Sydney, 17 dicembre 2025 – Sta per tornare la Sydney Hobart Race, la regata d’altura più famosa dell’emisfero sud. Il 26 dicembre, dal cuore della baia di Sydney, partiranno 142 barche pronte a sfidare il Mar di Tasmania. Come ogni anno, chi prende il via rinuncia al Natale in famiglia per inseguire un sogno fatto di vento, onde e fatica. Sam Haynes, veterano e due volte vincitore, ha scherzato sulla tensione della vigilia: “Come dormo la notte prima? Come un neonato… mi sveglio ogni due ore urlando”.
600 miglia di mare, rischio e tradizione
La Sydney Hobart Race non è solo una gara, è una tradizione che si ripete dal 1945. Un percorso di 600 miglia tra le coste australiane e la capitale della Tasmania. Qui il mare è imprevedibile, il vento può cambiare in un attimo e la natura non fa sconti. “Per vincere serve anche un pizzico di fortuna”, ha ammesso Haynes, che torna in gara dopo il trionfo del 2022 e la vittoria netta dell’anno scorso a bordo di una Volvo Open 70 con un equipaggio internazionale.
In palio ci sono due trofei: il John H. Illingworth Challenge Trophy per chi taglia per primo il traguardo (Line Honours) e la George Adams Tattersall Cup, che premia il vincitore assoluto tenendo conto dei tempi corretti secondo il sistema IRC. Questo sistema dà una chance anche alle barche più piccole di puntare in alto.
I giganti del mare e il debutto di Ian Thorpe
Tra i favoriti per la Line Honours spiccano cinque maxi yacht da 100 piedi. Tra questi c’è il temuto LawConnect di Christian Beck, vincitore lo scorso anno, che quest’anno può contare su un ospite speciale: Ian Thorpe, cinque ori olimpici nel nuoto, che si lancia per la prima volta in questa regata. “Ho passato la vita in acqua, ma questa è tutta un’altra prova, sia fisica che mentale”, ha raccontato Thorpe ai giornalisti. “Non vedo l’ora di partire da Sydney e arrivare a Hobart”.
Arrivare primi sul Derwent River dà prestigio e visibilità, ma i veterani ricordano che la vera gloria è la Tattersall Cup. Quel trofeo può finire nelle mani di chi interpreta meglio vento, corrente e strategia.
Un’edizione segnata dal ricordo e dalla sicurezza
La gara del 2024 ha lasciato un segno profondo: due marinai persero la vita in incidenti separati, entrambi causati da una “crash gybe”, una manovra che può diventare letale quando il boma attraversa la coperta a tutta velocità. “È stato un momento durissimo per tutta la comunità velica”, ha ricordato Haynes, skipper e commodoro del Cruising Yacht Club of Australia, che organizza la regata. “Il pensiero va alle famiglie delle vittime, soprattutto in questo periodo di festa”.
Non solo: durante l’ultima edizione si è anche verificato un uomo in mare, fortunatamente recuperato senza gravi conseguenze. La sicurezza resta una priorità assoluta. Dopo il 2024, gli organizzatori hanno rafforzato i protocolli e lanciato nuove campagne di formazione per ridurre i rischi di manovre pericolose e cadute in acqua.
Il rischio fa parte del gioco
Dal tragico “Fatal Storm” del 1998, quando sei marinai persero la vita nel Bass Strait travolti da venti a 80 nodi e onde di 30 metri, la regata ha fatto passi avanti nella prevenzione. Ma, come ammettono tutti, il rischio non si può cancellare del tutto. Larry Ellison, fondatore di Oracle e vincitore della Line Honours nel ’95 e ’98 con Sayonara, dopo quell’esperienza ha lasciato le regate offshore per dedicarsi all’America’s Cup e al SailGP.
E allora, cosa spinge Haynes e tanti altri a tornare ogni anno? “Devi essere un po’ matto”, sorride il skipper australiano. “La preparazione è enorme, devi essere pronto a tutto. Ma il senso di squadra e l’accoglienza che trovi a Hobart sono unici”.
Un appuntamento che va oltre lo sport
La partenza della Sydney Hobart Race è fissata come sempre alle 13 del Boxing Day. In banchina, tra parenti e curiosi, si respira un mix di ansia e orgoglio. Per molti sarà una traversata dura; per tutti, comunque vada, resterà l’esperienza di una vita. Forse è proprio questo – più della vittoria o dei trofei – il vero segreto della regata più amata d’Australia.