Italia e Tunisia: un’alleanza marittima per innovazione e sviluppo logistico nel Mediterraneo

Tunisi, 27 novembre 2025 – Italia e Tunisia hanno stretto oggi un accordo di cooperazione nel cuore di Tunisi, un’intesa che potrebbe segnare una svolta per l’economia blu del Mediterraneo. L’intesa, firmata durante la conferenza finale di CALLMEBLUE, coinvolge il Cluster Tecnologico Nazionale Blue Italian Growth (BIG), la Federazione del Mare e il Cluster Marittimo Tunisino. Un passo importante, pensato per creare una base stabile di collaborazione industriale e tecnologica tra le due sponde del Mediterraneo, con effetti immediati su innovazione, infrastrutture portuali e logistica.

Un ponte concreto tra ricerca, industria e politica

L’accordo, siglato sotto l’egida dell’Iniziativa WestMED e della WestMED Maritime Clusters Alliance, porta le firme di Giorgio Ricci Maccarini (presidente di BIG), Laurence Martin (segretario generale della Federazione del Mare) e Emna Sohlobji (presidente del cluster tunisino). “Abbiamo messo a punto un quadro operativo che mette in luce le nostre specificità”, ha detto Ricci Maccarini subito dopo la firma. BIG si presenta come il motore italiano per la ricerca e il trasferimento tecnologico; la Federazione del Mare rappresenta l’industria marittima italiana; il cluster tunisino punta a diventare un punto di riferimento per l’economia blu nel Mediterraneo meridionale.

L’obiettivo è chiaro e ambizioso: “Costruire un partenariato nel Mediterraneo che unisca scienza, industria e politica”, ha aggiunto Sohlobji. Non solo parole, ma una vera e propria tabella di marcia pronta a tradursi in progetti concreti.

Innovazione e infrastrutture: cosa ci si aspetta

L’accordo copre molti settori della blue economy: dalla tutela dell’ambiente marino alla pesca e all’acquacoltura, passando per la bioeconomia marina, la cantieristica, i trasporti marittimi, l’ingegneria offshore, l’energia, le risorse idriche e il turismo costiero. Dietro le quinte, c’è la volontà di mettere insieme competenze, facilitare lo scambio di conoscenze e puntare sulla formazione. “Vogliamo creare strumenti finanziari e piattaforme di investimento dedicate”, ha spiegato Laurence Martin.

Sul fronte economico e industriale, la collaborazione potrebbe dare una spinta a dossier strategici. La Tunisia sta rafforzando il proprio ruolo di snodo logistico tra Mediterraneo occidentale e Africa subsahariana. Una collaborazione più stretta con l’Italia – spiegano fonti vicine ai negoziati – potrebbe tradursi in collegamenti marittimi più solidi, catene logistiche integrate e una digitalizzazione più spinta dei processi portuali.

Porti e digitalizzazione: l’asse Nord-Sud che fa la differenza

I porti italiani di Genova, Livorno, Civitavecchia, Napoli, Palermo e Cagliari guardano con interesse a un quadro tecnologico e normativo più uniforme lungo l’asse Nord-Sud. Temi come l’automazione dei terminal, i porti intelligenti, il monitoraggio ambientale e la tracciabilità delle merci potrebbero trovare nella collaborazione euromediterranea un vero acceleratore. “Solo così potremo parlare di vera competitività sulle rotte”, ha confidato un operatore portuale presente all’evento.

Importante anche la parte dedicata alla cantieristica e all’ingegneria offshore. La collaborazione tra Italia e Tunisia su tecnologie navali a basse emissioni, materiali innovativi e soluzioni per la manutenzione delle navi apre nuove possibilità industriali. Anche la cooperazione su sistemi energetici offshore e infrastrutture costiere resilienti risponde alla crescente domanda di energie rinnovabili nel Mediterraneo.

Supply chain più vicine e nuove opportunità

L’accordo arriva in un momento in cui le supply chain stanno diventando sempre più regionali: il Mediterraneo si conferma come piattaforma di nearshoring per l’Europa. Creare corridoi logistici funzionanti tra Italia e Tunisia potrebbe dare una spinta decisiva a questa tendenza. Particolare attenzione è rivolta alla cold chain, essenziale per pesca, acquacoltura e agroalimentare, segno di un approccio attento e completo alla competitività.

Nel contesto geopolitico attuale, questa collaborazione ha un peso ancora più grande: sostenibilità, sicurezza marittima, formazione tecnica e innovazione industriale diventano leve per stabilità e crescita condivisa. BIG e Federazione del Mare vogliono mantenere la leadership italiana nei settori emergenti della blue economy; il cluster tunisino punta a rafforzare il proprio ruolo industriale nella regione.

Verso un Mediterraneo più unito

Il documento firmato oggi a Tunisi non è solo un impegno politico. Traccia una strada concreta verso un Mediterraneo più integrato, nelle infrastrutture, nelle reti logistiche e nei modelli industriali. L’economia del mare, che da anni è un pilastro dell’internazionalizzazione italiana, trova nella sponda sud un alleato per creare valore e sviluppare progetti comuni.

Adesso resta da vedere se l’accordo si tradurrà in azioni sul campo. Ma il segnale è chiaro: il Mediterraneo torna a essere un’unica area economica, competitiva e attenta alla sostenibilità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PNFPB Install PWA using share icon

For IOS and IPAD browsers, Install PWA using add to home screen in ios safari browser or add to dock option in macos safari browser