Venezia, 2 marzo 2026 – La laguna di Venezia si trova di fronte a una nuova minaccia per il suo delicato equilibrio naturale: la cosiddetta “noce di mare” (Mnemiopsis leidyi), un piccolo invertebrato originario dell’Atlantico, sta crescendo rapidamente, preoccupando sia scienziati che pescatori. L’allarme arriva dal gruppo di ricerca dell’Università di Padova insieme all’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), che ha diffuso uno studio sulla rivista Estuarine, Coastal and Shelf Science. Per gli esperti, questa specie invasiva è oggi una minaccia ancora più seria del granchio blu, già noto per aver stravolto gli equilibri nel Mar Adriatico.
Noce di mare, un piccolo invasore dal grande impatto
La noce di mare somiglia a una medusa per il suo aspetto trasparente e gelatinoso, ma misura circa 10 centimetri ed è riconoscibile per la forma ovale e le otto bande ciliate che le permettono di muoversi nell’acqua. Al buio, queste bande possono emettere una debole luce verde. “Non punge, ma è un predatore insaziabile di zooplancton, uova e larve di pesce”, spiega il professor Giovanni Libralato dell’OGS. Arrivata dalle coste americane dell’Atlantico, la specie si è diffusa prima nel Mar Nero, poi nel Mediterraneo, entrando nell’Adriatico circa dieci anni fa. Da allora, ha preso piede soprattutto nelle lagune, causando sempre più problemi alla pesca locale.
Come si diffonde la noce di mare: una crescita fuori controllo
La forza della noce di mare sta nella sua capacità di riprodursi e adattarsi. Ogni esemplare è ermafrodita e può auto-fecondarsi, producendo fino a 14.000 uova al giorno. “Durante l’estate, le sue fioriture riempiono le reti dei pescatori”, racconta un operatore della cooperativa San Marco, che lavora nella laguna da più di vent’anni. Inoltre, questa specie resiste bene a diversi ambienti: sopporta temperature tra i 10 e i 32 gradi e variazioni di salinità. “Fermarla non è semplice”, ammette Libralato.
L’impatto sulla laguna e sulla pesca: un pericolo concreto
Il vero problema della noce di mare è la competizione con i pesci locali. Nutrendosi dello stesso zooplancton delle acciughe e di altre specie, riduce drasticamente il cibo a disposizione. Un esempio clamoroso viene dal 1989, nel Mar Nero, dove la biomassa di Mnemiopsis arrivò a 840 milioni di tonnellate, causando un crollo della pesca e danni economici pesantissimi. “Qui in laguna, tra il 2014 e il 2019, il pescato è calato del 40%”, spiega il presidente della cooperativa dei pescatori veneziani. L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha inserito la noce di mare tra le cento specie invasive più dannose al mondo.
Cambiamenti climatici: un terreno fertile per la noce di mare
Secondo lo studio dell’Università di Padova, la diffusione della noce di mare nella laguna di Venezia è strettamente legata al cambiamento climatico. Le ondate di calore estive e l’aumento della salinità dovuto alla siccità aiutano questa specie a moltiplicarsi, con picchi tra tarda primavera e inizio autunno. “Il rischio è che la laguna diventi sempre più adatta alla noce di mare, a discapito delle altre specie”, avverte la dottoressa Elena Ricci, coautrice dello studio. I ricercatori chiedono un monitoraggio continuo e interventi mirati per contenere l’invasione.
Allarme tra i pescatori: la laguna in bilico
Tra i pescatori di Venezia cresce la preoccupazione. “Le reti si riempiono di queste masse gelatinose, e il pesce scarseggia”, racconta Marco, che ogni mattina esce in barca tra Burano e Murano. Le autorità locali stanno cercando nuove strategie per affrontare il problema, ma la strada è in salita. “Serve un lavoro comune tra enti scientifici e amministrazioni”, spiega Ricci, “solo così potremo davvero proteggere la biodiversità della laguna”.
Intanto, la presenza silenziosa ma invasiva della noce di mare continua a cambiare gli equilibri della laguna veneziana. Un fenomeno che richiede attenzione costante e risposte rapide, prima che il danno diventi irreparabile.