Parigi, 5 dicembre 2025 – Otto donne, un maxi trimarano e un sogno che nessun team femminile ha mai realizzato: il Trofeo Jules Verne. Da cinque giorni, il gruppo di The Famous Project CIC solca l’Atlantico. Partite dalla Francia con l’obiettivo di scrivere una pagina nuova nella storia della vela. A bordo, veliste provenienti da quattro continenti – tra cui Alexia Barrier, Dee Caffari, Annemieke Bes e Stacey Jackson – tutte spinte dalla stessa voglia: fare il giro del mondo senza scali e senza aiuti, in meno di 40 giorni.
Cinque giorni tra mare agitato e venti incerti
La partenza, sabato scorso da Brest, ha subito messo l’equipaggio alla prova. Mare grosso, raffiche improvvise e onde lunghe hanno imposto cautela fin dall’inizio. “Abbiamo dovuto adattarci subito”, ha raccontato Barrier via radio. Solo dopo aver lasciato dietro le coste del Portogallo, le condizioni sono cambiate: un’area di alta pressione ha rallentato la corsa, costringendo le veliste a continuare a regolare le vele per non perdere terreno. “Ogni miglio conta”, ha spiegato Dee Caffari, “qui non si può dare nulla per scontato”.
Il respiro degli alisei e la prova dei Doldrums
Dopo aver superato Madeira, il maxi trimarano ha finalmente trovato il ritmo degli alisei, quei venti costanti ma imprevedibili tra le Canarie e Capo Verde. “La barca va che è una bellezza, le manovre scorrono lisce”, ha raccontato Annemieke Bes. Ma la vera sfida è dietro l’angolo: la zona di convergenza intertropicale, chiamata Doldrums. Un’area instabile a nord dell’equatore dove bonacce e tempeste si alternano senza preavviso. “È come un animale selvaggio”, dice Barrier, “può aiutarti o metterti in ginocchio. Bisogna passarci al momento giusto”.
Vita a bordo: tra manovre serrate e imprevisti
A bordo di IDEC SPORT, i giorni scorrono veloci: turni al timone ogni mezz’ora, regolazioni continue delle vele – con randa con o senza terzaroli e J1/J2 a prua – e un occhio sempre puntato sul vento, che varia dai 18 ai 30 nodi. “Il mare non ti lascia distrarre”, spiega Molly LaPointe. “Le ore al timone sono intense: ascolti la barca come se fosse un essere vivente”. Per risparmiare energie, l’equipaggio alterna la guida manuale con il pilota automatico, ma la concentrazione resta altissima.
Scienza in mare: una boa per raccogliere dati
Mercoledì scorso, tra le Canarie e Capo Verde, le veliste hanno compiuto un gesto inedito: hanno lanciato in acqua una boa meteorologica dal maxi trimarano. “Sembra semplice, ma non lo è”, ha sottolineato Barrier. “Queste boe raccolgono dati su pressione, temperatura dell’acqua e correnti, e li inviano ogni ora agli scienziati di tutto il mondo”. È la prima volta che un dispositivo del genere viene lasciato durante un tentativo di giro del mondo su un trimarano.
Riparazioni lampo e vita di bordo
Non sono mancati piccoli guasti. Vicino all’arcipelago di Capo Verde, l’equipaggio ha trovato alcune viti allentate nel sistema di governo. In mezz’ora, approfittando di un tratto calmo vicino all’isola di Sal, le veliste hanno smontato il timone di sinistra e sistemato tutto. “Trenta minuti netti e siamo tornate in pista”, racconta Rebecca Gmür Hornell.
Intanto, la temperatura si fa sentire: shorts e Crocs sono ormai il dress code ufficiale. “La polizia della moda qui non ci becca”, scherza Deborah Blair. Idratazione e protezione dal sole diventano fondamentali, con il sole che picchia sempre di più man mano che il trimarano scende verso sud.
Un weekend decisivo nei Doldrums
Il prossimo ostacolo è dietro l’angolo: già da domani l’equipaggio entrerà nei Doldrums, dove tutto può cambiare in poche ore. “È il vero giudice della regata”, ammette Támara Echegoyen. Se riusciranno a passare senza perdere troppo tempo tra bonacce e tempeste improvvise, il sogno del Trofeo Jules Verne rimarrà vivo.
Per ora, nessuna pressione esterna: solo la voglia di fare bene e la consapevolezza che ogni giorno in mare è una piccola vittoria. “Mangiare, timonare, dormire, regolare le vele, guardare il cielo… e ricominciare”, riassume Barrier. La routine dell’oceano si ripete, ma ogni miglio porta queste otto donne più vicine a un traguardo mai raggiunto prima da un equipaggio femminile.