggiunta la partecipazione di realtà importanti come Ita Airways, Leonardo, Enav e Trenitalia, a conferma di un settore che punta proprio a unire i diversi modi di trasporto.
Meloni: “Serve concretezza”
Nel videomessaggio, la premier Giorgia Meloni ha ammesso le difficoltà del settore: “Il comparto trasporti è stato spesso colpito da scelte europee più ideologiche che pratiche”, ha detto. Ha ribadito l’impegno del governo per una transizione ecologica “che tenga conto della realtà, dei tempi delle imprese e della neutralità tecnologica”. Una frase che ha strappato applausi in sala.
Sul palco, Tajani e Salvini hanno sottolineato l’importanza di “difendere la competitività delle aziende italiane” e di “spingere in Europa per regole più giuste”. Nessuna promessa concreta, almeno per ora. Ma la richiesta degli operatori è chiara: servono interventi veloci per evitare che la tassazione penalizzi chi investe in sostenibilità.
Il rischio di un isolamento per la logistica italiana
Nel mentre, tra i corridoi dell’assemblea Alis, si avverte una certa preoccupazione. C’è chi teme che “senza un cambio delle regole europee, vedremo sempre più camion sulle strade italiane ed europee”. Un paradosso, dicono, se si pensa agli obiettivi di riduzione delle emissioni fissati da Bruxelles.
La partita resta aperta. Nei prossimi mesi si capirà se l’Europa ascolterà gli armatori o se la pressione fiscale continuerà a spingere le merci lontano dal mare. Per ora, il settore chiede risposte. E guarda a Roma e Bruxelles alla ricerca di segnali concreti.