Miami, 11 febbraio 2026 – L’Honduras torna sotto i riflettori della politica centroamericana dopo l’elezione di Nasry Asfura alla presidenza, appoggiato apertamente dall’ex presidente statunitense Donald Trump. La vittoria di Asfura, confermata lo scorso mese a Tegucigalpa, apre un nuovo capitolo nei rapporti tra Washington e questo piccolo Paese, da sempre considerato un punto strategico per gli Stati Uniti nella regione.
Washington e Tegucigalpa: un’intesa che si rafforza
La scorsa settimana, Asfura è stato ospite di Trump nella residenza di Mar-a-Lago, in Florida. L’incontro ha ribadito la volontà di lavorare insieme su temi cruciali come il contrasto al traffico di droga e la gestione dei flussi migratori irregolari. “Abbiamo una visione comune per la sicurezza e la prosperità della regione”, ha detto Asfura al termine del vertice, sottolineando l’importanza di “un’alleanza solida con gli Stati Uniti”.
Dal canto suo, Trump non ha nascosto la soddisfazione per il risultato elettorale in Honduras. “Abbiamo fatto molta strada per arrivare a questo”, ha spiegato l’ex presidente, rivendicando il suo ruolo diretto nel sostegno ad Asfura e ricordando le pressioni messe in atto nei mesi scorsi: “Non avremmo continuato a sostenere un governo contrario agli interessi americani”.
Honduras: il ritorno della “USS Honduras”
Negli anni Ottanta, l’Honduras era soprannominato “USS Honduras” per il ruolo di base operativa delle truppe statunitensi durante il conflitto con il vicino Nicaragua. All’epoca, secondo il New York Times, l’ambasciata americana a Tegucigalpa era una delle più grandi della regione e influenzava pesantemente le decisioni politiche interne. “Dietro l’apparenza democratica, le scelte le prendevano i militari in stretto contatto con Washington”, scriveva nel 1988 il giornalista Stephen Kinzer.
Oggi, con Asfura al comando e Trump di nuovo protagonista sulla scena internazionale, molti temono un ritorno a quei tempi. “L’Honduras rischia di diventare ancora una volta una pedina delle strategie americane in Centroamerica”, commenta un diplomatico latinoamericano che preferisce restare anonimo.
Il passato oscuro: colpi di Stato e violenza diffusa
Il recente passato del Paese è segnato da eventi drammatici. Nel 2009, il presidente Manuel Zelaya fu rovesciato con un colpo di Stato militare dopo aver provato a introdurre alcune riforme sociali, tra cui l’aumento del salario minimo urbano a 290 dollari al mese. Zelaya fu prelevato all’alba e mandato in Costa Rica, in pigiama. Gli Stati Uniti riconobbero subito il nuovo governo guidato da Porfirio Lobo, che dichiarò l’Honduras “aperto agli affari”.
Negli anni seguenti la situazione interna è peggiorata. Secondo le Nazioni Unite, l’Honduras ha uno dei tassi di omicidi più alti al mondo, con picchi superiori a 80 casi ogni 100mila abitanti. Le proteste contro le elezioni del 2017 – vinte da Juan Orlando Hernandez tra accuse di brogli – furono represse con forza dalle forze di sicurezza, spesso finanziate dagli Stati Uniti.
Narco-politica e alleanze controverse
La figura di Juan Orlando Hernandez, ex presidente e alleato di Asfura, resta al centro delle cronache recenti. Condannato negli Stati Uniti a 45 anni per traffico internazionale di droga, Hernandez è stato graziato da Trump poco prima dell’incontro con Asfura. Una scelta che ha scatenato polemiche sia negli ambienti giudiziari americani sia tra le organizzazioni per i diritti umani in Honduras.
Sul fronte internazionale, Asfura ha stretto legami anche con Israele. Durante una visita a Gerusalemme a gennaio, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha assicurato “piena disponibilità a collaborare nei settori economico e tecnologico”. Asfura, di origini palestinesi, ha accolto con favore questa apertura: “Per noi è una grande opportunità”, ha detto.
Quali scenari per il futuro?
Secondo gli esperti della regione, la nuova intesa tra Trump e Asfura potrebbe avere effetti su tutto il Centroamerica. Venezuela e Cuba guardano con attenzione e preoccupazione la ripresa dell’influenza americana su Tegucigalpa. Nel frattempo, in Honduras cresce il timore che la lotta al narcotraffico e all’immigrazione irregolare possa tradursi in nuove restrizioni ai diritti civili e in una maggiore presenza militare sul territorio.
“Il rischio è quello di ripetere gli errori del passato”, avverte l’analista politico honduregno Carlos Mejía. “Serve trasparenza e rispetto delle istituzioni democratiche”. Per ora, però, la rotta della “USS Honduras” sembra segnata: ancora una volta diretta verso Washington.