Israeli grandmother sails the world for four years, discovering the secret to eternal youth

Tel Aviv, 5 dicembre 2025 – Sono ormai quattro anni che Danit Cohen-Zhurbin, 68 anni, ha lasciato una vita “normale” per vivere su una barca a vela insieme al compagno Ilan. Ora si trova nell’Oceano Atlantico, diretta verso Cape Town, in Sudafrica, ma la sua rotta è sempre aperta. “Non sappiamo mai dove andremo dopo. Forse Brasile, poi Caraibi, poi vedremo”, racconta con calma al telefono satellitare, mentre il vento fischia tra le sartie.

La libertà di vivere in mare

Chi la conosce a Tel Aviv, dove ha guidato per 25 anni una società di noleggio yacht nel porto turistico, non è rimasto sorpreso dalla sua scelta di mollare tutto e partire. “Il mare mi tiene giovane. L’età avanza, certo, ma io mi sento sempre una ragazza quando sono in barca”, confida Cohen-Zhurbin, che è anche nonna di quattro nipoti. La nostalgia per la famiglia c’è, ma non pesa come si potrebbe pensare. “I nipoti mi mandano video: ‘Nonna, torna presto!’ – mi dicono. Io però torno in Israele ogni pochi mesi per vederli”.

Posti lontani, incontri inattesi

Vivere in mare offre prospettive difficili da immaginare per chi resta sulla terraferma. “Ci sono posti raggiungibili solo in barca: villaggi isolati, tribù lontane. Sono angoli di mondo che esistono ancora e solo una barca può portarti lì”, spiega Danit. Intorno a lei, ora, ci sono una ventina di navi mercantili e qualche peschereccio. “Ogni giorno vediamo qualcosa di nuovo: ieri sono passate delle foche, spesso incrociamo i delfini. Aspettiamo la prima balena. Il mare è pieno di vita”.

Una vita meno cara di quanto si creda

L’idea dello yachting come lusso per pochi ricchi non corrisponde a quello che Danit vede ogni giorno. “C’è chi compra una barca con 50mila shekel e chi con 50 milioni. Ma lungo la rotta incontriamo tante persone semplici, pensionati che vivono su barche piccole. La vita in mare costa molto meno di quella a terra, ed è così che molti riescono a stare in mare per anni”, racconta.

Il mare chiama più della terra

Danit ammette di sentirsi a suo agio solo tra le onde, non sulla terraferma. “Non soffro mai il mal di mare. Anzi, se sto troppo a terra mi sento strana, quasi barcollante”, dice sorridendo. La passione per il mare è nata presto: “Mio padre aveva una barca e da ragazza navigavamo verso la Turchia e la Grecia”. Da allora il legame con il mare non si è mai spezzato.

Un’avventura senza confini

Il futuro? Nessun piano preciso. “Ogni giorno scegliamo dove andare”, dice Danit, mentre il sole cala sull’Atlantico e le luci delle navi si accendono all’orizzonte. “Questa è la nostra casa adesso”. Una scelta che racconta un modo diverso di vivere la terza età: tra nostalgia e libertà, inseguendo l’orizzonte senza mai fermarsi davvero.

Navigare intorno al mondo, per Danit Cohen-Zhurbin, non è solo un viaggio sulla mappa, ma uno stile di vita fatto di incontri inaspettati, luoghi lontani e una giovinezza che – almeno per lei – sembra non avere fine.

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