Iran: il conflitto tra mare, terra, cielo e cyberspazio

Washington, 1 marzo 2026 – Il primo missile lanciato contro l’Iran, un Tomahawk della Marina degli Stati Uniti, ha segnato ieri l’inizio di un conflitto che coinvolge direttamente Stati Uniti, Iran e Israele. L’attacco è arrivato nelle prime ore del mattino, dando il via a una serie di operazioni militari che si estendono dal Golfo Persico al cyberspazio, in una regione già segnata da tensioni e rivalità antiche.

Usa in allerta massima nel Medio Oriente

Secondo fonti del Pentagono, sono circa 40mila i soldati americani schierati in Medio Oriente. Sono sparsi in una ventina di basi, tutte sotto il controllo del Centcom. La più importante è quella di al-Udeid, in Qatar, con circa 10mila militari. In Bahrein c’è la Quinta Flotta della Marina Usa, mentre in Kuwait le basi di Camp Arifjan, Ali al-Salem e Camp Buehring ospitano migliaia di uomini e mezzi. Gli Stati Uniti hanno anche presidi strategici negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita, fondamentali per la sorveglianza aerea e la difesa antimissile.

In Giordania, la base aerea di Muwaffaq Salti ad Azraq è un altro punto chiave della presenza americana. Situazione più delicata in Iraq e Siria, dove i governi locali sono fragili e convivono con milizie filo-iraniane e gruppi terroristici. Qui, secondo fonti militari occidentali, la tensione resta alta e il rischio di escalation è reale.

Portaerei e caccia Usa pronte all’azione

Negli ultimi giorni il Pentagono ha rinforzato il dispositivo nel Golfo. Al largo del Mare Arabico c’è il gruppo d’attacco della portaerei Abraham Lincoln, da cui decollano caccia e velivoli per missioni di intelligence. Con la Lincoln operano vari cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke. Fonti navali parlano di almeno una dozzina di navi da guerra nella zona.

Poche ore prima dell’attacco, la portaerei Gerald Ford è arrivata al largo di Haifa. Secondo gli analisti militari, questa mossa ha dato agli Stati Uniti una superiorità navale e aerea senza precedenti nella regione. Sulle piste di Israele e Giordania sono atterrati centinaia di mezzi: dagli F-15 agli F-35, passando per velivoli da guerra elettronica e per il comando e controllo. Anche aerei per il rifornimento in volo sono stati avvistati all’aeroporto di Tel Aviv, segno che le operazioni sono al massimo ritmo.

Israele risponde con forza e teme i missili iraniani

Ieri l’IDF (Forze di Difesa Israeliane) ha definito l’attacco “il più grande nella storia dell’aeronautica militare”. Il portavoce ha parlato di circa 200 caccia impegnati per colpire oltre 500 obiettivi in tutto il territorio iraniano. Lo scopo di Israele è chiaro: mantenere la supremazia aerea, come già successo nella cosiddetta “guerra dei 12 giorni”.

Ma la vera minaccia resta quella dei missili balistici iraniani. Teheran ha un arsenale che va da razzi con raggio d’azione tra i 300 e i 2.500 chilometri. Modelli come Shahab 1, Fateh 110, ma anche i più recenti Fateh 2, Zolfaghar e Qiam possono colpire basi americane nel Golfo e obiettivi israeliani. Per Israele, l’Iran può contare su missili come gli Shahab-3, gli Emad, i Ghadr, i Sejjil e i Khoramsar.

Milizie alleate dell’Iran pronte a scendere in campo

Oltre ai missili, Teheran può contare su una rete di milizie sparse in diversi Paesi della regione. Dopo il 7 ottobre 2023, Hamas è stato molto indebolito e Hezbollah in Libano ha detto che non interverrà se non in caso di un attacco diretto contro la guida suprema Ali Khamenei. Diversa la posizione degli Houthi nello Yemen, che hanno già annunciato la ripresa degli attacchi contro Israele e le navi nel Mar Rosso.

In Iraq, secondo le prime ricostruzioni, il gruppo Kataib Hezbollah ha minacciato una lunga campagna contro le basi americane. Ieri sono stati segnalati bombardamenti nell’area di Baghdad. Sulla costa iraniana, intanto, i Pasdaran hanno ordinato alle navi commerciali di evitare lo Stretto di Hormuz: un chiaro segnale della volontà di controllare uno dei punti chiave del traffico petrolifero mondiale.

Una crisi che si aggrava ora dopo ora

La guerra tra Stati Uniti, Iran e Israele si sta trasformando in un conflitto a più livelli: dal mare al cielo, fino al cyberspazio. Le prossime ore saranno decisive per capire se si andrà verso una nuova escalation o se la diplomazia riuscirà a prevalere. Intanto, nelle città israeliane gli allarmi continuano a suonare e la popolazione segue con ansia gli sviluppi. “La contraerea non è completamente impenetrabile”, ha ricordato ieri un portavoce dell’IDF. In Medio Oriente, ancora una volta, l’unica certezza resta l’incertezza.

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