Cefalù, 11 febbraio 2026 – Al porto di Presidiana, nel cuore di Cefalù, sono pronte le nuove strutture in calcestruzzo amiche del mare che, nelle prossime settimane, verranno calate nelle acque davanti a capo Santa Lucia. Si chiama Progetto Poseidone ed è un’iniziativa del Comune per proteggere e far rinascere la biodiversità marina locale. L’obiettivo? Ripristinare gli equilibri degli ecosistemi e dare una mano alla piccola pesca di costa.
Barriere artificiali per far tornare vita nel mare
I moduli, noti come Tecnoreef, sono fatti con un calcestruzzo ecologico, senza additivi chimici e composto solo da elementi naturali. La loro forma a piramide non è casuale: secondo gli esperti, aiuta pesci e altre creature marine a insediarsi, offrendo rifugio e nuovi spazi per riprodursi. “Abbiamo scelto materiali e forme che rispettano l’ambiente e si integrano con il fondale”, spiega Antonio Rancati di Sustenia, tra i promotori del progetto.
Le strutture saranno posizionate entro tre miglia dalla costa, a meno di 50 metri di profondità. La zona è stata scelta dopo uno studio del 2022, guidato dal dottor Guido Beltrami, esperto in acquacoltura. “Dopo aver analizzato correnti e fondali, abbiamo puntato su capo Santa Lucia”, racconta Beltrami. La scelta non è casuale: qui la pesca intensiva e i cambiamenti climatici hanno ridotto la varietà di specie autoctone.
Pesca sostenibile e turismo: la doppia sfida di Poseidone
Il Progetto Poseidone non è solo una questione ambientale. Il Comune di Cefalù, insieme al GALP FLAG Golfo di Termini Imerese, punta a sostenere la piccola pesca professionale e a promuovere forme di turismo legate al mare. Le barriere artificiali fermano la pesca a strascico illegale, una pratica che rovina i fondali e svuota i banchi di pesce. Allo stesso tempo, creano aree protette dove i pesci possono crescere tranquilli.
“Contiamo di vedere un aumento degli stock ittici già nei prossimi anni”, dice fiducioso Filippo Sciacca di Sustenia. “Questo vuol dire più lavoro per i pescatori locali e nuove occasioni per il turismo legato al mare, come il pescaturismo o le immersioni”. L’idea è replicare i successi di altre zone siciliane, come Punta Peloro, dove progetti simili hanno fatto tornare specie rare.
Fondi europei e i vantaggi attesi
Il progetto è finanziato dai fondi Feamp (Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca), pensati proprio per proteggere la biodiversità e aiutare le comunità costiere. Si inserisce nelle strategie del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), che punta alla transizione ecologica e alla valorizzazione delle risorse naturali.
Secondo il Comune, i moduli Tecnoreef potrebbero portare risultati concreti già in due o tre anni: più pesce per la pesca artigianale, più lavoro legato al mare e sviluppo di attività turistiche come il pescaturismo. “Non è solo una questione ambientale”, sottolinea un operatore portuale incontrato stamattina al molo. “Qui si gioca il futuro dei nostri figli”.
Cefalù laboratorio per il mare del Mediterraneo
L’esperienza di Cefalù sta attirando l’attenzione di altre amministrazioni costiere. La biodiversità marina è ormai un tema centrale nelle politiche ambientali del Mediterraneo. “Siamo convinti che questa sia la strada giusta”, ha detto il sindaco di Cefalù durante una visita alle strutture pronte per l’immersione. “Solo così possiamo restituire al mare ciò che negli anni abbiamo tolto”.
Le immersioni dei moduli sono previste entro fine mese, se il tempo lo permetterà. Intanto, tra i pescatori del porto di Presidiana si respira una prudente speranza: “Aspettiamo di vedere i risultati – confessa uno di loro – ma almeno qualcuno ci sta pensando davvero”. Un piccolo passo, forse, ma nella direzione di un mare più ricco e protetto.