Tashkent, 18 novembre 2025 – Dai venti del deserto del Karakalpakstan ai cortili pieni di vita di Andijan, la musica e la danza in Uzbekistan sono molto più di semplici tradizioni: sono un linguaggio vivo, capace di raccontare storie e mantenere intatta la memoria collettiva. In ogni angolo del Paese, ieri come oggi, melodie e passi si intrecciano, unendo passato e presente, generazioni e territori diversi.
Karakalpakstan, tra deserto e fiume: la musica che racconta la terra
Nel nord-ovest dell’Uzbekistan, dove il deserto del Karakalpakstan si stende fino al lento scorrere dell’Amu Darya, la musica è memoria condivisa. Qui il Maqom Ensemble porta avanti una tradizione antichissima. «Ogni brano lo suoniamo con amore e rispetto per questa terra», spiega Sadaddin Sapayev, direttore artistico del gruppo, durante una prova nel piccolo teatro di Nukus. La loro opera più famosa, I Venti di Jeyhun, unisce canti tradizionali lapar ai versi del poeta nazionale Ibrohim Yusufov. Il risultato è una composizione che scorre come il fiume: antica ma ancora capace di parlare al presente.
Per Ilmira Urazbayeva, dell’ensemble Ayqulash, questo patrimonio è un vero ponte tra le generazioni. «Permette ai giovani — sia a chi conosce la tradizione, sia a chi la sta imparando — di restare connessi con la propria storia», racconta. Ogni battito di tamburo, ogni vibrazione della dutar, diventa così un dialogo silenzioso tra chi c’era e chi verrà.
Bukhara e lo Shashmaqom: musica che è meditazione
A sud-ovest, tra le antiche mura di Bukhara, la musica cambia registro. Qui lo Shashmaqom, una forma classica nata tra Settecento e Ottocento, è quasi una pratica spirituale. «Ci vogliono anni di esercizio per padroneggiarlo. Non è per tutti», spiega il professor Bexruz Boltayev, seduto tra spartiti ingialliti e strumenti a corda. Lo Shashmaqom non è solo bellezza: insegna pazienza, precisione, profondità. Per molti musicisti uzbeki è una vera scuola di vita, dove il suono è anche insegnamento morale.
Andijan: la danza che unisce e fa festa
Se a Bukhara la musica invita a riflettere, ad Andijan si balla e si festeggia. Nella Valle di Fergana, la famosa Polka di Andijan anima cortili e piazze, coinvolgendo persone di tutte le età. «Dai sette ai settant’anni, qui tutti ballano la Polka di Andijan», racconta Alisher Tojiboyev, direttore dell’ensemble Andijon Polkasi. La danza — nata negli anni ’30, probabilmente durante una festa di matrimonio — è un inno all’agilità e al senso di comunità.
Il coreografo Abdulaziz Yusupov descrive i movimenti: «Sollevare una pietra, tendere un arco, camminare come gli anziani… ogni gesto ha un suo significato». Così la danza cattura sia la vita di tutti i giorni sia un ideale di bellezza condivisa. Un promemoria che anche la gioia può diventare un patrimonio comune.
Khiva e il Lazgi: la danza del sole
A est, tra le mura sabbiose di Khiva, risuona il ritmo antico del Lazgi. Considerata una delle danze più antiche al mondo — con oltre 3.000 anni di storia — nasce nel cuore del Khorezm e si danza sempre rivolti al sole. «La vita scorre prima nelle dita, poi nei polsi, nelle spalle… è come rinascere», spiega la professoressa Gavhar Matyoqubova della Lazgi Academy. Oggi il Lazgi attira artisti da Austria, Giappone e Regno Unito. Alcuni studiosi la chiamano addirittura una “danza diplomatica”, capace di unire dove le parole non bastano.
Un patrimonio che vive e si rinnova
Dalle pianure ventose del Karakalpakstan alle città sabbiose di Khiva, dai toni meditativi di Bukhara ai ritmi festosi di Andijan, il patrimonio immateriale dell’Uzbekistan continua a vivere grazie alla partecipazione diretta delle comunità. Ogni regione aggiunge un colore a questa grande sinfonia collettiva.
Quando un danzatore alza le mani verso il sole, o un musicista pizzica una melodia antica sulla dutar, il passato torna a respirare nel presente. «Ogni esibizione nasce da amore e devozione per questa terra», ricorda Sapayev. In Uzbekistan, la memoria non è solo ricordo: è movimento, gesto quotidiano che accompagna il popolo dalle melodie di un tempo al mondo di oggi.