Orvieto, 24 gennaio 2026 – Una serata intensa sul vero significato della pace ha acceso il dibattito venerdì 23 gennaio a “Lo Scalo” Community Hub di Orvieto Scalo. Tra cittadini, volontari e operatori si è svolto l’incontro “Libro e musica con Emergency”. L’evento, organizzato insieme ad Articolo 21, Comitato Orvietano per la Salute Pubblica e Coordinamento Orvietano per Palestina, ha visto protagonista Andrea Bellardinelli, autore di “Geografie umanitarie. Di terra, di mare, di pace” (Affinità Elettive, 2024), in dialogo con il giornalista Antonello Romano. Sullo sfondo, il confronto acceso dal Piano “Riviera” presentato a Davos e le conseguenze sulla crisi di Gaza.
“Pace”: tra parole vuote e fatti concreti
La sala era piena – con volti noti dell’associazionismo locale e semplici cittadini. La discussione ha subito lasciato da parte le parole di circostanza per concentrarsi sui fatti. “Togliere la parola ‘pace’ dalla retorica”, ha detto Romano, “vuol dire riportarla nella vita di tutti i giorni, fatta di scelte e responsabilità”. Il pubblico ha ascoltato in silenzio. Qualcuno prendeva appunti, altri fissavano il palco. L’incontro, accompagnato da una cena di beneficenza e un intermezzo jazz, puntava a sostenere le attività di Emergency in Palestina e a rilanciare un dialogo diretto sulle guerre dimenticate.
Davos e la “Nuova Gaza”: tra promesse e realtà
Il momento più acceso è arrivato quando Romano ha incalzato sul piano presentato da Jared Kushner a Davos per la cosiddetta “Nuova Gaza”. Grattacieli, infrastrutture, turismo sul mare: un progetto luccicante, mostrato con slide e promesse di sviluppo. “Sembra quasi che si possa riprogettare la vita con qualche diapositiva”, ha osservato il conduttore. Ma dietro quei piani – ha sottolineato Bellardinelli – c’è una strategia ben più crudele: spingere le macerie al largo per cancellare l’orrore. Non solo pezzi di cemento, ma stanze, fotografie, ospedali, scuole. E nelle macerie, anche corpi e resti umani. “Buttare tutto in acqua vuol dire trasformare quel mare in una discarica di memoria”, ha detto l’autore. Non è ricostruzione, ma un modo per far sparire tutto.
La pace che si vede nei piccoli gesti
A questa crudeltà “pulita”, Bellardinelli ha opposto la concretezza di chi ha attraversato quei confini davvero. “Operaio umanitario”, come lo ha definito Romano, ha riportato la pace a misura d’uomo: non una parola da cerimonia, ma un modo di agire quotidiano. Per lui la pace nasce nei piccoli gesti – non voltarsi dall’altra parte davanti a un’ingiustizia, chiamare le cose con il loro nome, fermare l’umiliazione sul nascere. “Scegliere parole gentili quando tutto spinge a ferire”, ha confidato. Eppure resta amara la verità: il mondo parla di “pace” nelle stanze del potere mentre conta vite spezzate e trasforma la sofferenza in un’occasione da sfruttare.
Gaza, Sudan e le guerre dimenticate: storie dal campo
Nel dibattito è entrato anche il Sudan – “che continua a pagare un prezzo altissimo nel silenzio generale”, ha ricordato Bellardinelli – e il ricordo della flotilla diretta verso Gaza. Un viaggio partito da Augusta, segnato da emozione e timore trattenuto. “Non era una passerella di sprovveduti”, ha spiegato l’autore, “ma un gesto piccolo e vero, che fa da contrappeso alla geopolitica dei modelli digitali”. In sala qualcuno annuiva, altri prendevano appunti. Il racconto si è fatto più vicino: volti incontrati, strette di mano, silenzi.
Un invito chiaro: non dimenticare nulla
La serata si è chiusa con il jazz dal vivo e un momento di convivialità – piatti semplici, bicchieri alzati in segno di sostegno. Nessuna falsa consolazione. Il messaggio è rimasto forte: mentre qualcuno immagina di “ripulire” Gaza gettando tutto in mare, a Orvieto si è scelto di non lasciar andare nulla. Né i nomi né le responsabilità. Forse – come diceva Hannah Arendt – oggi il male non si limita a eseguire: pensa, presenta, vende. E chiede pure applausi. In quella sala, almeno per una sera, la parola pace ha ritrovato il suo peso.